La legge sul biologico va avanti?

Mentre si attende il passaggio al Senato gli scienziati discutono

La legge sull’agricoltura biologica è stata approvata alla Camera in dicembre e attende il suo passaggio in Senato.

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo, il disegno di legge recepisce ed aggiorna le nostre normative in linea con quelle europee ed è stato approvato in maniera bipartisan. Ora si attende il suo esame in Senato, anche se non è ancora stato calendarizzato.

Le principali organizzazioni di categoria hanno salutato positivamente questa legge, e tra queste FederBio, che raggruppa gran parte delle rappresentanze della filiera del biologico, che ha chiesto anche che avvengano in fretta i prossimi passaggi legislativi. «Ritengo che la legge sull’agricoltura biologica, recentemente approvata a grande maggioranza alla Camera, sia urgente perché è attesa da tre legislature: il primo testo risale al 2003 mentre il primo Regolamento europeo sul bio è addirittura del 1991. Siamo il principale Paese in Ue per dimensioni del settore bio, ma non abbiamo ancora né una norma né una politica nazionale a tutela del settore, mi chiedo come possiamo in queste condizioni contare nella UE», ha affermato Paolo Carnemolla, presidente FederBio, per il quale questa legge «è necessaria, perché contiene tutti gli strumenti per una crescita strutturata del biologico, che oggi sta attraversando una delicata fase di forte cambiamento senza il supporto di fondi dedicati a livello nazionale, di organizzazioni dei produttori e della filiera, e senza un logo nazionale in grado di promuovere con caratteristiche distintive la produzione biologica italiana»,tutti elementi che il disegno di legge attuale dovrebbe prendere in considerazione.

Nel frattempo si è creato un certo dibattito sia sui giornali che nel mondo scientifico, con esperti e scienziati che si sono combattuti a suon di lettere. Non solo relativamente alla legge in sé, ma anche sul metodo di coltivazione bio in generale. Una prima lettera, firmata da alcuni esperti, agronomi e docenti universitari, sostiene che il biologico sia un sistema di coltivare “bello e impossibile”, soprattutto per via di una minor produttività, e che questa legge sia da modificare profondamente. La lettera riporta dati e argomenti a sfavore del metodo di coltivazione biologico e analizza dettagliatamente i punti ritenuti deboli nel disegno di legge e dell’attuale sistema di produzione del settore. Trovate il testo completo della lettera qui.

Qualche settimana dopo, un secondo gruppo di agronomi, esperti e docenti di varie Università ha replicato con un contro-documento, di cui trovate il testo completo qui, per contestare punto per punto le affermazioni della lettera “anti-bio”, sostenendo che i dati e le affermazioni riportate sul primo documento sono opinabili, replicando con altri dati e numeri e dando il via a una seconda raccolta di firme tra gli esperti del settore favorevoli al biologico.

Gli argomenti di entrambe le lettere sono piuttosto dettagliati e meriterebbero un ulteriore approfondimento perché non sarebbe corretto affrontali in poche righe (anche se avete a disposizione link per leggere entrambi i documenti originali). Ovviamente sono state prese anche posizioni più forti e tranchant, raccontate anche in maniera sbrigativa dagli stessi organi di informazione. Ci sono in gioco non solo sovvenzioni ed etichette, ma anche concetti diversi di sviluppo tecnologico e scientifico, declinazioni di un dibattito che nel mondo scientifico prosegue da tempo. In questo caso, ha preso la forma di due lettere-saggio, in cui esperti del settore si confrontano apertamente. Comunque la si pensi, finché la discussione rimane su questo piano e non scade nella tifoseria è sempre un buon segno per il percorso democratico di una legge.

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Foto di Angela Prati

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

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