Lavoro: il diritto di ripartire in sicurezza

La festa dei lavoratori di questo Primo maggio 2020 sarà ricordata per il sapore amaro dell’incertezza

Le aziende devono rispettare un Protocollo sicurezza, ma faticano a trovare i dpi (dispositivi di protezione individuale).
Il rischio maggiore è per chi si trova a contatto con il pubblico. E, se non bastasse, in Ue sono 60 milioni i lavoratori a rischio elevato.

Necessariamente, il mondo del lavoro post-Covid sarà diverso

Abbiamo sperimentato lo smart working forzato, ci siamo resi conto che avrebbe potuto essere adottato da molte realtà lavorative già da molti anni e ne abbiamo compreso i vantaggi in termini di risparmio di tempo, di aumento della produttività, di migliore conciliazione lavoro-famiglia, di riduzione dell’inquinamento. Le aziende e le fabbriche che non si sono mai fermate e non hanno potuto adottare il lavoro agile stanno già sperimentato le misure che dal 4 maggio, via via, tutte le altre dovranno adottare. Dobbiamo abbattere il rischio di contagio nei luoghi di lavoro: è questo l’imperativo.

Parola chiave: “sicurezza”

Oggi più che mai la priorità nel mondo del lavoro deve essere la sicurezza.

Secondo dati Inail, gli infortuni sul lavoro rispetto allo stesso trimestre dell’anno passato sono calati, ma nel settore Sanità e assistenza sociale si registra una crescita delle denunce di infortunio del 33% su base trimestrale e del 102% su base annuale (marzo 2019-20). Delle 3.613 denunce di marzo 2020, 3 su 4 riguardano il contagio da Coronavirus (che appunto è classificato come infortunio sul lavoro).

L’idea stessa di “sicurezza sul lavoro” ha assunto nuovi connotati. Nei luoghi di lavoro in cui non fossero adottati e rispettati comportamenti essenziali per la prevenzione del Covid-19, potremmo andare incontro ad una nuova ondata di contagi e a un vertiginoso innalzamento del numero delle vittime, a seguito di una riapertura di aziende e fabbriche.

Attenzione però: la sicurezza non è una novità. Oggi è la parola chiave per ripartire, ma è lo stesso diritto basilare dei lavoratori di sempre.

Il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro

Dal prossimo 4 maggio,“la riapertura delle aziende interessate è consentita sul presupposto del rispetto dei protocolli di sicurezza. Ci sarà un protocollo di sicurezza anche per le aziende di trasporto”, ha annunciato il premier Conte.

Le aziende devono attenersi a quanto riportato sul Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo, aggiornato il 24 aprile scorso per dare il via alla Fase 2.

I dipendenti potranno essere sottoposti al controllo della temperatura, hanno comunque l’obbligo di rimanere a casa in presenza di febbre oltre i 37,5°. Nessun accesso in azienda per chi negli ultimi 14 giorni ha avuto contatti con soggetti positivi al Coronavirus.

Obbligatoria la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica degli ambienti di lavoro, mentre i dipendenti hanno l’obbligo di adozione di tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani.

Mascherina obbligatoria per chi lavora a meno di un metro di distanza. 

Il protocollo incoraggia lo smart working, le riunioni a distanza e la turnazione e la rimodulazione dei livelli produttivi.

La seconda versione aggiunge l’obbligo di certificazione medica di avvenuta negativizzazione per i lavoratori che erano risultati positivi al Coronavirus, ribadisce l’obbligo di dpi conformi a quanto espresso dall’autorità sanitaria, obbliga alla sanificazione straordinaria delle situazioni più a rischio, invita alla rimodulazione di orari e spazi di lavoro per assicurare eventuale alternanza e distanziamento tra lavoratori.

Fondamentale l’obbligo per le aziende di informare i lavoratori sulle misure da rispettare e sull’utilizzo coretto dei dpi.

Tra i dubbi maggiori resta proprio quello sui dpi, a partire dalle mascherine: l’ultima versione del protocollo obbliga all’adozione dei dpi in relazione alla disponibilità in commercio. Tradotto: le aziende dovranno arrangiarsi come possono nel reperimento dei dpi e sappiamo quanto sia complicato (qui l’elenco di quelli validati).

Inoltre, un documento dell’Inail mette a disposizione delle aziende una metodologia innovativa di valutazione integrata del rischio e un focus sull’adozione di misure organizzative, di prevenzione e protezione e di lotta all’insorgenza di focolai epidemici.

Sono previsti sanzioni per chi non rispetterà la normativa di sicurezza che contemplano anche la sospensione delle attività.

covid esercizi commerciali
Le regole per gli esercizi commerciali diffusi dal ministero della Salute

Il Covid-19 colpisce di più alcuni settori

Per alcuni però il mondo del lavoro domani sarà ancora più complicato.

Secondo uno studio della società di consulenza McKinsey, in Europa a causa del Covid-19 sono a rischio quasi 60 milioni di posti di lavoro, il 26%, tra riduzione di ore pagate, congedi non retribuiti e stipendi tagliati.

Aumenteranno le disuguaglianze sociali, dato che il livello di rischio non sarà uguale per tutti:

  • basso: 160,5 millioni di lavoratori che non lavorano vicino a colleghi (come architetti, giornalisti, commerciali), o svolgono attività nel settore sanitario che non prevedono contatti continui (conducenti delle ambulanze, manager, tecnici di laboratorio), o operano nel settore dei servizi essenziali (forze dell’ordine, produzione di cibo, scuola, trasporto pubblico, produzione energia);
  • medio: 14,7 milioni di lavoratori che interagiscono con i colleghi ma poco con i pubblico (ad esempio gli operai edili);
  • alto: 53,8 milioni di lavoratori che lavorano a contatto con colleghi e pubblico (cassieri, cuochi, attori).

Da un focus sugli specifici fattori di rischio per ogni settore e in relazione alle possibili variazioni della domanda, i lavori a rischio maggiore sono nei comparti customer service e vendite, ristorazione e costruzioni.

Infine, i settori che risentiranno maggiormente degli effetti del Covid-19 saranno quelli con il maggior numero di lavoratori che non possiede titoli universitari.

Qui lo studio completo di McKinsey

Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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Anna Tita Gallo

Anna Tita Gallo

Giornalista pubblicista e content manager. Scrive di comunicazione, Web, marketing, pubblicità, green economy, cronaca ambientale.

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