La denuncia di Greenpeace: plastica liquida in detersivi e detergenti

La denuncia di Greenpeace: plastica liquida in detersivi e detergenti

Una nuova minaccia per l’ambiente e per i nostri mari

Non bastavano le migliaia di rifiuti di plastica che invadono mari e monti e nemmeno le microplastiche presenti nel cibo e addirittura nell’aria che respiriamo.

Una recente indagine di Greenpeace ha individuato un nuovo nemico invisibile per l’ambiente e soprattutto per i nostri mari. Si tratta di plastica liquida, presente in prodotti che utilizziamo tutti i giorni per la nostra igiene personale e per la pulizia dei luoghi che abitiamo: detergenti per il bucato, per la pulizia di superfici e per il lavaggio delle stoviglie. Una minaccia impercettibile che, però, è dannosissima soprattuto per i nostri mari, in cui viene riversata, attraverso gli scarichi urbani, l’acqua in cui questi prodotti vengono diluiti.

L’indagine di Greenpeace

Il report “Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare analizza le due modalità sulla base delle quali si è svolta l’indagine per scovare la presenza di materie plastiche in detergenti e cosmetici: dapprima “è stata effettuata una ricerca on line in cui sono stati controllati i siti web di 20 aziende per verificare la presenza sostanze plastiche; in una seconda fase 31 prodotti sono stati sottoposti ad indagini di laboratorio per verificare la presenza di particelle solide di dimensioni inferiori ai 5 millimetri (comunemente note come microplastiche)”.

Tra i 1819 prodotti analizzati, il 23% conteneva tracce di plastica liquida e i marchi più colpiti sono risultati quelli più famosi e maggiormente diffusi sul mercato: Procter & Gamble (53% con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), Colgate-Palmolive (48% con prodotti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan) e Realchimica (41% con prodotti a marchio Chanteclair e Vert di Chanteclair).

La presenza di microplastiche, invece, è stata individuata soltanto in 2 prodotti (Omino bianco detersivo lavatrice color + dell’azienda Bolton e Spuma di Sciampagna Bucato Classico Marsiglia dell’azienda Italsilva) sui 31 analizzati.

La risposta delle aziende

Greenpeace ha inviato un questionario alle 23 aziende i cui prodotti sono stati analizzati, ma soltanto 9 hanno risposto al quesito nel quale si chiedeva se la plastica presente nei loro prodotti fosse in forma solida, liquida, semisolida oltre che solubile. Solo 2 di queste aziende (Unilever e Coop) hanno comunicato la loro volontà di eliminare queste particelle invisibili dai loro prodotti entro la fine del 2020.

Come si legge nel report, le aziende “devono intervenire subito ed eliminare tutte le materie plastiche presenti nei detergenti e sostituirle con alternative biodegradabili, naturali e non impattanti per l’ambiente. Queste stesse aziende devono investire in sistemi di consegna alternativi per i loro prodotti basati sullo sfuso e sulla ricarica riducendo così drasticamente il ricorso ad imballaggi in plastica monouso.

La proposta dell’ECHA

L’impatto del rilascio di plastica in forma liquida nell’ambiente non è ancora chiaro e non esiste una normativa precisa per bandire la presenza di microplastiche e plastiche invisibili in detersivi e detergenti.

Per questi motivo l’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, sta finalizzando una proposta, da sottoporre alla Commissione UE, per vietare l’aggiunta intenzionale di microplastiche nei prodotti di largo consumo. Tale restrizione, se applicata, potrebbe portare ad una riduzione del rilascio in ambiente di circa 400 mila tonnellate di microplastiche nell’arco dei prossimi 20 anni.

Sulla scia di questa richiesta, Greenpeace ha lanciato una petizione, indirizzata al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, affinché vengano introdotte leggi più severe per chi inquina i mari e al fine di bandire le microplastiche da tutti i prodotti commerciali.

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Leggi anche:
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Maria Grazia Cantalupo

Maria Grazia Cantalupo

Social Media Manager di People For Planet

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