“La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi

Una volta contava segnare un gol in più dell’avversario. Oggi, invece, il calcio è ideologia e in nome dell’utopia si commette qualsiasi scempio

Tu chiamala, se vuoi, costruzione da dietro. È l’ultima – in realtà non recentissima – trovata del nuovo calcio. Un tempo, era uno sport in cui si fronteggiavano due squadre composte da undici giocatori e l’obiettivo era spedire il pallone nella porta avversaria. Ogni volta che il pallone entrava nella porta altrui, veniva assegnato un gol. C’è stato un tempo in cui, molto banalmente, le partite si misuravano esclusivamente in base ai gol segnati. Due a uno, tre a due, zero a zero. E chi vinceva, veniva elogiato. Chi perdeva, criticato o contestato o deriso, a seconda delle situazioni.

Poi, le cose sono cambiate. Da un lato l’opulenza dell’Occidente e dall’altro il crollo delle ideologie accompagnato da un occupazione sempre più precaria, hanno traslato nel campo calcistico la visione utopistica del mondo. In passato le masse si emozionavano, ribollivano, combattevano in nome di una parità salariale e di diritti, in nome della tanto agognata uguaglianza. Poi, messi di fronte a una sconfitta di cui tutti paghiamo le conseguenze – “C’è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo”, disse Warren Buffett – alcuni, per riuscire a trovare un motivo per alzarsi la mattina, hanno provato a trasferire l’ideologia nel calcio. La conquista dei mezzi di produzione è stata sostituita da una più accessibile conquista pallonara, ossia riuscire a fare calcisticamente gol passandosi continuamente il pallone fino a depositarlo in porta. Il socialismo sul campo di calcio. E il risultato andasse a farsi benedire. Prima il come, poi il quanto.

Pep Guardiola è stato il nuovo Che Guevara. Ovviamente Guardiola era ed è un uomo molto intelligente e quindi ha creato e utilizzato un modello di gioco del calcio che calzava su misura per i suoi giocatori. Il suo Barcellona ha vinto tutto. Aveva Messi ma non è Messi la spiegazione del successo del Barcellona. Non è solo Messi. La rivoluzione è avvenuta. Mentre un tempo venivano sfottuti coloro i quali avevano tanto tempo il pallone tra i piedi senza riuscire a tradurlo in gol – che resta qualcosa di molto prossimo all’atto sessuale – adesso i preliminari sono decisamente cresciuti di importanza nella gerarchia. Oggi vincere è considerato banalotto, quasi volgare. Soprattutto se il successo non è accompagnato da una serie di azioni che soddisfano gli appetiti rivoluzionari.

E uno di questi passaggi, che oggi sono considerati irrinunciabili, è “l’uscita da dietro” o “costruzione da dietro” o ancora “salida lavolpiana” dal nome del suo inventore Ricardo La Volpe. Niente più lancio in avanti che otto su dieci si conclude con la palla consegnata agli avversari, ma impostazione direttamente dalla propria metà campo, anzi dalla propria area di rigore. L’impostazione parte direttamente dal portiere. Oggi non conta più che il portiere sappia parare, oggi il portiere deve saper giocare con i piedi.

Un’ideologia è irrinunciabilmente utopistica, estrema, è la ricerca della perfezione. È icaresca, è la sfida a Dio. E poiché nel frattempo sono cambiati i parametri, poiché nel frattempo – come detto – il gol è diventato meno importante rispetto ai passaggi consecutivi che una singola squadra riesce a mettere in fila, Icaro si spinge sempre più su. E succede che il portiere del Napoli Ospina azzarda un dribbling su Immobile che ovviamente ruba la palla e va in porta. E il portiere della Roma Pau Lopez, invece di rinviare in Curva Sud, la appoggia al limite dell’area e finisce con Dybala che ruba palla e subisce un fallo da rigore. Ne troverete a decine di gol subiti in questo modo. Ma nessuno obietta più nulla. Sono contenti. Il semplice gol, la palla che gonfia la rete, è démodé, è per incolti. È roba da reazionari.

Oggi, senza costruzione da dietro non sei nessuno. Noi già immaginiamo locandine in tutte le città d’Italia del nuovo manifesto calcistico: “La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi.

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Foto di AnnRos da Pixabay

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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