Larissa Iapichino: quando essere “figli di” non c’entra niente col familismo

La mamma è Fiona May, il papà Gianni Iapichino. Eppure non sono loro i suoi allenatori: «C’è bisogno della giusta distanza e un genitore non può averla»

Dieci giorni fa, il week-end sportivo ha regalato all’Italia due notizie particolarmente confortanti per il futuro. Larissa Iapichino – figlia d’arte, di Gianni Iapichino e Fiona May – ha saltato in lungo a soli sedici anni (tra pochi giorni diciassette) la misura di 6,64. Alla sua età nessuna era andata così lontano. L’altra notizia è arrivata dal nuoto: la 14enne Benedetta Pilato ha stabilito il nuovo record italiano dei 50 metri rana.

Fin qui la cronaca. Che il Corriere della Sera ha arricchito con un approfondimento sull’adolescente Larissa. E nella pagina che il quotidiano di via Solferino ha dedicato alla giovane atleta c’è un aspetto che ci ha particolarmente colpiti. Figlia di atleti, mamma e papà hanno deciso di non seguirla dal punto di vista sportivo. Insomma non sono loro gli allenatori di Larissa. 

Gianni Iapichino ha spiegato la decisione affidandosi al titolo di un film italiano: “La giusta distanza”. «La giusta distanza – racconta il papà di Larissa, un passato di astista e di allenatore di Fiona May – è quella tra tribuna e pista. Considerata l’età di Larissa, tra me e lei la conflittualità sarebbe stata continua e con l’esuberanza della madre avrebbe avuto problemi. Tra allenatore e atleta ci deve essere un rapporto quasi da padre e figlio. Quel quasi impedisce al genitore di essere un buon coach». 

Parole che andrebbero scolpite nei cieli italiani e non solo. In tempi in cui tanti talenti vengono invece imprigionati e fagocitati da genitori che ne diventano gli allenatori i manager i consulenti e tanto altro ancora. Di esempi è piena la storia dello sport, e anche il presente a dire il vero. Appena si ha la consapevolezza di avere un talento in casa, tutte le risorse vengono dedicate a lui (o a lei). Con il conseguente carico emotivo e di responsabilità. Si confondono i ruoli, come ricorda giustamente Iapichino.  

Apprendiamo che Larissa ha due allenatori: uno per il salto il lungo (Gianni Cecconi) e una per gli ostacoli (Ilaria Ceccarelli), l’altra specialità dove ha qualità folgoranti. Larissa non ha ancora scelto. Ha quasi 17 anni e deve divertirsi. La specializzazione può attendere. Non molto, ma ancora un po’. O magari riuscirà a curare entrambe le specialità, non lo sappiamo. Per ora, Larissa è una ragazza che si diverte con l’atletica. Che va a scuola, studia, si impegna. E può contare su genitori che sanno sin troppo bene quanto sia accidentata e faticosa la strada che conduce al successo sportivo. Una strada che si può scegliere di percorrere, ma che a un certo si può anche abbandonare. Per svariati motivi.

E anche qui avere un padre come Iapichino aiuta. «La storia – racconta al Corriere della Sera – ci insegna che la maggior parte dei super talenti si perde quando, com’è naturale, comincia a far fatica a migliorare o trova avversari forti. Larissa sta imparando cosa sono la fatica e la gestione del tempo». Oltre al talento, la natura ha voluto dotare Larissa anche di genitori intelligenti. Due fortune non da poco.

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

Massimiliano Gallo

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Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.