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La discarica di Peccioli oltre a essere bella produce welfare

La discarica di Peccioli oltre a essere bella produce welfare

L’esempio di un Comune italiano che si fa bello grazie ai rifiuti

A Peccioli, un piccolo borgo di nemmeno 5mila abitanti che si staglia dall’alto di una collina sulla Valle dell’Era nella verde provincia di Pisa, esiste il più bell’impianto di smaltimento e trattamento di rifiuti d’Italia. Talmente bello da sembrare l’installazione di un artista islandese dal cognome impronunciabile; invece le statue antropomorfe giganti disseminate nell’impianto di smaltimento rifiuti (una sta sopra l’incubatore) sono state realizzate da un’azienda italianissima, Naturaliter, operante nel settore degli allestimenti museali. Le chiamano “le presenze”.

A Peccioli colossi come Mercedes girano spot pubblicitari e i marchi di lusso allestiscono shooting di moda, come quello voluto da How to Spend it,il magazine de Il Sole 24 ore. Modelle vestite di Gucci, Bulgari, Prada e Bottega Veneta in posa nella discarica.

L’impianto di Peccioli è uno dei più grandi della Toscana e produce tra i 7 e gli 8 milioni di euro all’anno di utili, investiti per lo più in welfare a beneficio del Comune e del territorio circostante: scuola, musei, centri educativi, strutture polivalenti, asilo nido, accademia musicale, centro fotovoltaico, parcheggio multipiano, piste ciclabili. E poi eventi e percorsi turistici che nel 2018 sono valsi al Comune la bandiera arancione, marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano.  Si stima che l’impatto economico dell’impianto sul territorio sia di 20 milioni di euro, e il bilancio sociale del 2017 – anno in cui l’impianto ha compiuto 20 anni – è pubblico e consultabile qui.

Quotidianamente produce energia da fonti rinnovabili ottenute dal trattamento di circa mille tonnellate di rifiuti al giorno, vale a dire circa 300mila tonnellate l’anno di rifiuti che provengono dalle province di Pisa, Firenze, Prato e Massa Carrara.

Un esempio paradigmatico di come una realtà municipale possa farsi imprenditrice mediante una cittadinanza partecipe e direttamente coinvolta: il 64% di Belvedere, la S.p.A. che gestisce la discarica, è posseduto dal Comune, il restante 36% è in mano a 900 azionisti, dei quali oltre 500 sono cittadini residenti a Peccioli. Di più: la selezione dei dipendenti presso Belvedere (che ne conta oltre 100) riserva corsie preferenziali ai candidati che risiedono nel Comune o nei territori limitrofi, e per le famiglie più disagiate il Comune riserva un dividendo sociale.

A intraprendere l’iniziativa nell’aprile 1997 fu l’allora e più volte poi sindaco Renzo Macelloni, che vinse le titubanze iniziali dell’azienda Belvedere e chiamò a raccolta diverse università, sia italiane che straniere, a sostegno del progetto. Che tuttavia non piace a tutti.

I dubbi sul modello Peccioli

Secondo l’Antitrust quello di Peccioli sarebbe un Capitalismo municipale suscettibile di rischi: «in quanto azionista, l’ente locale condivida l’obiettivo di massimizzazione del profitto dell’impresa e possa eventualmente agire, non necessariamente per rappresentare e tutelare l’interesse collettivo inciso dall’attività dell’impresa, ma quello proprio di socio-amministratore». Tanto più che il Sindaco, ex Ad di Belvedere, rappresenta sia la figura di proprietario della Spa sia il garante che deve vigilare sui controlli. «Non ci sono problemi di incompatibilità», tranquillizza Macelloni, ma i dubbi rimangono, specie fra i comitati e le associazioni preoccupate per le possibili ricadute sulla salute dei cittadini dell’area limitrofa all’impianto di smaltimento. «La gestione dei rifiuti è ancora ai primordi»dice il consigliere di opposizione Davide Fabbri.  Mentre la differenziata nell’Unione Europea si attesta al 70%, nella Provincia di Pisa solo il 38% dei rifiuti è sottoposto a differenziata e c’è chi, all’opposizione, sostiene che la presenza della discarica di Peccioli disincentiverebbe la pratica della differenziata. Intanto le indagini degli ultimi anni hanno portato alla luce 45mila tonnellate di scarti di cartiere e depuratori altamente tossici sversati nei campi come fertilizzante, con 20 aziende coinvolte e 59 persone indagate tra dirigenti e consulenti commerciali. Fanghi usati come fertilizzanti che hanno inquinato il suolo con la complicità di consorzi e Spa toscane.

Comunque, finché Belvedere non figura nel registro degli indagati, è lecito ritenere che il Comune di Peccioli sia un modello virtuoso da imitare, e in fretta.

Immagine di copertina di LigaDue

Stela Xhunga

Stela Xhunga