Lavori socialmente utili da chi percepisce il Reddito di Cittadinanza

Arrivano i Puc, progetti utili alla collettività

La fase 2 del Reddito di Cittadinanza è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio scorso e prevede che i beneficiari del reddito di cittadinanza diano la loro disponibilità a svolgere gratuitamente attività “in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”.

Aiuto nella manutenzione del verde pubblico, assistenza agli anziani, accompagnamento agli scuola bus, supporto nell’organizzazione di manifestazioni culturali e così via: sarà il Comune a decidere in quale ambito impiegare le persone che hanno firmato il patto per il lavoro.

In pratica, mentre sostengono i colloqui previsti dalla legge i percettori del reddito dovranno svolgere attività che aiutino la collettività attivate dai Comuni di residenza o da enti del terzo settore coinvolti nei progetti. Si tratta di un obbligo: coloro che rifiutassero i Puc perderebbero il diritto al reddito.

Scrive il Fattoquotidiano.it: “In pratica, un ritorno con una nuova formula dei lavori socialmente utili, che furono introdotti per la prima volta nel 1993 per coloro che ricevano la cassa integrazione straordinaria e poi estesi anche ai lavoratori in mobilità e ai disoccupati di lunga durata con il pacchetto Treu del governo Prodi I.”

L’obbligo prevede un impegno che varia tra un minimo di 8 ore a un massimo di 16 ore settimanali e saranno favorite le propensioni individuali, i beneficiari potranno inserire le proprie preferenze in merito alle aree di intervento dei progetti.

Chi è esonerato dal Puc

La partecipazione è solo facoltativa per le persone occupate con un reddito superiore a 8.145 euro per lavoro dipendente e 4.800 euro per lavoro autonomo, per coloro che frequentano un corso di studi o di formazione, per i beneficiari della Pensione di cittadinanza, per gli over 65, per le persone con disabilità, per chi all’interno di un nucleo famigliare deve prendersi cura di minori o persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Sono esonerate dall’obbligo anche le persone che lavorano già più di 20 ore settimanali, che svolgono tirocini, che non si trovano in condizioni di salute idonee (compresa la gravidanza).

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Foto di Henning Westerkamp da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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