La rivoluzione digitale che non c’è

E questa inefficienza ci costa 30 miliardi l’anno

Nell’ultimo Data Rom Milena Gabanelli (santa subito!) con Rita Querzè (cherubina subito!) ci racconta quanto perde lo Stato Italiano a non connettere tra di loro i vari apparati.

Gabanelli fa un esempio chiarissimo: se negli anni Sessanta furono le autostrade a trasformare il Paese rendendo agevoli i collegamenti oggi quando si parla di digitale siamo ancora al tempo delle mulattiere.

Secondo l’indice con cui la Commissione Europea misura la digitalizzazione dei 28 Stati membri, l’Italia occupa il 24° posto e questa inefficienza ci costa 30 miliardi l’anno (2 punti di Pil).

Le indispensabili autostrade digitali

L’anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr)
Avrebbe dovuto completarsi entro il 31 dicembre 2014, ma a ottobre 2016 solo un il Comune di Bagnacavallo era entrato nell’anagrafe.

Dopo una prima spesa di 23 milioni di euro, tre anni fa sono stati investiti altri 14 milioni e a oggi sono 5.300 i Comuni entrati nella piattaforma, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli 8.000 Comuni e 60 milioni di cittadini entro il 2020.

A cosa serve l’Anpr?
Per esempio, spiega Gabanelli, senza l’anagrafe «È complicato controllare se chi chiede il reddito di cittadinanza è residente in Italia da dieci anni; mentre lo studente universitario a carico di genitori benestanti può tranquillamente dichiararsi single e usufruire di sconti e agevolazioni. Come è noto la tassazione dipende spesso dal nucleo familiare e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente è uno strumento fondamentale per la lotta all’evasione fiscale

La banca dati delle prestazioni sociali
Una persona sotto la soglia della povertà può ricevere varie agevolazioni: dal Comune, dalla Regione e dell’Inps. Quello che non si sa è la somma di tutti questi contributi e la mancanza di controlli incrociati favorisce gli evasori a scapito di chi ha veramente bisogno.
«Parliamo di una spesa in prestazioni per 110 miliardi e in continua crescita: più 5% negli ultimi anni»

Banca dati della domanda/offerta di lavoro
I Centri per l’impiego hanno ognuno una loro banca dati che raccoglie le domande e le offerte di lavoro, queste banche dati non sono collegate tra di loro e quindi ogni Regione – e in alcuni casi – ogni Provincia ha una sua banca dati con le conseguenze che si possono facilmente immaginare: «Con una banca dati nazionale l’incrocio domanda/offerta sarebbe invece immediato

Il fascicolo sanitario elettronico
Logica vorrebbe che se una persona si ammala durante una vacanza in Sicilia ed è residente in Lombardia, il medico sia in grado di vedere immediatamente la storia clinica del paziente. E invece non funziona così, o almeno non dappertutto: il Fascicolo sanitario elettronico è stato istituito nel 2015: oggi lo hanno 13 milioni di cittadini e 12 Regioni possono condividere in totale o in parte i loro dati, non tutti ma abbastanza se non fosse che negli ospedali mancano gli applicativi per leggere il Fascicolo e quindi…

E così via, in un mondo sempre più digitale e connesso, la strada per lo Stato è ancora lunga.

Vedi anche:
Milena Gabanelli: zucchero, la dose giornaliera da non superare
Tutto quello che senza l’Unione europea non avremmo mai avuto
Informazione online: il «tutto gratis» ha un prezzo altissimo

Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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