La prima auto elettrica italiana risale al 1891. Un progetto del Conte Carli. Foto di Armando Tondo scattate durante il Festival Ecofuturo 2018, Padova, luglio 2018.

La prima auto elettrica italiana è del 1891

A bordo sedeva il Conte Carli

Le prime automobili erano lente, difficili da mettere in moto, ingombranti, oggetti di lusso non accessibili alle masse, almeno fino all’affermarsi della produzione in catena di montaggio, del motore a scoppio e del petrolio estratto dai giacimenti come carburante. Eppure già nel 1891 qualcuno aveva immaginato un’auto elettrica. Era il conte Giuseppe Carli di Castelnuovo Garfagnana, che insieme all’ingegner Francesco Boggio realizzò la prima auto elettrica italiana. E’ ancora possibile vederne una riproduzione: noi di People for Planet ve la mostriamo negli ultimi minuti di questo video girato durante EcoFuturo Festival a Padova a luglio.

Il conte Carli era uno sperimentatore, amante dell’innovazione, tra i fondatori del Club Alpino Italiano della Garfagnana e del Corriere di Garfagnana, nonché deputato alla Camera (anche se la sua elezione fu poi dichiarata nulla). La prima auto elettrica fu creata nello stabilimento dell’allora Fabbrica dei tessuti, anch’essa in piedi grazie agli investimenti del conte e affiancata da un impianto di produzione di energia elettrica. Quell’auto sembrò a Carli e all’ingegner Boggio talmente vincente che si iscrissero alla Parigi-Rouen del 1894 (Carli sarebbe stato il pilota in gara). Alcune questioni amministrative impedirono loro di superare la dogana.
In seguito, l’importanza dell’invenzione fu decretata anche dall’Enciclopedia dell’automobile, che nel 1967 la inserì nella parte storica.

Secondo le cronache del Corriere di Garfagnana del 1 ottobre 1891, l’auto del conte era leggera ma solida, realizzata con tubi d’acciaio verniciati e fissati sull’asse di 3 ruote di ferro. A bordo potevano salire 2 persone. Era lunga 1,80 m, larga 1 m, alta 1,20 m. Pesava 140 kg, batterie incluse. Il motore da 1 cv faceva 3 mila giri al minuto ma poteva arrivare a 15 mila e l’auto era dotata di un commutatore-regolatore da 8-12-16 e 20 volt. Le batterie erano formate da 10 accumulatori da 25 ampere-ore chiusi in cassette d’ebanite con potenziale accumulato di circa 2.000 watt. Sulla durata della batteria i numeri non sono concordi, si parlava all’epoca di 10 ore ma sembra irragionevole: è più probabile che alla Parigi-Rouen il conte Carli non sarebbe arrivato a tagliare il traguardo. O almeno non contando sulla carica elettrica. Un meccanismo a manovella avrebbe però consentito di convertire il motorino in dinamo; ricaricate nuovamente le batterie, il conte sarebbe arrivato a destinazione. Ma guai a immaginare gare come quelle attuali! L’auto del conte Carli viaggiava a 18 km/h.

Gli ultimi anni del conte Carli lo videro subire un tracollo finanziario e la vendita dei beni all’asta a seguito della sentenza di fallimento emessa dal tribunale. Ma agli annali resta la figura di un visionario, che contribuì a elettrificare le attività della sua valle, fabbriche e illuminazione stradale comprese. La sua auto viene esposta con orgoglio, simbolo di una mobilità primordiale ma modernissima, quella alla quale aspiriamo oggi noi, viaggiatori del 2018.

(Fonte:“Auto elettrica del conte Carli (1891)”
Ipsia “Simoni” e Iti “Vecchiacchi” di Castelnuovo di Garfagnana

Le auto elettriche in Italia oggi

La Fiat realizza il primo di una serie di prototipi di auto elettriche nel 1963. Bisogna attendere gli Anni Novanta per l’uscita sul mercato della Panda Elettra. Ma chi se la ricorda?

Secondo i dati del ministero delle Infrastrutture, in Italia il tasso di penetrazione delle auto elettriche a dicembre 2017 si attesta ad un poco convincente 3,5% sul totale dei veicoli, meno di 68 mila unità. Ma mese dopo mese aumentano le immatricolazioni di auto elettriche o ibride.

A dicembre 2016 si contavano 1.199 colonnine. Non molte. Enel X Mobility ha in cantiere di realizzarne 14 mila in 5 anni grazie ai 115 milioni di euro di finanziamento della Banca europea per gli investimenti.

Intanto un sondaggio di Lorien Consulting per Legambiente mostra che il 33% del campione comprerebbe un’auto elettrica se i costi di ricarica diminuissero, il 29% se fossero stanziati incentivi a copertura del 15-20% del valore, il 23% se fosse più semplice trovare punti di ricarica nelle città e il 21% se potesse ricaricare il proprio veicolo a casa.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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