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La storia irrompe nelle presidenziali Usa

Alla base della storia Usa schiavismo o libertà? Trump all’attacco di Biden.

La nazione americana è stata fondata nel 1776 (Dichiarazione di indipendenza) o nel 1619 (anno di inizio della tratta degli schiavi dal’Africa)? Potrebbe sembrare l’argomento di un test storico ma la questione si trova ora al centro delle elezioni presidenziali statunitensi del 2020.

Lo racconta lo storico Gideon Rachman sulle colonne del Financial Times. Qui trovate la traduzione di ampi stralci dell’articolo.

Trump: “ripristinare l’educazione patriottica”

A metà settembre, durante un discorso agli Archivi nazionali, Donald Trump ha promesso di creare una “commissione del 1776” per “ripristinare l’educazione patriottica nelle scuole” e per contrastare il discorso che vuole presentare il ‘L’America come “nazione malvagia e razzista”.

Il presidente ha preso di mira esplicitamente il “Progetto 1619”, una serie di articoli molto controversi pubblicati sul New York Times dal titolo “L’anno che vide la prima tratta di schiavi africani nelle colonie della Virginia.”

Schiavitù, oppressione razziale, libertà

Questo progetto editoriale del NYT rivisita la storia degli Stati Uniti ponendo la schiavitù e l’oppressione razziale al centro della narrativa americana. Trump, d’altra parte, sostiene che è la libertà che dovrebbe essere vista come il tema chiave della storia americana. La sua commissione mirerebbe quindi a fare  del 1776, data della Dichiarazione di Indipendenza, momento fondante dell’America.

Una persona ragionevole potrebbe concludere che la storia degli Stati Uniti è complessa e che in una narrazione nazionale, libertà e oppressione non si escludono a vicenda. Ma qui siamo di fronte a una scelta politica semplice. Prendendo di mira deliberatamente il “Progetto 1619” – mentre le tensioni sociali e razziali aumentano – Donald Trump cerca di mettere il suo rivale democratico Joe Biden in una posizione scomoda.

Per i Democratici ora, si tratta di riconoscere la posizione cruciale della questione dell’ingiustizia razziale nella storia americana e di sostenere nello stesso tempo una visione positiva del paese, come ci si aspetta da qualsiasi potenziale presidente.

Storia “razziale” e Black Lives Matter

La pubblicazione del “Progetto 1619”, lanciato lo scorso anno in commemorazione del 400° anniversario dell’inizio della schiavitù americana, ha suscitato tanto interesse quanto dibattiti.

È stato applaudito da molte scuole e università che hanno deciso di includerlo nei loro programmi. Ha fatto da sfondo intellettuale all’ondata di emozioni e attivismo associato al movimento Black Lives Matter.

Il significato di questo dibattito va ben oltre il quadro accademico. È direttamente collegato a ciò che afferma il movimento Black Lives Matter, che la schiavitù e il razzismo hanno fatto parte del progetto americano sin dall’inizio e che hanno persino svolto un ruolo centrale in alcuni dmomenti più importanti, come la Dichiarazione di Indipendenza e la redazione della Costituzione.

I conservatori: “i democratici sono antiamericani”

I conservatori capiscono che se una nuova generazione abbraccia queste opinioni, sarà più facile per il movimento Black Lives Matter ottenere più sostegno per sconvolgimenti sociali e strutturali.

Tuttavia, se il campo di Trump vede il “Progetto 1619” come un pericolo, lo vede anche come un’opportunità da non perdere. Perché gli dà la possibilità di additare i Democratici come “anti-americani”.

I repubblicani sanno che la fibra patriottica è sempre pronta a vibrare tra i loro concittadini che, riprendendo la visione dei Padri Pellegrini, sognano la loro nazione come una “città che brilla su una montagna”.

La lezione di Barak Obama

Joe Biden deve ancora dire come intende rispondere alla richiesta all’attacco del presidente uscente al “Progetto 1619”. 

Potrebbe usare il modello usato dall’ex presidente Barack Obama alla Convention nazionale democratica di quest’anno. Senza affrontare direttamente la controversia intorno al 1619, Obama ha ammesso che la Costituzione degli Stati Uniti “non era un documento perfetto. Autorizzava la schiavitù, questo atto disumano ”. Ma, ha continuato:

“Questo documento portava con sé come una stella polare che avrebbe guidato le generazioni future […] una democrazia attraverso la quale avremmo potuto realizzare meglio i nostri grandi ideali “.

Si tratta di un approccio umanistico e sfumato, che mira a conciliare le due visioni opposte della storia americana, quella oscura del 1619 e quella luminosa del 1776. 

Sfortunatamente umanesimo e sfumatura non sono parole che tendiamo facilmente ad associare all’era Trump.

Orwell: “Chi ha il controllo del passato…”

Non stupitevi di vedere la storia come un’arma politica riemergere in queste elezioni presidenziali. Questa non è solo un’altra scaramuccia di “guerre culturali”. È anche un dibattito sulla natura degli Stati Uniti e del potere politico. 

Come ha sottolineato George Orwell nel suo romanzo 1984

Chi ha il controllo del passato ha il controllo del futuro. Chiunque abbia il controllo del presente ha il controllo del passato “.

Foto: Archivio Wikilmages  – manifestazione contro la schiavitù, Usa inizi 900

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Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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