La terra cura sé stessa: un’isola di pomice risanerà la barriera corallina

L’isola è stata generata dall’eruzione di un vulcano sottomarino

La Grande Barriera Corallina riceverà un rifornimento di nuovo corallo da una “zattera” di pomice, delle dimensioni di oltre 20.000 campi da calcio, ora in viaggio verso l’Australia a seguito di un’eruzione vulcanica sottomarina vicino a Tonga.

Il professor Scott Bryan, geologo della QUT (Queensland University of Technology), studierà i campioni di pomice recuperati dai marinai di passaggio poco dopo l’eruzione mentre la zattera di pomice, che è già grande più di 150 kmq, raggiungerà le coste australiane in circa sette o otto mesi, portando con sé miliardi di organismi marini che vi si attaccheranno lungo la strada.

Ogni pezzo di pomice è un veicolo per rafting. È una casa e un veicolo per gli organismi marini per attaccarsi e fare l’autostop attraverso l’oceano profondo per arrivare in Australia.

“Questa è una delle rocce più recenti sul nostro pianeta, essendo vecchia di pochi giorni. La pomice proviene da un’eruzione a cui nessuno ha veramente assistito” dice il professor Bryan della QUT. “Questo è un potenziale meccanismo per rifornire la Grande Barriera Corallina, porterà nuovi coralli sani e altri abitanti nella barriera”, ha detto il professor Bryan.

La pomice proviene da un vulcano sottomarino senza nome ma scoperto solo di recente, le immagini satellitari rivelano abbia eruttato probabilmente il 7 agosto. La pomice si forma quando la lava fusa e schiumosa si raffredda rapidamente e forma una roccia leggera ricca di bolle che può galleggiare nell’acqua.

Il primo rapporto sulla pomice è arrivato quando la coppia australiana Michael Hoult e Larissa Brill di SailSurfROAM, in navigazione con il loro catamarano alle Figi, hanno incontrato la roccia vulcanica che galleggiava sulla superficie dell’oceano.

Foto: Michael Hoult, di SailSurfROAM, con una pietra di pomice. E’ lui che ha raccontato dell'eruzione.
Foto: Michael Hoult, di SailSurfROAM, con una pietra di pomice. E’ lui che ha raccontato dell’eruzione.

“Siamo entrati in una chiazza di macerie di roccia composta da pietre pomici di dimensioni microscopiche fino alla dimensione di un pallone da basket”, ha detto la coppia. “Le onde sono state respinte fino quasi a calmarsi e la barca è stata rallentata a 1 nodo. La chiazza di pietre di pomice si vedeva a perdita d’occhio al chiaro di luna e alla luce dei nostri riflettori.”

I marinai australiani hanno segnalato il ritrovamento delle rocce e da allora hanno lavorato con il professor Bryan nel fornire campioni e dettagli del loro incontro.

“Al momento la pomice è nuda e sterile, ma nelle prossime settimane inizierà ad ospitare degli organismi”, ha detto il professor Bryan. “Quindi cresceranno e si diversificheranno, finendo qui in Australia. Sarà in grado di raccogliere i coralli e altri organismi di costruzione della barriera e poi portarli nella Grande Barriera Corallina”, ha detto il professor Bryan.

Fonte: https://www.qut.edu.au/news?id=150228

Bruno Patierno

Bruno Patierno

Mi occupo di marketing e di comunicazione. L’impresa più folle e istruttiva è stata fare l’Assessore a Napoli. Attualmente il mio maggiore interesse professionale è coordinare assieme all’amico Jacopo Fo il Gruppo Atlantide e in mezzo a questo c’è anche fare il project designer di People For Planet. Ne sono molto orgoglioso.

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