Lavorare meno, lavorare tutti

Una proposta realizzabile a costo zero

Lavorare meno + lavorare tutti = economia in ripresa + lavoratori meno stressati. La proposta di  legge regionale firmata da Piergiovanni Alleva, per anni ordinario di Diritto del lavoro presso l’Università di Bologna e poi Consigliere regionale, vorrebbe realizzare questa formula per ridurre la disoccupazione distribuendo il monte orario su un più ampio numero di persone e senza lo stanziamento di fondi specifici.

«Lavorare meno»: il lavoratore che in forma volontaria aderisce alla proposta andrà a lavorare un giorno in meno e la perdita di stipendio andrà compensata con strumenti di welfare aziendale su servizi comunque a lui necessari.

«Lavorare tutti»: se questa proposta un giorno diventerà legge, per ogni quattro lavoratori che aderiscono, si andrebbe a creare un nuovo posto di lavoro.

Secondo il sociologo Domenico De Masi, nel suo libro “Il lavoro nel XXI secolo”, edito da Giulio Einaudi: il progresso tecnologico è andato ad eliminare, e in forma sempre più rapida, più manodopera di quanta riusciamo a riassorbirne; in pochissimi anni le operazioni dei settori agricolo, minerario, manifatturiero si sono realizzate con un quarto di quell’energia umana che prima era necessario impegnarvi. E quella curva continuerà a crescere molto velocemente, riducendo ancora inevitabilmente la domanda di lavoro.

C’è un dossier pubblicato da Arel, Agenzia di ricerca e legislazione, realizzato dall’economista Carlo Dell’Aringa, dove si scopre che in Italia in dieci anni si è verificata una riduzione delle ore di lavoro di circa il 15 per cento, ma il numero di persone che risultano occupate è lo stesso.

Le persone lavorano meno ore perché trovano solo occupazioni non piene oppure stagionali. Secondo molti economisti,  una riduzione della quantità di lavoro pro capite, non è di per sé un fattore negativo, ma ciò deve avvenire in un quadro di redistribuzione del lavoro controllata, cogestita e sostenuta dal welfare, aumentando di fatto il numero di occupati complessivo.

In Germania è stato siglato un accordo con i sindacati per consentire ai metalmeccanici con esigenze famigliari di ridurre l’orario a 28 ore settimanali, pur mantenendo i livelli salariali. In questo modo, considerando che i metalmeccanici sono prevalentemente uomini, si dà a loro la possibilità di partecipare alla vita e agli impegni familiari, condividendo con le donne gli impegni e i carichi di queste funzioni, ma anche il piacere di partecipare più attivamente alla vita familiare.

Nel nostro Paese questo modello potrebbe risultare però difficile da replicare: questa flessibilità è ben gestibile nelle imprese di grandi dimensioni, mentre nelle piccole si rischia di imbattersi in gravi problemi di direzione. “E nella tipica impresa italiana, che ha meno di 15 dipendenti, la riduzione d’orario di un dipendente potrebbe aggravare i carichi di lavoro di un altro, a meno che non vi sia una seria pianificazione dei compiti e una gestione manageriale” spiega nel dossier Dell’Ariga.

Nella proposta di riduzione di un giorno di lavoro di Piergiovanni Alleva, per aggirare lo scoglio principale, che è la riduzione dello stipendio di circa il 20%, è previsto che questa quota venga compensata con forme di welfare aziendale, che però devono essere defiscalizzate. Si tratterebbe di servizi che il lavoratore sosterrebbe comunque: dall’asilo ai buoni spesa; il datore di lavoro – allo stesso tempo – non pagherebbe le tasse su questi voucher.

La Coop si sarebbe detta disponibile a fornire buoni spesa con uno sconto del 15% in funzione dei nuovi contratti.

Secondo la proposta di legge di Alleva, è però necessaria una modifica a livello nazionale nel testo Unico delle imposte sui redditi, che dovrà essere estesa, incrementando l’elenco dei bonus per i quali è prevista la defiscalizzazione con i voucher offerti al lavoratore, al pari degli altri benefit di welfare aziendale.

Il datore di lavoro non ci rimette nulla, anzi, ringiovanisce l’organico: la proposta di legge darebbe priorità alle nuove assunzioni, ai giovani disoccupati sotto i 29 anni per i quali è previsto un salario di ingresso inferiore, ma comunque uno stipendio.

Per il lavoratore, non c’è bisogno di dire cosa significhi avere tempo in più: oltre a meno stress e maggiore produttività complessiva nelle ore lavorate, anche una maggiore partecipazione alla vita familiare,  ma anche, e in generale, la possibilità di utilizzare questo tempo per altre attività capaci di “produrre” beni utili per migliorare la qualità della vita, individuale e collettiva.

Fonti:

http://espresso.repubblica.it/affari/2018/06/04/news/lavorare-meno-lavorare-tutti-oggi-piu-che-mai-e-indispensabile-ridurre-l-orario-di-lavoro-1.323303

https://ilmanifesto.it/lavorare-meno-lavorare-tutti-2/

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/24/lavorare-meno-lavorare-tutti-la-rivoluzione-che-parte-dallemilia-romag/37544/

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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Elisa Poggiali

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