Lavorare meno e produrre di più si può, a patto di spegnere lo smartphone. La “distrazione digitale” provoca un calo di produttività. Disegno di Armando Tondo, dicembre 2019

Lavorare meno e produrre di più? Si può

A patto di spegnere lo smartphone

Alzi la mano chi, impegnato in ufficio 40 ore alla settimana, non vorrebbe poter lavorare meno a parità di stipendio. E anche chi non ha mai avuto l’impressione che la mole di lavoro, invece di calare grazie alle nuove tecnologie, aumenti come un enorme “blob” dal quale non si riesce a sfuggire.

In effetti l’avvento dell’era digitale aveva portato con sé anche la convinzione che, grazie ai computer e soprattutto alla rete, avremmo sveltito il lavoro e guadagnato tempo libero.

La quotidianità dimostra il contrario ma alcune aziende hanno sperimentato nuovi modelli di lavoro che invece sembrano confermare quell’assunto.

La sfida di Lasse Rheingans, imprenditore tedesco

Nel novembre 2017 prese una decisione: i suoi 16 dipendenti sarebbero entrati in ufficio alle 8.00, per uscirne alle 13.00; 25 ore a settimana a parità di stipendio e ferie. E oggi, due anni dopo, si dice più che soddisfatto: l’azienda ha mantenuto lo stesso livello di produzione e i dipendenti, più felici, offrono un lavoro migliore ai clienti.

La ricetta raccontata al Wall Street Journal, nella sua semplicità, è disarmante: durante le ore di lavoro le chiacchiere sono sconsigliate mentre l’uso dei social media proprio vietati; i cellulari rimangono spenti in borse e zainetti, e le mail aziendali vengono controllate solo due volte al giorno; la durata delle riunioni non supera, salvo eccezioni, i 15 minuti.

Sì, avete letto bene: nessun accesso ai social e cellulari spenti. Cioè per 5 ore nessuna comunicazione con familiari e amici… «Aghhh, non potrei mai farcela» – sembra di sentirlo questo mantra – «almeno 5 minuti per rilassarsi, daaai, un’occhiatina a quanto succede in giro, una risata con condivisione dell’ultima cretinata dello youtuber di turno … non può che far bene, rilassa, ricarica…»

Ecco il punto: non è vero.

Cioè non è vero che la pausa su smartphone sia ristoratrice, mentre è dimostrato che la “distrazione digitale” provoca un calo di produttività.

La distrazione digitale

Chi tiene accanto a sé lo smartphone mentre studia o lavora non ha la percezione dell’«interferenza» che questo produce. Eppure ogni volta che siamo interrotti da una notifica, da un tweet, da una chiamata, dal messaggio di una delle tante app che abbiamo sul nostro smartphone, la nostra concentrazione cade a picco. E, ci dicono recenti studi, possono volerci anche 25 minuti per ritrovare quel livello di attenzione che avevamo raggiunto prima dell’interruzione.

Se a questo si aggiunge che in media un lavoratore controlla la posta 74 volte al giorno e tocca lo smartphone 2.617 volte… beh, altro che riposo! Si tratta invece di abitudini ci tengono in un costante stato di distrazione e iperstimolazione.

Ben vengano allora le sperimentazioni come quella di Rheingans; e se di “smart”, invece di un imprenditore, avete a portata di mano solo un cellulare, non vi resta che seguire i nostri consigli per disintossicarsi dall’ipertecnologia!

Altre fonti:
https://www.quotedbusiness.com/thm-22-jobs-skills/paese-3-germania/art-3862-5-ore-di-lavoro-anziche-8-ma-senza-social-pause-e-smartphone
https://www.wallstreetitalia.com/microsoft-a-lavoro-quattro-giorni-a-settimana-anziche-cinque-risultati-positivi/
http://www.businesspeople.it/Lavoro/Lavorare-5-ore-giorno-aumenta-produttivita-esperimento-tedesco-112402

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Maria Cristina Dalbosco

Maria Cristina Dalbosco

Fa parte della Redazione di People For Planet. Scrive e si occupa dell'editing e della revisione dei contenuti

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