L’alluminio è eterno

L’alluminio è eterno

E l’Italia è al primo posto in Europa nel riciclo di questo utilissimo materiale

Osservate bene la vostra caffettiera, chiudete gli occhi e immaginate un aereo di linea e poi una delle prime lattine per bibite degli anni Sessanta, e poi ancora, venti anni prima un velivolo da caccia della seconda guerra mondiale, e poi una pentola contadina della Pianura Padana dei primi del novecento. Ebbene cosa hanno in comune tutte queste cose? È semplice, sono un pezzo di una delle più antiche filiere dell’economia riciclata: quella dell’alluminio. E con ogni probabilità l’alluminio che compone tutti questi oggetti è lo stesso. Atomo per atomo.

Già, perché da 130 anni l’alluminio è usato in tutto il pianeta, e il 75% di questo metallo è tuttora utilizzato nei campi più svariati, da quello domestico a quello astronautico, in un riciclo infinito.

L’alluminio si utilizza ogni volta che è necessario un metallo leggero, duttile e resistente all’ossidazione; è un materiale che in passato ha trovato ostacoli nella sua diffusione solo a causa degli alti costi energetici di produzione. Oggi non è più così, e a cambiare le cose è stata la possibilità dell’alluminio di essere riciclato e riusato un numero infinito di volte per gli utilizzi più diversi. Ora lo stock d’alluminio, impiegabile direttamente per le attività umane, consente la realizzazione di oggetti come autovetture, treni, aerei, fino ad arrivare a quelli d’utilizzo quotidiano, come lattine, posate, finestre, vaschette per gli alimenti e imballaggi per i cibi. Insomma l’alluminio è ovunque e dura nel tempo.

Produzione circolare
La produzione dell’alluminio avviene attraverso la dissoluzione dell’allumina nella criolite fusa, processo con il quale si realizza un sale fuso da cui si ottiene alluminio puro tramite elettrolisi.

Il processo per arrivare dalla bauxite (il minerale dal quale si produce l’alluminio) all’alluminio ha elevati consumi di materia prima ed energetici. Per produrre un chilo d’alluminio servono circa 14 kWh d’elettricità e questo è il motivo della sua scarsa diffusione durante il XX secolo. L’alluminio, infatti, fino a qualche decennio addietro è stato utilizzato per impieghi “pregiati” nei quali non si poteva fare a meno delle sue caratteristiche di duttilità e leggerezza, come in aeronautica. Ma oggi la situazione è cambiata e l’alluminio ha sviluppato un’efficiente economia del riciclo per la sua convenienza.

Per ritrattare un chilogrammo d’alluminio dal rottame, infatti, servono circa 0,7 kWh, contro i 14 kWh della lavorazione primaria. È questa la differenza alla base del successo del riciclo dell’alluminio ben prima che si parlasse d’economia circolare.

A livello globale la produzione d’alluminio da riciclo è del 52%, pari a 53 milioni di tonnellate di prodotto, per le quali sono utilizzate 56 milioni di tonnellate di scarti e rottami. Il riciclo, rispetto alla produzione primaria, non solo evita consumi energetici importanti ma limita anche l’attività estrattiva e il conseguente impatto sul territorio. E a tutto ciò bisogna aggiungere lo stock di prodotti d’alluminio in uso, o immagazzinati dal 1888, che sono quantificabili in 812 milioni di tonnellate. Già, perché gli oggetti durevoli realizzati in alluminio, specialmente quelli destinati all’edilizia e alla meccanica – esclusi gli imballaggi – hanno un tempo medio di vita di 27 anni.
L’alluminio ha visto una decuplicazione della produzione di materiale primario nell’ultimo mezzo secolo e una crescita del 60% nell’ultimo decennio ma il riciclo è andato di pari passo, con 27 milioni di tonnellate d’alluminio secondario che derivano da quello interno alle lavorazioni, mentre altri 26 milioni di tonnellate derivano dal riciclo degli oggetti e degli imballaggi. La metà di queste, 13 milioni di tonnellate, è derivata dal post-consumo, ossia da oggetti che provengono dalla raccolta differenziata ed è il settore che è cresciuto in maniera più rapida negli ultimi cinquanta anni (e di circa venti volte nell’ultimo decennio). Il settore dell’alluminio da riciclo è composto da un 50% di scarti interni, dal 23% di scarti pre-consumo, da un 2% di scorie e da un 25% di scarti post-consumo, che rappresentano la frazione più interessante sotto al profilo della raccolta. Questo 25% deriva a sua volta per il 6% dagli imballaggi, per il 9% dal mondo del trasporto, per il 3% dall’edilizia e per il 7% da altri utilizzi.

Italia in pole position
L’Italia sull’alluminio è in prima posizione, sia dal punto di vista commerciale sia sotto il profilo dell’economia circolare. Il 100% della nostra produzione deriva dal riciclo, cosa che ci pone al primo posto in Europa nella produzione sostenibile di questo metallo. E non è un fatto che riguarda una piccola frazione di materia, visto che il Belpaese è, infatti, il secondo produttore assoluto d’alluminio del Vecchio Continente.
Il percorso della filiera dell’alluminio in Italia vede al vertice il recupero e la preparazione al riciclo, alla quale seguono la raffinazione e rifusione, con la produzione dell’alluminio in lingotti.
A questo punto le strade si separano a seconda dell’utilizzo finale. La fonderia provvede alla realizzazione di componenti d’arredo, per la meccanica e per motori, mentre gli impianti che provvedono all’estrusione e alla laminazione realizzano come prodotti finali serramenti, imballaggi, componenti d’arredo e per la meccanica. Il tutto con 23.500 addetti e un valore della produzione di oltre sette miliardi di euro. Mezzo punto di Pil. Il riciclo, oltretutto, coniuga vantaggi ambientali, come le minori emissioni di CO2, scorie e rifiuti di processo, con quelli economici dovuti a una bolletta energetica molto più bassa.

