Latte in formula e violazioni della legge: le sanzioni ci sono. Ma nessuno controlla

La normativa non indica gli organi di controllo. E così le infrazioni spesso rimangono impunite

E’ proprio il caso di dire: fatta la legge, trovato l’inganno. Ci hanno pensato direttamente i legislatori: la legge che prevede le sanzioni per chi trasgredisce in materia di latte artificiale non esplicita quali siano gli organi accertatori delle trasgressioni. E’ presto detto, quindi: le sanzioni per chiunque violi la normativa (punti vendita, ospedali, farmacie, consultori, medici) ci sono, ma non c’è chi le applica. Di conseguenza non è difficile immaginare che, stando così le cose, per i trasgressori la vita non sia poi così dura.

Latte in formula: la legge è del 2009

Andiamo con ordine. Nel nostro Paese esiste una legge del 1994, aggiornata dal Decreto ministeriale 82/2009, che stabilisce le norme relative alla produzione, alla composizione, all’etichettatura, alla pubblicità e alla commercializzazione del latte in formula. E’ questa legge che, ad esempio, precisa che nel nostro Paese la pubblicità del latte artificiale destinato all’alimentazione dei bimbi nei primi sei mesi di vita è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale (compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni), ed è ancora questa stessa legge che specifica che le lettere di dimissione post parto per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno (ne abbiamo parlato in una nostra inchiesta).

Le multe ci sono…

Due anni e mezzo dopo la pubblicazione del Decreto ministeriale 82/2009, che ha messo chiaramente nero su bianco quali siano le violazioni sanzionabili riguardo produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione degli alimenti per lattanti (ovvero per i bimbi entro i primi sei mesi di vita) e di proseguimento (dopo i primi sei mesi di vita), è arrivato il decreto sanzionatorio, ovvero il Decreto legislativo 84/2011 che ha precisato quale siano gli importi dovuti per le varie trasgressioni. Articolo dopo articolo il decreto 84/2011 snocciola meticolosamente le sanzioni pecuniarie in cui incorrono, tanto per fare alcuni esempi, coloro che inseriscono uno spazio prestampato sui libretti di dimissione dei neonati dopo il parto per indicare una specifica marca di latte in formula (multe da 15 mila a 90 mila euro), oppure chi offre buoni sconto per l’acquisto di questi prodotti o fornisce campioni gratuiti e altri omaggi (multe da 12 mila a 72 mila euro).

…ma nessuno controlla

Il problema è che, però, nessuno controlla le trasgressioni. Se il decreto 84/2011 prevede le sanzioni relative alle violazioni indicate nel DM 82/2009, non fa invece alcun riferimento a quali siano gli enti preposti ad accertare le violazioni e a cui appellarsi per segnalare eventuali trasgressioni.

Organi accertatori, questi sconosciuti

Il decreto 84/2011, quindi, stabilisce l’importo delle multe per le trasgressioni ma “dimentica” di indicare gli enti preposti a effettuare gli accertamenti delle violazioni. Come spiega Mariacristina Petrolo, avvocato di Ibfan (International Baby Food Action Network) Italia, che da anni insieme ad altri colleghi si occupa di questo settore, “gli organi accertatori delle varie tipologie di trasgressioni che si possono riscontrare relativamente a produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione della formula artificiale ci sono: potrebbero essere, tanto per fare un esempio, i Nas per quanto concerne le questioni legate alla contraffazione e alla sicurezza  alimentare, il settore antitrust della Guardia di Finanza per le violazioni legate alla pubblicità, gli ordini professionali quando si rinvengono violazioni deontologiche”. Il problema è che questi organi accertatori “non sono stati  espressamente investiti di questo ruolo da alcuna legge, né circolare ministeriale. Di conseguenza, non essendo obbligati a dare riscontro delle segnalazioni che vengono loro inoltrate, queste ultime sono seguite dal silenzio più totale. Cadono nel vuoto. E, ovviamente, rimangono impunite“.

Basterebbe una circolare

Per far sì che le segnalazioni delle violazioni vengano recepite dall’organo accertatore competente e che quest’ultimo proceda con i controlli del caso ed, eventualmente, con l’irrogazione delle sanzioni, è necessario definire ufficialmente le competenze degli organi accertatori: “E’ l’unico modo – spiega l’avvocato – per indurli a rispondere alle segnalazioni effettuate”. Ma come? “Non è necessario modificare la legge, che è un meccanismo piuttosto complesso. Basterebbe che il ministero della Salute emanasse una circolare che indichi i vari organi accertatori e ne definisca i rispettivi ambiti di competenza“.

Il Tavolo tecnico sulla promozione dell’allattamento al seno

“Quattro anni fa il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno (TAS) del ministero della Salute ha formulato un’ipotesi su quale organo potesse svolgere il ruolo di accertatore delle trasgressioni, proponendo il Sian, ovvero il Servizio di igiene degli alimenti e nutrizione del Dipartimento di prevenzione, struttura tecnico-funzionale delle aziende sanitarie locali”, spiega l’avvocato. Il suggerimento del Tavolo tecnico, però, non ha comportato alcun cambiamento nella verifica e nell’irrogazione delle sanzioni perché, come spiega l’avvocato, “il suo è un potere esclusivamente consultivo, e non operativo”. E così le violazioni della legge in materia di latte artificiale, ancora oggi, continuano a restare impunite.


Articolo scritto con la consulenza di Mariacristina Petrolo, avvocato di Ibfan Italia

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Miriam Cesta

Miriam Cesta

Giornalista professionista, collabora con diverse testate dedicate al mondo della salute, della medicina e del benessere.

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