La rivincita dei riders di Foodora

La corte d’appello: devono essere pagati come dipendenti della logistica

Una buona notizia per i riders di Foodora, i fattorini in bici che lo scorso anno, come vi abbiamo già raccontato, avevano fatto causa all’azienda chiedendo, invano, che il loro lavoro fosse paragonato a quello di un dipendente: la corte d’appello di Torino ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha dato ragione ai ragazzi, sostenendo che vada loro riconosciuta la parità economica ai lavoratori subordinati della logistica, con tutte le retribuzioni dirette, indirette e differite.
Foodora dovrà ora pagare ai ragazzi le differenze retributive rispetto al livello 5 del contratto collettivo nazionale.

Anche se i giudici non hanno avallato le loro richieste di reintegro dopo il licenziamento, la sentenza ha lasciato piuttosto soddisfatti gli avvocati dei riders, perché riporta il loro inquadramento economico all’interno di un contratto collettivo nazionale. Un passo avanti nel riconoscimento di una garanzia di salario minimo e un contratto di riferimento per i riders, che l’azienda – oggi acquisita dalla spagnola Glovo – paragonava a liberi professionisti.

Una sentenza che potrebbe fare scuola o comunque cambiare gli equilibri.

Il Fatto Quotidiano riporta le parole di Sergio Bonetto, uno degli avvocati dei ragazzi: ”Credo che questo modificherà un po’ questi meccanismi. Perché, secondo me, il motivo essenziale per cui queste storie funzionavano così è che riuscivano a pagare pochissimo. Se sono pagati come normali fattorini, inquadrati secondo il contratto collettivo, tutto torna alla normalità e alla legalità da un lato, ma sparisce anche questa concorrenza infame di salari da 5 euro l’ora. Al di là del risultato complessivo, che è comunque positivo, il messaggio che conta di più è che non si può far lavorare per 5 euro l’ora”.

Il quotidiano la Repubblica riporta anche i commenti positivi dei sindacati, che chiedono nuovamente al governo di regolamentare questo tipo di lavori, di riaprire il tavolo sui rider in modo da generalizzare i principi stabiliti nella sentenza di Torino.

Foto di copertina: Claudio Furlan/LaPresse

 

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

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Margherita Aina

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Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi