L’auto elettrica dura molto più delle altre. Anche in car sharing

Le auto elettriche sono spesso nel mirino. Come tutto ciò che sconvolge degli “ordini secolari”

In questo caso parliamo del settore dell’automobilismo di massa, che ha oltre cento anni, se vogliamo fissare la data della sua introduzione con la prima uscita del Modello T della Ford il 27 settembre 1908. Anche le auto elettriche, nel loro piccolo, visto che la loro diffusione per ora è limitata, non smentiscono ciò.

Se da un lato le auto elettriche sono criticate per il loro prezzo eccessivo, che dovrebbe essere molto più basso e comunque non maggiore del 100% rispetto a modelli identici a propulsione endotermica, come è oggi, sotto un altro punto di vista non ne vengono “esaltate” alcune caratteristiche che le renderebbero preziose sotto al profilo dell’economia circolare. Quindi per la sostenibilità.

L’occasione per parlarne ce la da un recente provvedimento del Comune di Milano: l'”Avviso pubblico per manifestazione di interesse per l’individuazione dei soggetti interessati a svolgere il servizio di car sharing a flusso libero sul territorio del comune di Milano“. Si tratta di un provvedimento che mira allo sviluppo e al proseguimento del car sharing, che è una delle carte vincenti nel migliorare le condizioni di vita delle metropoli e anche la qualità dell’aria, visto che sempre più spesso gli utilizzatori di questo servizio rinunciano al possesso dell’auto e usano il car sharing come trasporto di “ultima istanza” quando il servizio di trasporto pubblico su rotaia o su gomma non è disponibile, o non corrisponde alle esigenze dell’utenza.

Ruote scadute

All’interno del dispositivo del Comune di Milano si dice testualmente: «I veicoli delle flotte Car Sharing già presenti alla data di pubblicazione del presente Avviso Pubblico e appartenenti agli operatori precedentemente autorizzati dal Comune di Milano e che manifestano interesse con il presente avviso potranno rimanere in flotta fino al compimento del quarto anno dalla prima immatricolazione o al raggiungimento di 100.000 km», e ancora successivamente, «Non possono essere utilizzati per la flotta del servizio di Car Sharing veicoli privi di tutti gli equipaggiamenti minimi previsti dal Codice della Strada e che abbiano più di quattro anni dalla data di prima immatricolazione e/o più di 100.000 km di percorrenza».

Un provvedimento che, specialmente per i mezzi elettrici, è un controsenso per una serie di motivi. La prima questione è che tutti i mezzi elettrici hanno un livello di usura molto più basso di quelli endotermici. Basti pensare che gli organi in movimento di un motore elettrico arrivano a malapena a venti, mentre sono più di 900 in un motore endotermico. E a ciò bisogna aggiungere il fatto che sia il motore, sia le batterie sono sostituibili rapidamente, con poca spesa di manodopera e non esiste un sistema di raffreddamento, tutte ragioni per le quali imporre una scadenza temporale o chilometrica, utilizzando gli stessi parametri delle autovetture endotermiche appare un controsenso.

Elettrico secolare

Eppure a Milano la “resistenza” dei mezzi elettrici dovrebbero conoscerla. Lo storico tram “il Ventotto” classe 1928, presta tutt’ora un onorato servizio con oltre cento esemplari, nella città meneghina – e anche a San Francisco, dove, al contrario di Milano non mancano le salite – ed è stato costantemente mantenuto e ammodernato nel tempo, con l’installazione di computer di bordo, di navigatori e dei sistemi di radiocomando degli scambi, dalle squadre di manutenzione Atm dell’Officina generale di via Teodosio. Insomma l’elettrico dimostra che di resistenza all’usura, e di resilienza, ne ha da vendere, ragione per la quale non si capisce il motivo della messa fuori esercizio voluta dal Comune di Milano, e non si punti a una profonda e accurata revisione, dei mezzi elettrici.

Oltre a ciò la messa in scadenza dei mezzi più vecchi di quattro anni mette pesantemente fuori gioco gli operatori che hanno creduto da anni nell’elettrico come Share’n Go che solo su Milano ha un flotta di circa 700 auto elettriche, delle quali una buona parte in “scadenza” a causa del provvedimento..

E le conseguenze di ciò non sono solo economiche per gli operatori, ma anche ecologiche. L’obsolescenza programmata per mezzo di un provvedimento amministrativo, infatti, che destina alla rottamazione oggetti per realizzare i quali sono state utilizzate risorse che oggi in questa fase non sono rinnovabili, visto che sia l’energia impiegata, sia i materiali utilizzati, sono solo in minima parte sostenibili, appare anacronistica. I dati mondiali parlano chiaro. L’82% dell’energia impiegata sul Pianeta è di origine fossile, mentre il 91% delle materie prime non viene riciclato dopo l’utilizzo.

Non sappiamo l’origine di un simile provvedimento ed è probabile, in realtà, che ciò sia dovuto più a un’omologazione burocratica di tutta una serie di categorie di mezzi, senza tenere conto della loro specificità tecnologica che non per una volontà specifica di “penalizzare” sia l’elettrico in generale, sia chi innova in anticipo sui tempi, cosa che capita spesso in Italia, specialmente con le pratiche legate all’ecologia e alla sostenibilità. Si tratta di barriere culturali radicate nella pubblica amministrazione che devono essere rimosse, visto che questo segnale è solo l’ultimo che si aggiunge a un panorama ormai vasto, nel quale spiccano, per esempio, le battaglie delle Sopraintendenze contro le energie rinnovabili.

In verità però se il Comune di Milano è stato “disattento” all’economia circolare delle auto elettriche per il car sharing, bisogna dire che un filo d’attenzione ce l’ha messa. Le auto elettriche per car sharing non pagheranno, infatti, il canone per l’utilizzo del suolo comunale fino al 2024, data dalla quale verseranno al Comune 40 euro/mese a veicolo, mentre quelle endotermiche pagano già oggi 100 euro/mese a veicolo che arriveranno a 150 nel 2024. Insomma almeno su questo fronte il Comune di Milano un filo di buona volontà l’ha messa.

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Copertina: disegno di Armando Tondo

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Giornalista scientifico e ambientale. E' Direttore Responsabile di People For Planet

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