L’assordante silenzio delle donne italiane sulla vicenda Wanda Nara

La scorsa settimana il calcio italiano ha intrecciato per due volte le proprie vicende con la cosiddetta questione femminile.

Uno scherzo de Le Iene a Insigne, con la complicità della moglie, per sottolineare la sua debordante gelosia; e l’incancrenirsi del turbolento rapporto tra Icardi e l’Inter a causa soprattutto della sua moglie-procuratrice Wanda Nara.

Nel primo caso non sono mancati, sia sui social sia sulla stampa cosiddetta tradizionale, voci che esprimessero critiche anche feroci nei confronti della visione della donna che ha il neocapitano del Napoli. Tutto nasce dalla moglie che racconta di aver dovuto chiudere i social per espresso desiderio di Insigne. Il Fatto quotidiano ha definito lo scherzo un’unità di misura del fallimento delle politiche di educazione di genere in Italia.

Per la vicenda Wanda Nara, invece, è molto più arduo imbattersi in voci anche femminili che si levino in sua difesa. Soprattutto sui social. Sulla stampa più o meno tradizionale, qualcuno lo ha fatto. Gianni Mura, ad esempio, su Repubblica. Ha scritto che “Wanda Nara manager turba i tifosi maschi”. In realtà, a nostro avviso, fa anche inviperire e di brutto le tifose. Ne hanno scritto il manifesto e il giornale on line.

Nel salottino di domenica sera di Sky, il povero Sandro Piccinini si è trovato isolato in difesa della moglie di Icardi. Additata dal resto degli ospiti – tutti ex calciatori – di aver violato la sacralità dello spogliatoio e di aver accusato di inefficienza i compagni di squadra del marito. Billy Costacurta – glorioso difensore centrale del Milan che fu e della Nazionale – si è spinto fino a dire che se sua moglie avesse pubblicamente parlato male dei suoi compagni di squadra, l’avrebbe cacciata di casa. E Piccinini, con tutta la nostra solidarietà, lo ha garbatamente tacciato di sessismo e maschilismo.

In questa vicenda di pallone, il tanto vituperato e volgare pallone, è assordante il silenzio dell’universo femminile. Verrebbe da dire: se non ora, quando? C’è una donna che fa la procuratrice di un calciatore che è anche suo marito. Accade ormai per tantissimi giocatori i cui interessi vengono curati dai propri familiari. Tutti vengono accettati. Lei no. Noi una nostra ideuzza ce la siamo fatta. E non è legata certo alle accuse di Wanda ai compagni del marito. Ha solo detto che a Icardi arrivano pochi palloni giocabili. O che Perisic – altro calciatore dell’Inter – aveva chiesto di andar via. Per questo ha violato la sacralità dello spogliatoio? Mah.

La verità, a nostro avviso, è che Wanda Nara è donna, è bella, anzi è bona, non sta nel calcio in punta di piedi, non chiede permesso, non si genuflette anzi sbatte la porta e alza la voce. Gestisce potere e soldi a modo suo e in nome e per conto del marito. Come fanno tutti i procuratori. Che però non hanno la sua avvenenza. Avvenenza che lei mostra sui social, in tv. E ovunque. Perché – e qui torniamo a Insigne – se ci scandalizziamo (giustamente) che un uomo nel 2019 impone o comunque chiede alla moglie di non avere profili social, allo stesso tempo ci infastidisce chi quegli strumenti li usa come meglio crede?

Wanda Nara è fondamentalmente colpevole di aver osato violare le maschiliste regole del calcio. La prima delle quali è che le donne vanno bene solo per quello. Che di calcio non capiscono niente. E figuriamoci di affari, e persino col coltello dalla parte del manico. Senza arretrare. Sfrontata. Icardi è stato a lungo escluso dalla Nazionale argentina perché “reo” di aver soffiato la donna a un altro calciatore argentino: Maxi Lopez. Che la signora Wanda Nara possa liberamente divorziare da un uomo e poi sposarne un altro, è dettaglio del tutto irrilevante nel mondo del calcio. Uomo con cui ha messo su una famiglia allargata che fa invidia agli spot del Mulino Bianco.

Tutto questo, e molto altro, ci racconta la vicenda Wanda Nara. O meglio, le cronache misogine della vicenda Wanda Nara. Senza che l’universo femminile dica a.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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