La Serie A è tornata all’italiana, Brera ne sarebbe orgoglioso

Alle prime difficoltà, Milan e Sampdoria hanno abbandonato i loro progetti guardiolisti e Fonseca si è italianizzato

I sogni muoiono all’alba. E l’alba, in questo caso, è l’ottava giornata del campionato di Serie A. Facciamo un passo indietro. Nel calcio è in atto da tempo una sorta di rivoluzione culturale. Che ha in Arrigo Sacchi il suo leader storico e in Guardiola il generale contemporaneo. Un altro modo di intendere il calcio, che nega il comportamento speculativo. Bisogna giocare sempre per attaccare, tenere la palla tra i piedi il più possibile. La negazione del caro, vecchio calcio all’italiana cantato da Gianni Brera di cui quest’anno è stato celebrato il centenario della nascita. Un affronto per la stella polare del giornalismo sportivo italiano. Lui che sul gioco all’italiana, di rimessa, catenaccio e contropiede, ci aveva praticamente imbastito una teoria antropologica.

Oggi Brera non sarebbe a proprio agio nel commentare il tiqui taca, il calcio delle ripartenze, delle transizioni, del possesso palla esasperato. Lui che già soffrì i successi del Milan di Sacchi. Sarebbe inorridito nel vedere che anche le cosiddette provinciali hanno sposato il calcio contemporaneo. Ai suoi tempi le provinciali erano il coriaceo Padova di Nereo Rocco, o anche – più tardi – l’Ascoli di Carletto Mazzone, giusto per fare due esempi.

Quest’anno il calcio italiano ha provato e sta provando a cambiare il corso della propria storia

Lo ha fatto partendo dal club più rappresentativo. La Juventus ha abiurato il suo calcio speculativo e ha sostituito Allegri, vincitore di cinque scudetti consecutivi, con Maurizio Sarri profeta del nuovo corso. Uno che quando sente parlare di “gestione della gara” gli viene l’orticaria. Per lui, le partite vanno aggredite non gestite. La Juventus vuole vincere l’agognata Champions e vuole farlo lasciando un’impronta col gioco. Vincere non è più l’unica cosa che conta. E al traino della Juventus si sono mosse altre squadre italiane. Il Milan ha scelto Giampaolo, il Genoa ha puntato su Andreazzoli, la Sampdoria ha preferito Di Francesco, la Roma il portoghese Fonseca, al Sassuolo è rimasto De Zerbi. Senza dimenticare Gasperini e la sua Atalanta che col quarto posto dello scorso anno hanno addirittura conquistato il diritto di giocare la Champions.

Come detto in apertura, i sogni muoiono all’alba

E una cosa è sognare il calcio scintillante delle squadre di Guardiola e Klopp, un’altra dover sopportare le traversie per una traghettamento che è tutt’altro che semplice. Sono bastati meno di due mesi per una decisa di inversione di rotta. Il Milan ha salutato Giampaolo, la Sampdoria ha dato il benservito a Di Francesco, il Genoa ha detto addio ad Andreazzoli (anche se non ha abbandonato la filosofia, affidandosi a Thiago Motta), e alla Roma Fonseca si sta rendendo protagonista di un’inattesa conversione all’italianismo. L’unico che sta resistendo è proprio il leader del partito del bel gioco: Maurizio Sarri che con la sua Juve è in testa al campionato, ha vinto a Milano contro l’Inter convincendo sul piano del gioco ed è in testa nel suo girone di Champions.

Dopo appena otto giornate di campionate, la Serie A non può essere più considerata un laboratorio calcistico. Alle prime difficoltà, i club hanno ammainato le vele, arretrato il raggio d’azione e sposato un più tranquillizzante calcio difensivo. Il calcio italiano, la Sampdoria, ha persino richiamato Claudio Ranieri che col suo modo di intendere il football – certamente non raffinato – ha compiuto la più straordinaria impresa calcistica dalla vittoria della Grecia agli Europei del 2004: la vittoria del campionato inglese con il Leicester.

Brera avrebbe sogghignato

Gli italiani non possono tradire la propria storia, è una questione di Dna. Lui, ovviamente, lo avrebbe scritto da dio e togliendosi più di qualche sassolino dalle scarpe.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.