L’acqua e la guerra contro i popoli

Un grande business del presente e del futuro

Sappiamo da tempo che il rifiuto di garantire a tutti l’accesso alla fonte della vita, di privatizzarne o militarizzarne la gestione, così come l’avvelenamento delle falde acquifere, sono armi essenziali e strategiche della guerra di tutti gli Stati contro tutti i popoli. Quel che forse non conosciamo bene e non teniamo sempre presente è la dimensione generalizzata di questa offensiva contro l’esistenza stessa de los de abajo. Raúl Zibechi cita qui alcune situazioni dell’América Latina dove la situazione si fa sempre più drammatica, sebbene, proprio in quella regione, la gestione comunitaria dell’acqua sia una tradizione consolidata e tutt’altro che marginale, soprattutto nelle zone dov’è più forte la presenza delle popolazioni indigene. Spetta comunque a loro e, più in generale, ai movimenti antisistemici, precisa Zibechi, garantire il diritto all’acqua, di fronte alla collusione tra Stati e imprese monopolistiche per fare sempre più dell’acqua un grande business del presente e del futuro.

Nessuno si sorprenderà se diciamo che l’acqua viene utilizzata come arma di guerra contro i popoli. Il caso della Striscia di Gaza parla da sé. Tuttavia, non abbiamo ancora idea dell’entità del fenomeno, perché siamo abituati a considerare che i casi più noti siano piuttosto delle eccezioni. Niente di più sbagliato.

Milioni di persone sono prive di acqua nelle grandi città dell’América Latina, in particolare a São Paulo e a Città del Messico. Non ci sono cifre chiare sui problemi di approvvigionamento, ma è certo che l’acqua è sempre più contaminata, scarsa e, di conseguenza, viene militarizzata dagli Stati. Il cambiamento climatico e la crescente disuguaglianza  giocano contro i settori popolari che sono i più colpiti dalla crisi nella fornitura di acqua potabile di qualità.

In El Salvador, il 90 per cento dell’acqua è contaminata, piena di sostanze chimiche come il glifosato, come evidenzia un recente studio. In Uruguay, un paese che aveva una buona qualità dell’acqua e dei servizi in generale,quest’estate le spiagge pullulavano di cianobatteri a causa dell’eccessivo uso di glifosato nelle coltivazioni di soia transgenica. Il risultato è che le famiglie di classe media possono comprare i filtri a carboni attivi per purificare l’acqua (da 200 a 500 dollari al pezzo), mentre i settori popolari la consumano contaminata.

In Brasile l’Agenzia Nazionale delle Acque [Agência Nacional de Águas, ANA] ha appena reso pubblico che in 15 anni ci saranno 55 milioni di abitanti delle aree urbane a rischio idrico, il che impone la realizzazione di opere milionarie per le quali non c’è un budget.  Nel 2016 c’erano 812 municipi (sui 5000 complessivi del paese) che erano riforniti con camion-cisterna, sempre sorvegliati dai militari per il rischio di assalti. L’agenzia riconosce che anche se si realizzassero le opere programmate, ci saranno ugualmente milioni di persone senza accesso all’acqua.

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Redazione People For Planet

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