Le 10 migliori Commedie all’italiana di sempre

I migliori film della nostra vita

Un genere che ha fatto grande il cinema italiano. L’autobiografia di una nazione con tante risate,  registi maestri e artigiani, attori e attrici di gran spessore, sceneggiatori di fine scrittura e grande cultura. I teorici sostengono che molto di deve alla Commedia dell’Arte e alle condizioni storiche. Sono film intramontabili. Alcuni ingiustamente massacrati dalla critica. La Commedia all’Italiana quando la si definisce sfugge come un’anguilla a volerla inquadrare in un Tempo e in un Divenire. Dino Risi non accettava neanche la definizione giudicandola riduttiva preferendo parlare di “commedie italiane”. Io ne ho scelte 10 arrivando a fine ‘900. Sono le mie preferite. Mettendo in testa Dino Risi.

IL SORPASSO di Dino Risi, 1962

Erano deserte  le strade romane del Ferragosto del 1962 quando Dino Risi gira quel capolavoro titolato “Il sorpasso”. Doveva chiamarsi “Il giretto” il film che ha ispirato “Easy rider” e che racconta l’Italia “on the road” meglio dell’enciclopedia Treccani. Se sei giovane cercalo quel film che non hai mai visto. Ti divertirai da morire perché i film che raccontano la vita e la morte non tramontano mai. E forse capirai perché l’Italia è popolata da una società divisa e contraddittoria dove la scampano sempre quelli come il protagonista Cortona interpretato da un magistrale Vittorio Gassman. Un Paese a misura di cialtroni opportunisti che sanno sempre vestire l’abito del “miles gloriosus”. Colonna sonora epocale. 

C’ERAVAMO TANTO AMATI di Ettore Scola, 1974

È il romanzo di formazione della società italiana in forma di commedia. L’avvocato, il portantino, il professore cinefilo di Nocera Inferiore e la bella Luciana che incrociano Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni nella parte di loro stessi sono uno specchio  della nostra cultura dalla Resistenza agli anni Settanta. Dalla canzone “Sandokan” all’omaggio alla Potemkin il film dedicato a Vittorio De Sica risulta essere un nodo gordiano delle speranze e dei tradimenti di una generazione. Perfetto nella quadratura estetica (alternanza di bianco e nero e colore) si avvale di una sceneggiatura di ferro e poggia su un cast di attori in stato di grazia stellare (Vittorio Gassmann, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores, Stefania Sandrelli, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi).

I SOLITI IGNOTI di Mario Monicelli, 1958

La quotidianità, “la gente”, il comune sentire raccontata attraverso una banda del buco che sogna di poter trasformare la propria vita e si deve consolare con un piatto di pasta. Totò smascherato dalla macchietta circondato da uno gruppo di attori perfettamente a ruolo nel meccanismo della commedia. Age, Scarpelli, Suso Cecchi D’Amico scrivono da par loro. La regia di Monicelli è  una macchina spettacolare esemplare che mescola tragico e comico senza una sbavatura. Vanamente imitato ad Hollywood per alcuni remake.  

AMICI MIEI di Mario Monicelli, 1975 

Doveva girarlo Pietro Germi ambientandolo a Bologna. Si ammalò gravemente e prese in carico il progetto il maestro Monicelli trasferendo a Firenze le allegre vicende di una brigata di uomini adulti che con le loro zingarate irridono la vita che passa, i ruoli sociali e la paura delle morte. Comicità cattiva molto toscana, quindi autentica per un successo stratosferico (il film al botteghino superò gl’incassi de “Lo squalo di Spielberg”). Gli scherzi che costellano la trama sono da antologia. I personaggi fissi ancora nella memoria di chi li ha visti. Soprattutto il conte Mascetti e la sua supercazzola. Il suo nome è anche apparso su una scheda dell’elezioni per il presidente della Repubblica.  

