La nuova regola sul fallo di mano è ancora calcio?

Ora si fischia sempre, che sia volontario o volontario. Conta solo il fermo immagine. In Francia e in Inghilterra non piace granché

Pronti via, in Francia e Inghilterra la nuova regola sul fallo di mano provoca polemiche e divide il mondo del calcio.

Nel campionato francese, la Ligue1, l’arbitro assegna un rigore al Psg per un fallo di mano che potremmo definire più fisiologico che involontario. Il difensore ha il braccio sul petto e il pallone gli sbatte contro. La stessa cosa accade in Premier nel match tra Leicester e Wolverhampton: su un calcio d’angolo, due calciatori della squadra di Jorge Mendes saltano e accidentalmente uno dei due, mentre è in volo, colpisce il pallone con la mano, la sfera finisce sui piedi del compagno di squadra che appoggia in rete. Wolverhampton in vantaggio. Ma il Var annulla. In Premier l’insofferenza al Var era già montata, soprattutto perché spezza troppo il gioco. Gli inglesi non amano le polemiche, amano darci dentro e al fischio finale si vede chi ha vinto. Poi un’altra birra e ci si rivede la settimana prossima. Col Var la si tira troppo per le lunghe. Agli inglesi non piace perdere tempo nel tipo di gioco, figuriamoci nell’attesa di un replay.

Tornando al fallo di mano, la nuova regola stabilisce che qualsiasi tocco di mano viene punito. Anche quelli involontari. Il quotidiano sportivo francese L’Equipe probabilmente centra il punto. Comincia col definire il Var un capello che cade in una zuppa, a prescindere dalla bontà della zuppa. E aggiunge: «Gli arbitri ormai fischiano tutti i colpi di mano, è un buon modo per schivare le polemiche». In effetti è così, è passato il principio della deresponsabilizzazione. Ed è un altro colpo al calcio come è stato tradizionalmente inteso per oltre cento anni: la volontarietà è sempre stata fondamentale per stabilire se il colpo di mano fosse o mano punibile. Adesso il calcio ha eliminato questa distinzione.

L’Equipe scrive: «tutti cominciano ad abituarsi a questa assurdità ma noi non siamo così sicuri che sia il modo migliore per rispettare questo gioco. Il povero Pablo Martinez (l’autore del fallo) non voleva toccare il pallone con la mano, non riusciamo a comprendere come avrebbe potuto evitare il tocco e non c’è nessuno che lo abbia sottolineato: sia in campo sia in tribuna». La conclusione è orwelliana: «niente resiste alla verità di un fermo immagine». Conta il video, conta l’immagine. Tutto il resto è stato depennato. È come se il calcio considerasse troppo rischioso il ragionamento.

E in questo caso, nel caso del pallone, il fermo immagine non rivela una verità celata ai più come nel caso di Blow-up. È solamente la resa a un’interpretazione burocratica e per alcuni ottusa del regolamento. E, soprattutto, meno discrezionale. È probabilmente questo l’intento dei signori del calcio: sottrarre potere all’arbitro, assegnarne alla forza delle immagini. Come scrisse peraltro lo stesso Casarin, ex grande fischietto italiano: «Gli arbitri rigettano il Var perché sono gelosi del proprio potere».

Il punto è capire come all’estero ne metabolizzeranno l’uso, soprattutto in Premier che è il campionato più ricco. Il calcio non tornerà indietro ma se il Var inciderà sul business, si potrebbe fare uno strappo alla regola. Gira e rigira, il nodo è sempre quello. 

Immagine: Photo by Fachry Zella Devandra on Unsplash

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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