Tortura - Jacopo Fo

La tortura non funziona. Ed è orribile e disgustosa

Un barbaria inumana che sforna terroristi

Uno degli aspetti più orrendi della cultura della violenza è l’idea che si possa avere il diritto di torturate “a fin di bene”. È appena uscito il libro

“The Black Banners: The Inside Story of 9/11 and the War Against Al-Qaeda” di Ali Soufan, ex agente del Fbi, che racconta come i contrasti dentro la burocrazia investigativa Usa abbiano vanificato una possibilità di sventare gli attentati dell’11 settembre. Ma al di là di questa storia trovo notevole il fatto che Ali Soufan critica dall’interno i torturatori, spiegando perché non solo sono inefficienti per ottenere informazioni attendibili (pur di far cessare la tortura i prigionieri sono disposti ad affermare qualunque cosa) ma è anche uno strumento idiota perché favorisce la radicalizzazione dei potenziali terroristi. Ed è una questione che denunciamo da anni: lo spietato Stato Islamico dell’Isis è nato nelle sale di tortura dei carceri statunitensi in Iraq. Questo è un discorso importante nella lotta per la fine di questa forma di barbarie inumana. Uno dei crimini più orrendi contro l’umanità.

Ma se vogliamo vedere che gli oliatori del mondo capiscano che la tortura è orrore dobbiamo campare molto a lungo. Forse ci si mette meno a far capire che la tortura non è solo abominio: non è neppure uno strumento efficiente per difendere “La civiltà”.

Ecco alcuni stralci dell’intervista uscita sull’Espresso a firma della bravissima Francesca Mannocchi.Dice

Ali Soufan:

“La tortura continua ad alimentare la potenzialità di maggiori radicalizzazioni…” “L’undici settembre del 2001 Ali Soufan era l’unico agente dell’Fbi a New York che parlasse arabo…Soufan era noto tra gli agenti del Bureau per le sue tecniche di interrogatorio: colto e sensibile, amante della poesia, attento a mettere a proprio agio i prigionieri, dimostrare loro rispetto delle tradizioni e la conoscenza dei testi sacri. Sedeva a terra con i prigionieri, beveva con loro tè e caffè. Nel 2006, in un saggio monografico che gli ha dedicato Lawrence Wright del New Yorker, è stato descritto come l’agente che più di chiunque altro avrebbe potuto sventare gli attacchi dell’11 settembre, se la Cia avesse condiviso decisive informazioni con lui (la storia è diventata anche una serie tv di grande successo “The Looming Tower ” visibile su Amazon Prime Video).” (Fonte: espresso.repubblica.it )

«Non dobbiamo dimenticare che parte dei problemi che abbiamo oggi sono stati determinati dalle torture perpetrate nelle carceri americane, molti dei capi di al Qaeda erano stati torturati nelle carceri egiziane, le prigioni del passato sono i luoghi in cui si sono alimentati i gruppi estremisti. Le immagini di Abu Ghraib hanno letteralmente mutato le dinamiche della guerra irachena, molte persone da ogni parte del mondo si sono unite alla guerra in Iraq quando la prima vera ondata di foreign fighters ha cominciato a partire, molti terroristi, incluso il terrorista di Charlie Ebdo a Parigi, hanno in seguito confessato come una delle ragioni per cui si sono uniti ad al Qaeda o Isis siano state le immagini di Abu Ghraib».

E ancora: «Le prigioni sono sempre state luogo d’elezione del reclutamento. Usate per fare proselitismo, molti leader di Isis si sono formati a Camp Bucca, nel sud dell’Iraq, con al Baghdadi. Sono anni che proviamo a portare l’attenzione dei governi sul tema delicato del reclutamento in prigione, e se questo avviene nelle prigioni del Regno Unito o degli Stati Uniti, immagini cosa possa accadere ora in Iraq o in un capannone in Siria con 300 detenuti in ogni cella. Puoi mettere qualcuno in prigione, ma non puoi mettere in prigione le loro ideologie e il loro immaginario. Non abbiamo ancora delle linee guida su come arginare il reclutamento in carcere, nonostante gli avvertimenti e le testimonianze del passato. E ora abbiamo una nuova generazione in Siria, Libia, Yemen, Iraq, Nigeria. Non solo i figli dei miliziani che sono una minoranza, ma ragazzini cresciuti imbevuti di violenza, senza istruzione. Anche se l’Isis fosse finito, possono essere il terreno fertile di nuovi gruppi estremisti. Saranno i primi obiettivi del futuro terrorismo».

Leggi anche:
Iraq: la guerra è finita solo in tv!
Beirut “come in guerra”, in un paese già in guerra: cosa c’è da sapere
La guerra delle donne americane per l’acqua pulita

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Potrebbe interessarti anche

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Scrittore, teatrante, regista, disegnatore, è Direttore creativo di People For Planet.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy