La Germania vuole eliminare le centrali a carbone entro il 2038

La nuova sfida è ambiziosa ma non utopica: stop al carbone (e lignite) per la produzione di elettricità entro il 2038. Forse anche prima, nel 2035.

Sabato 26 gennaio 2019, dopo mesi di contrasti e una discussione che ha superato le 20 ore, la EnergiewendeCommissione tedesca per la transizione energetica (composta da 28 membri in rappresentanza delle regioni minerarie, aziende di utility, scienziati e ambientalisti) chiude il suo attesissimo rapporto dichiarando di aver raggiunto un accordo che, benché non abbia vincoli legali, ha trovato consenso e sostegno nella maggioranza del parlamento e fa sperare in un fedele cambiamento di rotta del governo.

La Germania, quarta economia mondiale e primo paese europeo per consumo di carbone, decide di dare il suo contributo e segno decisivo per contrastare il riscaldamento globale: «L’uso del carbone in Germania terminerà nel 2038. Nel 2032 sarà effettuata un’altra verifica sulla possibilità di smettere di usare il carbone un po’ prima, nel 2035. Pertanto, vogliamo sottolineare che all’inizio degli anni 2030, la situazione dovrebbe essere valutata, ed è possibile che un certo sviluppo del mercato renda possibile una fine anticipata, ma ora è impossibile concretizzare [il piano] e fare previsioni», dichiara Ronald Pofalla, presidente della Commissione speciale nominata dal governo tedesco, alla presentazione del rapporto finale della Commissione.

Come la Germania abbandonerà il carbone?

La strategia tedesca prevede un percorso di uscita a tappe: cominciando dalla chiusura entro il 2022 di 12,5 GW di carbone, che rappresenta circa un terzo della produzione totale, compresi 3 GW di lignite (carbone fossile più inquinante del carbone nero). Altre fabbriche la cui produzione ammonta a 6GW di lignite e 7GW saranno fermate entro il 2030, con un rimanente di soltanto 17 gigawatt di elettricità prodotti a carbone. La Germania dovrebbe così porre fine al carbone al più tardi nel 2038, anche se nel 2032 ci sarà un riesame per valutare la possibilità di anticiparla al 2035; il costo totale stimato su 20 anni di questa transizione è di circa 40 miliardi di euro.

«L’implementazione dell’accordo porrà la Germania ancora una volta tra i sostenitori internazionali della protezione del clima», ha dichiarato Ronald Pofalla «La Germania può mostrare che può rimanere una nazione altamente industrializzata mentre protegge il clima».

Non mancano però le proteste delle associazioni ambientaliste, che hanno dichiarato la necessità (e il dovere) di un’eliminazione graduale più accelerata in grado di ridurre il consumo di carbone entro il 2030 se si vuole avere la possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi.

«La Germania ha finalmente deciso di accelerare e unirsi alla maggior parte degli Stati europei, fissando una data di uscita dal carbone, assicurando supporto ai lavoratori, e merita un plauso per questo», commenta Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Ma l’aver fissato questo passo al 2038 – aggiunge – non permetterà alla stessa Germania o ad altri Stati di mettersi al riparo dai pericolosi impatti dei cambiamenti climatici, né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Settimana dopo settimana raccogliamo sempre più testimonianze sulla crescita di fenomeni legati al clima che cambia, come incendi, violente bufere e altri eventi estremi. Questo dovrebbe spingere gli Stati ad aumentare le ambizioni e decidere più rapidamente e con maggiore incisività».

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Collabora con People For Planet come social media manager e content analyst

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