Latte: mentre i pastori sardi lo versano in strada, un film racconta perché

La politica sta contrattando per la richiesta degli allevatori di vendere un litro a non meno di un euro, ma il problema non sta lì.

Il sistema è marcio e puzza, e il latte versato a fiumi per le strade del nostro Paese scorre sullo stesso piano della censura di Coldiretti al docu-film del bolzanino Andreas Pichler, un successo in Europa, oscurato da noi da oltre un anno. The Milk System (Italia, Germania, 90’), denuncia i truci meccanismi e le dure ripercussioni della produzione intensiva di latte, non solo per quanto riguarda l’inumano sfruttamento delle vacche, ma anche perché svela i dettagli di un sistema che arricchisce le multinazionali e impoverisce fino alla disperazione gli allevatori, che arrivano al paradosso di gettarlo via, per strada. Come sta succedendo in Italia in questi giorni.

Il documentario, prodotto da Eikon Film e Miramonte Film, ha ricevuto il riconoscimento di Legambiente all’ultima edizione del Festival Cinemambiente, oltre ad aver ottenuto premi e menzioni speciali in numerosi festival sia in Italia che all’estero. Da notare la differenza d’approccio di Coldiretti, che in Italia ha stoppato la visione per paura di danni al sistema, in Germania l’ha promossa innescando un acceso dibattito, anche sulla salubrità di un alimento prodotto in catena di montaggio e con uso talvolta indiscriminato di ormoni e farmaci. Il film può essere visto al cinema solo prenotando i biglietti online su movieday.it al seguente link, è anche possibile richiedere una proiezione di The Milk System direttamente nella propria città qui cliccando su “organizza un evento”.

Contro cosa protestano i pastori sardi? Da giorni gli allevatori, piuttosto che consegnare il latte (ovino in questo caso), lo gettano per strada in spettacolari proteste emblema di un sistema feroce e dannoso per tutti. La protesta punta contro i prezzi troppo bassi per sostenere le spese degli allevatori e (al solito) imposti dalla grande distribuzione, nella quale il prezzo del pecorino è sceso progressivamente sotto il livello di costo: un litro di latte viene pagato dalle aziende intorno ai 55 centesimi se è di pecora, 44 se è di capra, mentre i pastori chiedono almeno un euro più Iva per ogni litro prodotto e pastorizzato.

I pastori stanno organizzando inoltre blocchi stradali e manifestazioni davanti alle istituzioni. Anche la squadra del Cagliari calcio è stata coinvolta, con un gruppo di allevatori che ha bloccato i cancelli del centro sportivo di Assemini. “Ormai è un problema di ordine pubblico – ha detto il pastore Nenneddu Sanna a “Un giorno da pecora”, RadioRai1 – Se non si trova una soluzione blocchiamo le elezioni del 24 febbraio”.

La risposta della politica è arrivata quindi subito. Il governo ha offerto ai pastori sardi un aumento di 10 centesimi, in modo di portare il prezzo del latte a 70 centesimi. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello dell’Agricoltura Gianmnarco Centinanio offrono anche 44 milioni di euro (divisi fra il Viminale, 10 milioni; il ministero dell’Agricoltura, 10 milioni; la Regione Sardegna, 10 milioni; e il Banco di Sardegna, 10 milioni) che dovrebbero servire a ritirare dal mercato 67 milioni di quintali di pecorino, in modo da fare salire il prezzo del latte a un euro in tre mesi. Ma i pastori vogliono tutto e subito, l’intesa ancora non c’è, e le polemiche si accendono, specie dopo che il ministro Salvini ha dichiarato: “il problema va risolto subito e si deve portare subito il prezzo del latte a un euro”. Così la questione è diventata per la prima volta di portata nazionale e anche prettamente strumentalizzata (intuita la portata mediatica della questione: tra due settimane si vota, appunto, proprio in Sardegna). I Cinquestelle, addirittura per voce del deputato (sardo e pastore) Luciano Caddeddu, hanno reagito male e rinnegato quanto proposto.

Di sicuro, infatti, il problema non può risolversi così nel lungo termine, mentre il consumo di latte e latticini è da anni in calo, anche per una diffusa presa di coscienza su un presupposto antico quanto confutabile, e cioè che il latte faccia effettivamente bene. Ormai la comunità scientifica è sostanzialmente concorde nel limitare il consumo di qualsiasi alimento di origine animale, e il latte vaccino nello specifico è notoriamente associato a un aumentato rischio tumore, a un paradossale aumento del rischio fratture (per via del lattosio), e ad altri potenziali danni che solo parzialmente vengono equilibrati dai vantaggi di un’assunzione frequente. Nel caso interessasse, un vasto studio del 2017 ha chiarito quale sia il latte vegetale più adatto a sostituire il latte vaccino (quello di soya).

Per approfondire sul tema del latte clicca anche qui

Fonte imm: Lettera43

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Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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