La pasta è più buona con il giusto prezzo

Parte la campagna EcorNaturaSì e Legambiente per combattere il caporalato e salvaguardare l’ambiente

L’equazione è semplice: se il pomodoro costa troppo poco vuol dire che alla base della produzione ci sono il caporalato e lo sfruttamento della manodopera nonché l’utilizzo nei campi di troppi pesticidi chimici.

La questione non è nuova e Legambiente e NaturaSì in collaborazione con Federbio, Associazione Biodinamica e Cooperativa Goel hanno deciso di organizzare una campagna di informazione per mettere in luce quello che può sembrare solo una questione di logica ma di cui troppo spesso ci si dimentica. La campagna punta al giusto prezzo, come afferma Fabio Brescacin di NaturaSì: “Giusto per chi lavora i campi, per i consumatori, per l’ambiente”,

Alcuni dati: secondo il Contratto quadro area nord Italia pomodoro industriale – Accordo 2018, un chilo di pomodori da passata che provenga da agricoltura che fa uso di chimica costa 8 centesimi.
Da agricoltura biologica, sempre secondo lo stesso contratto, ne costa 13, Ecor ne paga 33.

E per fare la pasta ci vuole il grano duro che secondo il Listino settimanale prezzi all’ingrosso sulla piazza di Bologna va dai 20 centesimi per l’agricoltura convenzionale ai 39 per il bio.

E se nella nostra dieta vogliamo anche aggiungere la frutta ecco che le arance in Calabria vengono pagate 4 centesimi al chilo all’agricoltore mentre GOEL Bio, azienda cooperativa della regione ha contrattato per 40 centesimi al chilo, cifra quest’ultima che, come dice Vincenzo Linarello, presidente di GOEL in un’intervista alla Stampa: “Ripaga il lavoro dell’agricoltore e dei braccianti, l’utilizzo di prodotti naturali di qualità per la cura della terra, la fertilizzazione con concimi naturali”.

E fare attenzione ai prezzi, pagare il giusto i lavoratori non è utile solo a combattere il caporalato e lo sfruttamento delle persone: fa benissimo anche all’ambiente; l’agricoltura convenzionale incide per l’11% sulle emissioni di gas serra, per non parlare dell’inquinamento dei corsi d’acqua, del depauperamento del suolo e dei vari composti che finiscono nel prodotto che mettiamo in tavola con effetti a lungo andare dannosi sulla nostra salute e su quella dei nostri figli.

Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: ogni anno in Italia si usano oltre 148 milioni di chili di pesticidi chimici e oltre 5 milioni di chili di fertilizzanti.

In pratica: per ogni chilo di prodotto che arriva sulla nostra tavola sono stati usati 50 grammi tra pesticidi e fertilizzanti.

State guardando preoccupati il pomodoro che avete in frigo? E fate bene.

La critica che si sente più spesso quando si parla di pagare il giusto arriva da qualcuno che teme che l’aumento dei prodotti derivanti da questa politica penalizzi le fasce deboli della popolazione. A questa domanda risponde Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Occorre ripensare al sistema nella sua interezza: certamente non si possono penalizzare le fasce deboli del consumo, allo stesso tempo un cibo che non ripaga la cura della terra e dell’ambiente viene ripagato in termini di salute e di benessere, e favorisce lo spreco alimentare e il consumo inconsapevole”.

In Italia ogni anno buttiamo nella spazzatura 2,2 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 8,5 miliardi di euro, una maggiore attenzione alla spesa senz’altro aiuterebbe. E senz’altro sarebbero utili campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione corretta per mangiare meno e meglio.

Stefano Ciafani conclude: “L’agricoltura può dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto dei cambiamenti climatici. Ma dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità, è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.”

E poi vuoi mettere quanto è più buona la pasta al pomodoro se arriva da agricoltori felici?

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Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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