Miglioramenti possibili
In Italia, nonostante si sia virtuosi, vi sono ancora margini di miglioramento.
Se da un lato gli scarti pre-consumo sono recuperati al 100%, su quelli post-consumo è infatti possibile fare di più. Si tratta di vere e proprie miniere urbane d’alluminio secondario, e sono molto ricche.
La perdita complessiva d’alluminio in questo segmento è di circa il 40%, con picchi del 58% per quanto riguarda i flussi provenienti dai rifiuti solidi urbani. Si tratta di una tipologia di perdita di materia che è complessa da determinare e altrettanto complicata da recuperare, perché spesso l’alluminio proviene da oggetti costruiti in maniera complessa come gli elettrodomestici, le componenti d’arredo, le apparecchiature tecnologiche e gli autoveicoli.
E a complicare la situazione c’è anche il fatto che trattandosi d’oggetti con un lungo ciclo di vita, non sono stati concepiti all’origine nemmeno per un’ipotesi di riciclo. Gli imballaggi in alluminio, salvo casi molto particolari, vengono raccolti sempre insieme ad altre tipologie di prodotti con il sistema multimateriale e dopo la raccolta il materiale viene trasferito presso appositi centri di selezione. E qui per la selezione dell’alluminio viene usato un processo inverso a quello del magnete che si usa per il ferro. L’alluminio viene respinto dalle correnti indotte che lo fanno, in questo modo, “saltare” all’interno di un contenitore dedicato. Grazie a questa tecnologia, usata sul fronte della raccolta differenziata, la maggioranza dei conferimenti entrano nelle fasce qualitative più alte, selezionando alluminio puro che non necessita d’ulteriori trattamenti.

Nuovi prodotti
Bottle CanNonostante il processo dell’alluminio abbia oltre un secolo di storia si hanno ancora oggi utilizzi innovativi interessanti.
È il caso della Bottle Can, ossia della bottiglia derivata dalla lattina, che coniuga i vantaggi d’entrambe. E non è un processo semplice. Già arrivare alla lattina per bevande non è stata una cosa scontata visto che oggi la produzione industriale della lattina in alluminio per bevande è realizzata con due pezzi e due lavorazioni – imbutitura e aggraffatura del coperchio stampato, mentre una volta era realizzata con tre pezzi e quattro lavorazioni – piegatura, saldatura e aggraffatura del coperchio e del fondo.
La bottiglia in alluminio utilizza il processo di base (quello della lattina) con l’introduzione di una tecnologia di origine italiana per la deformazione del corpo nella tipica forma della bottiglia. In questa maniera l’industria del packaging dell’alluminio riesce a ottenere oggetti che coniugano design con efficienza industriale nei processi produttivi, realizzando con un materiale “innovativo” nuove categorie d’imballaggi.
Le performance ambientali non si limitano solo alla riciclabilità ma, grazie alla leggerezza della bottiglia in alluminio, si ottengono importanti benefici in termini di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni nelle fasi di trasporto, logistica e refrigerazione. E se da un lato i vantaggi della bottiglia in alluminio sono quelli classici dei contenitori che utilizzano questo metallo, ossia leggerezza, stabilità, infrangibilità, riciclabilità al 100%, protezione da luce, aria e microrganismi, a tutto ciò s’aggiunge una caratteristica: la presenza del tappo. Il fatto che la bottiglia sia facilmente richiudibile, infatti, ne allunga il ciclo di vita nella fase dell’utilizzo e favorisce il riuso. Tutto ciò, volendo, per un numero infinito di volte, vista la stabilità nel tempo dell’alluminio. In questa maniera si batte la logica dell’usa – una sola volta – e getta che è tipica della grande maggioranza degli imballaggi.

Nuovi imballaggi
Non solo lattine e bottiglie: anche i nuovi imballaggi possono usare l’alluminio, come la capsula del caffè, che dopo l’utilizzo contiene ancora il 98% della materia organica originale e che non è possibile né mandare in fonderia, né al compostaggio così com’è. Un problema che solo qualche anno fa avrebbe arricchito le discariche, eppure come ha teorizzato Gunter Pauli (il fondatore della “Zero Emissions Research Initiative“, rete internazionale di scienziati, studiosi, ed economisti che si occupano di trovare soluzioni innovative, progettando nuovi modi di produzione e di consumo a minor impatto ambientale)
anche questo caso può innescare un processo d’economia circolare a cascata; e infatti una soluzione è stata trovata.
È stata infatti attivata la raccolta delle capsule usate presso i punti vendita, dove i consumatori possono consegnarle quando acquistano quelle nuove. Gli operatori delle municipalizzate svuotano i bidoncini presenti nel punto vendita, portano le capsule alla piattaforma, dove vengono stoccate in un container che una volta pieno viene portato in un apposito impianto che frantuma le capsule, separando l’alluminio dal caffè. L’alluminio, che è di qualità pregiata visto che è tutto dello stesso tipo, va in fonderia e il caffè all’impianto di compostaggio.
Un esempio di come un’accurata scelta dei materiali rende possibile l’innesco di processi d’economia circolare anche su oggetti complessi.

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet