La tbc? Te la sconfiggo in camper

Il primo progetto di sanità mobile integrata italiano nasce a Milano e punta a sconfiggere la tubercolosi

Il progetto Camper – Centro antitubercolare mobile per Milano – è «una delle prime attività di sanità mobile integrata in Italia», spiega Il primo progetto di sanità mobile integrata italiano nasce a Milano e punta a sconfiggere la tubercolosi, responsabile del Centro di riferimento per la tubercolosi della Regione Lombardia a Villa Marelli. Partito lo scorso marzo e in chiusura a marzo 2021, si tratta di un vero e proprio «studio sperimentale per valutare se, rintracciando in strada immigrati e senzatetto e convincendoli a controllarsi su una ambulanza attrezzata con un apparecchio radiologico digitale, riusciremo a diagnosticare precocemente i casi di tubercolosi, riducendo i rischi di contagio».

«Eravamo partiti con l’ipotesi di lavorare nei centri di permanenza, ma con la loro sostanziale riduzione, è tutto cambiato, continua Codecasa -. Gli immigrati sono oggi più dispersi nelle città, e la nostra attività mobile consente di contattarli e controllarli, visto che loro hanno un maggior rischio tbc». Un bell’esempio di sanità integrata, nel quale sono coinvolti più attori: tutto è partito da un’idea di Stop Tb Italia, poi sposata da Niguarda, ATS e Policlinico, che hanno vinto un bando per le reti innovative aperto dalla Regione, appoggiati anche dal Comune di Milano per la parte di mediazione culturale.

La tubercolosi è in aumento?

La tubercolosi è una delle prime 10 cause di morte in tutto il mondo. Fortunatamente in Italia le persone che ne sono affette sono sempre meno, anche appunto grazie al lavoro di prevenzione e diagnosi che si sta facendo. Da noi i casi di TBC continuano a scendere dal 2006, e le segnalazioni sono passate da 4.461 nel 2011 a 3944 nel 2017.

L’incidenza della malattia tra gli immigrati «è difficile da stabilire, ma in generale è circa 45 per 100mila, ovvero dieci volte più alta rispetto alla popolazione italiana, in cui l’incidenza è circa al 5-7 per 100mila, e si concentra soprattutto in città medio grandi», continua Codecasa.

«La malattia è in diminuzione perché tende a ridursi grazie al miglioramento delle condizioni sociali. È più presente al Nord, perché aumenta con fattori di rischio quali la povertà, l’emarginazione, la droga, l’immuno-depressione e l’età avanzata».

Un’esperienza di vita

«Quest’esperienza sarà indimenticabile per me, mi ha fatto conoscere un mondo che troppo spesso resta fuori dalle nostre porte», racconta Matteo Saporiti, uno degli pneumologi che lavorano nell’ambulanza. «Quasi tutte le persone che aiutiamo hanno storie di vita toccanti. Non serve ascoltarle per accorgersene: basta lo sguardo riconoscente che ricevi dopo aver terminato una visita, dopo averli rassicurati che sono sani, in un mondo in cui, altrimenti, non avrebbero mai avuto la possibilità di vedere un dottore. La storia che mi ha segnato di più? Beh forse una mamma con il figlio, italianissimi, o i tanti signori distinti che la vita ha portato a frequentare le mense dei poveri e i dormitori: per essere ammessi devono farsi controllare, e per questo ne vedo passare molti: dignitosi, sereni e in grado di farci capire senza neppure guardarci che una vita in povertà potrebbe capitare a tutti».

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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