Juventus Stadium Torino

La Juventus e il problema dell’eredità

Vietare la partita in trasferta a chi è nato in Campania non è solo un atto discriminatorio: è il fallimento rovinoso dell’erede.

Nel delirio della decisione della dirigenza della Juventus di vietare la trasferta del Napoli a Torino a tutti i nati in Campania – e nel successivo senso di impune sopraffazione che c’è nel dichiarare mendacemente che questo provvedimento fosse stato concordato con la Questura – abitano molti temi del nostro tempo. Di certo molti se ne discuteranno, più o meno sportivi. Qui, in poche righe, vorremmo toccarne uno generalmente poco affrontato circa il peso gigante e incompreso dell’eredità.

I nostri tempi sono infatti, per certi versi più di altri, tempi di eredi. Di discendenze forti che resistono al tempo, di padri e della loro auctoritas che investono figli, di discendenti che vivono tale investitura con la meccanica che segue l’acquisizione di un ramo d’azienda piuttosto che col senso di chi si iscrive in un cammino, un movimento. Da questo mero passaggio di beni, gli eredi decidono piuttosto di ottenere un porto franco, una rassicurazione per il futuro. In questo la dirigenza della più blasonata e potente squadra di calcio italiana, impersonata dal suo presidente Andrea Agnelli, è uno specchio fedele e sofisticato di questa dinamica complessa e, specie nel nostro paese, banalizzata.

Comprendere cosa significhi ereditare il passato è infatti un lavoro titanico, un movimento costante che possiede una intrinseca tragicità che specie oggi si tende a svilire con qualche tema frivolo da rotocalco – nei tempi recenti in cui l’Italia si divideva tra anti e pro berlusconani, un tema così gigante fu relegato ad una misera e maldestra battaglia sulle tasse di successione. Il termine erede, come ricorda bene Massimo Cacciari, deriva dal latino heres, che ha in comune la sua radice con la parola greca kheros che significa deserto. L’erede è sostanzialmente colui che è spoglio. Più precisamente ancora, colui che dovrà lottare e gestire una mancanza, un lutto, una assenza – l’assenza del padre.

Aldilà di qualunque lagnoso rigurgito passatista – non si è mai stati meglio quando si stava peggio, con buona pace dei benpensanti – la Juventus, nella sua potente forza evocativa dei tempi che viviamo, mostra anche questo autentico vulnus che affligge una società che ha deciso di non fare i conti col passato: i figli ereditano, le schiatte si conservano nel tempo, eterne e apparentemente immutabili e la figliolanza si illude di poter accedere solo ai libri contabili ottenendo così una garanzia di stabilità per il futuro, un tetto sulla testa ben assestato, una posizione statica e certa. Decidere, rendendo quasi propria succursale la Questura, di scegliere una misura inutile prima ancora che evidentemente discriminatoria, è il tentativo di raccogliere ed aumentare la auctoritas paterna, di cui quella societaria della “casa Juventus” è simbolo, senza comprenderne il senso, ovvero senza abbracciarne l’angoscia che essa porta con sé.

I figli ereditano, dunque, ma immaginano di farlo più su Instagram che sui teatri shakespeariani. Le foglie degli alberi genealogici si improvvisano autoritari, magari col beneplacito dei consueti cortigiani che si affrettano a spiegare che vietare una partita sulla base del luogo di nascita è profondamente discriminatorio solo per le anime belle. Ma il delirio di queste misure è proprio la misura del delirio. I giovani rampanti, che hanno ottenuto dai padri per divino diritto di discendenza, non si domandano. E l’assenza di domande che l’erede, nel suo deserto, deve porsi, conduce ad un buio che va compreso e affrontato per evitare che esso ci inghiotta.

Se i campani potranno o meno comprare quei biglietti per una partita di calcio è quasi un tema secondario. Ma sarebbe sbagliato non capirne la portata. Non si tratta solo di undici ragazzi in mutande su di un prato erboso. Il calcio, come infatti dice qualcuno, rimane la più importante delle cose meno importanti. Da queste cose, che sono semi, nascono storie secolari – a volte luminose, a volte atroci.

UltimaOra delle h. 14,00 del 09/08/19

Juventus-Napoli non sarà vietata ai nati in Campania.
Il club bianconero ha comunicato da poco le modalità per la vendita libera dei biglietti del big match di campionato del 31 agosto, decise in base alle disposizioni del gruppo operativo di sicurezza (Gos) riunitosi in data odierna.
Dopo le polemiche la restrizione riguardante i nati in Campania non appare più. (Adn Kronos)

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.