Monte Bianco la sostenibilità in vetta

La nuova vita del Rifugio Torino: così l’hi-tech porta in vetta la sostenibilità

Il Rifugio Torino a Punta Helbronner, a 3375 metri di altitudine: un modello sostenibile

Nel cuore delle Alpi la conversione della struttura nata nei primi anni Cinquanta che con pannelli solari, riciclo delle acque e raccolta differenziata dai suoi tremila (e passa) metri punta ancora più in alto nella gestione delle rinnovabili.

Le nuove tecnologie legate alla sostenibilità ambientale formano una cordata perfetta sul massiccio del Monte Bianco. A 3375 metri di altitudine il Rifugio Torino a Punta Helbronner è un modello su scala internazionale di gestione delle risorse e di buone pratiche in alta montagna. Un rifugio alpino con una lunga storia alle spalle che risale ai primi anni Cinquanta, quando nei pressi del colle del Gigante venne edificato il rifugio nuovo di proprietà delle sezioni del Club Alpino Italiano di Torino e Aosta.

E che oggi, dopo aver attraversato diverse fasi, si presenta radicalmente rinnovato con una struttura all’avanguardia collegata all’avveniristica funivia Skyway Monte Bianco che dalla stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, a Courmayeur, conduce velocemente alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty a 2173 metri e poi fino all’ultima a Punta Helbronner, a 3466 metri. Poco sotto la stazione di arrivo, che ospita una terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul Bianco, sull’Aiguille Noire, sul Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, si trova il Torino. Un rifugio tecno-ecologico.

“La facciata dell’edificio esposta a sud è stata dotata di ventotto pannelli fotovoltaici – ci spiega Armando Chanoine, gestore e guida alpina di Courmayeur, mentre percorriamo il tunnel pedonale completamente scavato nella montagna che funge da raccordo per 150 metri tra Punta Helbronner e il Torino – essi ci consentono il riscaldamento dei due grandi stanzoni destinati agli alpinisti e alle guide alpine. L’intera struttura è inoltre attrezzata con un sistema di recupero dell’acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve: attraverso dei cavi riscaldanti posti nelle grondaie e nelle falde del vecchio rifugio, l’acqua viene trasportata in vasche di accumulo fino al rifugio nuovo e usata, dopo la filtrazione, per usi legati alla cucina”.

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