La lana delle pecore da formaggio è ancora oggi un rifiuto speciale

Ma qualcuno inizia a sfruttare questo enorme spreco, come il piccolo Comune di San Casciano dei Bagni, in Toscana: meno inquinamento e più lavoro è la parola d’ordine

La tosa delle pecore da formaggio non viene utilizzata perché è considerata di bassa qualità. Quindi finisce in discarica, trattata tra l’altro come rifiuto speciale. Secondo i dati dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha condotto uno studio sul tema, sono 7 milioni in Italia le pecore destinate alla produzione di latte per formaggi e la cui lana tosata – circa 8.700 tonnellate – viene buttata. Un dato probabilmente sottostimato, visto che molti operatori, spiega sempre l’Ispra, la distruggono in vario modo per evitare i costi di smaltimento. Esistono tuttavia percorsi sostenibili per recuperarla.

Studi condotti dal CNR stimano che dal totale della lana proveniente dalla tosa non utilizzata si potrebbero ricavare oltre 5 mila tonnellate di fibra e 15 milioni di metri quadri di tessuto, creando una filiera sostenibile del tessile. E ci sono anche buone pratiche tutte italiane per il riciclo della lana.

Un esempio è Donne in Campo, che ha creato una rete attiva di donne sul territorio rurale che hanno contribuito a questo studio sulla sostenibilità della filiera. I processi produttivi messi in atto implicano anche la conservazione di piante tintorie – vegetali che forniscono pigmenti naturali – e di antiche varietà di fibre tessili che, assieme al recupero della lana, comportano la valorizzazione di un’importante eredità culturale e sociale. “Le attività che si descrivono nello studio dimostrano che la sostenibilità in questa filiera esiste e che può essere un mezzo di tutela ambientale e valorizzazione del territorio attraverso l’impiego intelligente delle risorse locali”, conclude l’Ispra.

Un altro esempio recente in risposta a questo spreco arriva da San Casciano dei Bagni, in Toscana, dove una cooperativa di comunità appena nata, Filo&Fibra, ha vinto un contributo della Regione Toscana pari a 50mila euro per iniziare un’attività di recupero della lana di pecora locale, per realizzare capi di sartoria e vari prodotti di consumo.

In questo modo si valorizza un materiale destinato appunto ad essere trattato come un rifiuto speciale, con un piano di riuso articolato. La lana sarà utilizzata ad esempio anche per restaurare le vetrine dismesse dei centri storici locali, esponendo i materiali creati. Ma non è tutto: in un centro messo a disposizione dal Comune verrà realizzato un museo attivo della macchina da cucire e uno spazio di coworking dotato di strumenti tecnologici necessari per la lavorazione dei tessuti, che sarà a disposizione di tutti.

La cooperativa di comunità, che nasce da una legge dalla Regione Toscana, è stata subito sostenuta dal Comune di San Casciano dei Bagni, per contrapporsi al pericolo di spopolamento del paese e diffondere opportunità di lavoro, soprattutto tra i giovani e le donne. In gioco ci sono quindi aspetti sociali ed economici rilevanti, oltre all’implicito vantaggio ambientale. «La Regione Toscana – ha detto in merito la vicesindaca Agnese Carletti – dimostra una crescente attenzione alle piccole comunità, considerandole non per il numero di abitanti ma per il loro valore intrinseco di cultura, tradizioni, umanità. La spinta a progetti di questo tipo è fondamentale per dare risposte ai problemi che vivono i nostri piccoli borghi.»

Immagine: foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

Cooperativa di comunità Filo e Fibra, San Casciano dei Bagni, Toscana. La cooperativa si occupa di recuperare la lana di pecora e confezionare prodotti di consumo, nelle foto alcune delle borse realizzate.
Foto di Angela Prati, Fa’ la cosa giusta, Milano, 8-10 marzo 2019

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente