L’Alabama vieta l’aborto violando i diritti delle donne

Il no anche in caso di stupro e incesto

L’Alabama vieta l’aborto approvando la legge più restrittiva d’America. Una legge choc, che di fatto mette fuori legge l’interruzione di gravidanza anche di fronte a uno stupro o a un incesto. L’unica eccezione contemplata è quella del rischio «serio» per la vita della futura mamma. E in tutto il Paese riesplode la polemica, proiettando il tema dell’aborto al centro della campagna elettorale per la Casa Bianca.

Con i candidati democratici che attaccano all’unisono la norma e assicurano che si batteranno per difendere i diritti delle donne davanti alla Corte Suprema. L’obiettivo della legge è proprio quello di arrivare di fronte ai nove saggi dell’Alta Corte e approfittare della maggioranza conservatrice con le nomine dei giudici Brett Kanavaugh e Neil Gorsuch per infliggere una spallata alla ‘Roe v. Wadè, la storica sentenza del 1973 che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Proprio con l’obiettivo di finire in Corte Suprema è stata messa a punto la legge, che si spinge ben oltre le misure anti-aborto approvate in altri Stati americani nell’era Trump, durante la quale si è assistito al proliferarsi di leggi anti-abortiste. La norma dell’Alabama, oltre a vietare di fatto l’interruzione di gravidanza in ogni circostanza, stabilisce che i medici che la praticano rischiano fino a 99 anni di carcere. Mentre quelli che solo tentano di praticarla possono finire in carcere per 10 anni.

 [L’articolo completo: L’Alabama vieta l’aborto anche in caso di incesto e stupro, bufera sulla legge choc su Il Messaggero]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> In Alabama una legge vieta l’aborto. Anche in caso di stupro: Incostituzionale; ma è solo l’ultima di misure varate in quasi 20 Stati dell’Unione, appositamente per riportare la questione aborto davanti alla Corte Suprema di Washington: nella speranza di cancellare la storica sentenza Roe vs. Wade.

Sono tutti repubblicani, uomini e bianchi i 25 senatori che in Alabama nella notte italiana hanno votato una legge che vieta l’aborto praticamente in tutti i casi, anche per le vittime di stupro e incesto. Li vedete uno ad uno in questo articolo del Guardian […]

Hanno votato a favore 25 repubblicani, due si sono astenuti; hanno votato contro sei democratici del Senato, uno si è astenuto. Il testo è passato dopo furiosi dibattiti; ma è un fatto che al Senato ci sono sono quattro donne… tutte democratiche.

Sembra un incubo da Racconto dell’Ancella e invece è tutto vero; e proprio con i vestiti rossi delle ancelle del romanzo di Margaret Atwood si sono vestite le manifestanti di fronte al Senato dell’Alabama.

Un’immagine, quella delle donne vestite di rosso con la cuffia a velare il viso, ormai sempre più frequente man mano che si moltiplicano gli attacchi al corpo delle donne. Quella dell’Alabama è solo l’ultima, anche se la più restrittiva, delle leggi che in vari Stati dell’Unione dominati dai conservatori cercano di mettere fine all’aborto; ben sedici degli Stati Uniti hanno già passato o stanno lavorando a un testo che impedisca l’interruzione di gravidanza quando il medico può percepire il battito cardiaco del feto, cioè ad appena sei settimane dal concepimento. Continua a leggere… [Fonte: IODONNA.IT – Alessandra Quattrocchi]

>“Roe contro Wade”, la sentenza sull’aborto che ha cambiato l’America: Si chiamava Norma McCorvey e lavorava come cameriera in un bar. Era bisessuale. Era alcolizzata e tossicodipendente. Nel 1971 si era rivolta al Tribunale di Dallas sostenendo di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro: aveva chiesto di essere autorizzata ad abortire, nonostante la legge del Texas vietasse l’aborto sanzionandolo come un crimine.
Nacque così la mitica causa “Roe contro Wade”, che esattamente quarant’anni fa, il 22 gennaio del 1973, si concluse con quella che ancora oggi rimane la più controversa sentenza mai pronunciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti […]

Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con una maggioranza di 7 a 2, decretò l’incostituzionalità della legge del Texas che vietava l’aborto. La donna, scrissero i giudici, ha un diritto costituzionale ad interrompere la gravidanza: ha diritto ad abortire “per qualsiasi ragione” per tutto il primo semestre di gravidanza, mentre negli ultimi tre mesi solo “per ragioni di salute”.  Quello stesso giorno, contemporaneamente a “Roe contro Wade”, la Corte Suprema decise anche il caso gemello “Doe contro Bolton”, stabilendo che nel verificare le “ragioni di salute” che giustificavano l’aborto, il medico avrebbe dovuto considerare rilevanti non solo le questioni attinenti la salute in senso stretto, ma anche tutti gli altri fattori rilevanti per il benessere della paziente, inclusi quelli “emozionali, psicologici, familiari”. Continua a leggere… [Fonte: LINKIESTA.IT – Alessandro Tapparini]

> Il duro commento di Chiara Ferragni sul divieto di abortire in Alabama: […]“Quello che sta succedendo in Alabama è pazzesco”, ha scritto l’influencer di Cremona “Una donna è responsabile del suo corpo e lei è l’unica che può prendere delle decisioni. Da adesso una donna che vuole abortire in Alabama dopo aver subito uno stupro avrà una condanna peggiore di chi supra. È inquietante”. Queste le parole dure della fashion blogger, che appare quasi scioccata per la nuova legge entrata in vigore nello stato dell’Alabama.

La legge approvata in Alabama stabilisce che l’aborto è vietato anche in caso di incesto o di stupro. Interrompere la gravidanza sarà permesso solo in determinate circostanze e unicamente per salvaguardare la salute della madre. 

Pene pesanti anche per i medici che violano la legge, che rischiano fino a 99 anni di carcere. In realtà, al contrario di quanto scrive la Ferragni, la donna che si sottopone ad aborto non è considerata penalmente responsabile.

Nel testo della proposta di legge si sottolinea che il numero di feti abortiti è superiore a quello delle persone uccise nei gulag di Stalin o nei campi di sterminio della Cambogia. Continua a leggere… [Fonte: TPI.IT – Cristiana Mastronicola]

Fonte immagine copertina: The New Yorker

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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