La fatica di sbarazzarsi della plastica i casi Lego e Carrefour

La fatica di sbarazzarsi della plastica: i casi Lego e Carrefour

Il monouso nel mondo, un giro tra proteste e innovazioni

LEGO STA FACENDO FATICA A TROVARE UN’ALTERNATIVA ALLA PLASTICA Nonostante le ricerche, non ha ancora trovato una formula adatta perché i suoi mattoncini rimangano quelli che conosciamo

Da ormai sette anni Lego sta studiando un modo per produrre i suoi mattoncini con la plastica di origine vegetale. È un progetto ambizioso: la società danese lo ha adottato perché la sua storia e il suo immaginario le impongono, in un certo senso, di posizionarsi come attenta alle questioni ambientali. Ma è anche molto complicato, come ha raccontato di recente il Wall Street Journal, e finora non ci è riuscita se non nel caso di alcuni pezzi secondari. Nello specifico alberi, cespugli e foglie, introdotti sul mercato lo scorso anno e derivanti dalla canna di zucchero coltivata in Brasile. Il resto dei 50 miliardi di mattoncini che Lego produce ogni anno continua a essere prodotto con la plastica tradizionale.

Definire le “bioplastiche” non è semplice, perché al momento sono diversi i materiali che ricadono in questa categoria, più o meno impropriamente: sono in generale quelle plastiche prodotte completamente o in parte con biomasse vegetali, che possono essere biodegradabili ma possono anche non esserlo, e che possono essere prodotte a partire da fonti rinnovabili ma anche fossili. In genere derivano dalla canna da zucchero, ma possono anche essere ricavate da amido di mais, grano, scarti alimentari o fecola di patate. Sono generalmente considerate un’alternativa molto più ecosostenibile della plastica tradizionale, anche se non sono – perlomeno non ancora – un materiale propriamente a basso impatto ambientale. Anche per questo è sconsigliato utilizzare il termine “bioplastiche”, a cui viene spesso preferito “polimeri a base biologica”. Continua a leggere [Fonte: ILPOST.IT]

Il monouso nel mondo, un giro tra proteste e innovazioni

  • USA, BOOM MOVIMENTO ANTI-PLASTICA: BASTA BARBIE E LEGO Mai più Barbie nè Lego. Cresce il numero dei genitori consapevoli dell’impatto che i giocattoli industriali dei propri figli hanno sull’ambiente. Una schiera di adulti disposti a realizzare a mano, magari con l’aiuto dei nonni, i vestiti per le bambole o i mattoncini per le costruzioni o pronti riportare al negozio i giocattoli ricevuti in regalo se contengono la plastica.

Come nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti lo zero-waste movement, il movimento che si impone uno stile di vita improntato ad azzerare i rifiuti e utilizzare nel quotidiano solo pratiche e materiali ecosostenibili, sta uscendo dalla nicchia: su Facebook c’è gruppo con oltre 100 mila iscritti, che si scambiano suggerimenti su come realizzare o dove comprare giocattoli di legno, stoffa o carta. Alcuni accettano gli oggetti di plastica solo se sono di seconda mano. Che la plastica nei giocattoli sia un problema si comprende analizzando le cifre. Continua a leggere [Fonte: La Repubblica]

  • TUTTO È PLASTICA Ecco la nuova plastica dagli scarti industriali. “L’alternativa alla plastica di origine petrolifera – ci spiega il Dr. Mario Malinconico, dell’IPCB-CNR di Pozzuoli – è la plastica da carbonio rinnovabile, biodegradabile e compostabile”. La trasformazione dei prodotti agroalimentari, pomodoro, agrumi, produce grandi quantità di scarti da cui si possono ricavare bioplastiche a basso impatto ambientale. E non solo: avete mai sentito parlare di polimeri biomedicali? [Fonte: PEOPLEFORPLANETDi Claudio Metallo
  • FARE LA SPESA: PERCHÉ NON POSSIAMO EVITARE I SACCHETTI DI PLASTICA? Portare i contenitori da casa, per ridurre i rifiuti: si può fare nei Carrefour di Belgio e Francia. E in Italia? L’iniziativa belga si è via via trasferita nei supermercati francesi della marca: la riduzione di imballaggi, della plastica e dell’usa e getta è davvero significativa e c’è da augurarsi che arrivi presto in Italia e si estenda ad altri supermercati.

È partito tutto dal supermercato Carrefour Belgio di Bierges, un progetto per ridurre il mare di rifiuti prodotti – in particolare quelli plastici – che prova a dare una soluzione al problema: invitando i clienti a portare da casa non solo i sacchetti riutilizzabili, ma anche i propri contenitori riutilizzabili (quelli per riporre gli alimenti in frigo, per intenderci) nei banchi macelleria, gastronomia e pescheria.

In due settimane questa possibilità, anzi un vero e proprio invito, è stato esteso a tutti i punti vendita del Paese: il cliente porta da casa il proprio contenitore, che sarà calcolato come tara. Una volta pesato il prodotto (un tipo solo per contenitore, per evitare contaminazioni) l’etichetta con il prezzo viene attaccata al contenitore.

Ovviamente per questioni igieniche viene precisato che gli addetti al banco possono rifiutare di utilizzare contenitori che risultino non perfettamente puliti. L’idea ricalca quella dei negozi che vendono prodotti sfusi, applicata alla vendita servita in un supermercato “tradizionale”, ed è evidente il risparmio in termini di imballaggio. Continua a leggere [Fonte PEOPLEFORPLANET – Di Elisa Poggiali]

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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