DOMENICA D’AGOSTO di Luciano Emmer, 1950

Il cinema scopre il tempo libero nell’unità di tempo in forma balneare (topos ricorrente della nostra commedia) ed Emmer inventa il film a episodi con racconto parallelo e montaggio incrociato. Sei storie ben affiatate. Tutti vanno ad Ostia con mezzi diversi, tranne Marcello Mastroianni (doppiato da Sordi) vigile urbano nella città vuota e un rapinatore della domenica. Commedia di costume realizzata con ottima tecnica. Ha detto il regista Pupi Avati: «Fra i film italiani che amo è forse quello che più di tutti amo, che so rivedere ciclicamente con sempre rinnovato struggimento».

L’OMBRELLONE di Dino Risi, 1965

Film poco compreso dalla critica e invece autentico capolavoro della commedia balneare. Il week end di un ingegnere romano (Enrico Maria Salerno) che va a trovare la moglie (Sandra Milo) in vacanza in albergo sulla costiera romagnola. Trionfano gli sfondi accurati nei dettagli, le riprese del divertimento di massa, la bellissima colonna sonora. Il protagonista non riesce a inserirsi nel contesto e ne diventa vittima. Lelio Luttazzi intellettuale finto impegnato, Jean Sorel bello e impossibile, Raffaele Pisu clown da spiaggia. Un technicolor straordinario fratello di quello adoperato dal regista in “Pane amore e…”

PANE, AMORE E FANTASIA di Luigi Comencini, 1953

Caposaldo del neorealismo rosa che mette in scena l’Italia minore di un paese della Ciociaria con ruoli da commedia perfetti nel meccanismo ad incastro costruito sull’arte del pettegolezzo. Vittorio De Sica torna a fare l’attore nei panni del maresciallo mostrando l’umanità dell’autorità, Tina Pica è una bomba di comicità, Gina Lollobrigida un’esplosione di sensualità da maggiorata che entra nell’immaginario collettivo. Caratteristi bravissimi. Ritmi e montaggio perfetti. Il successo enorme ne determina due seguiti. Nel terzo entra in scena a Sorrento Sophia Loren.

RICOMINCIO DA TRE di Massimo Troisi ,1981

Il comico napoletano di straordinario successo televisivo, Massimo Troisi, va dal geniale produttore Fulvio Lucisano e senza avere neanche un soggetto scritto gli racconta la sua idea di film. Nasce così l’opera prima trionfale del personaggio di Gateano che emigra a Firenze per etica esistenziale e non per motivi economici. Comicità autentica che resta a futura memoria in un film che demolisce molti stereotipi. Compreso quello della Commedia all’italiana dei padri. 

ECCE BOMBO di Nanni Moretti, 1978

Un gruppo  di vitelloni politicizzati ma inquadrati nella Roma in bilico nella crisi del riflusso sono il motore di una commedia completamente rinnovata per canone e racconto. Uno dei migliori esordi del cinema italiano di un regista che subito diventa portavoce di certa cultura italiana. Nanni Moretti si presenta in dura contrapposizione con la commedia all’italiana (celebre il confronto televisivo con Monicelli). il film invece ne è la filiazione diretta per sguardo cinico e comicità amara del fallimento generazionale. 

LA VOGLIA MATTA di Luciano Salce, 1962 

Altro on the road italiano da rivalutare quello dell’ingegnere milanese Tognazzi che deve andare a trovare il figlio in collegio e invece segue una comitiva di teenagers  del boom attratto dalla bellezza agli esordi di una travolgente Catherine Spaak. Il geniale Luciano Salce gira una sorta di Lolita all’Italiana dove la generazione adulta è destinata a soccombere sulla travolgente vitalità allegra, e a volte tragica, di chi deve sostituirla. La giornata particolare di un borghese piccolo piccolo che si sostiene con la simpamina. Un italiano vero in una commedia al vetriolo nello stesso anno de “Il sorpasso”. 

In copertina: Immagine tratta dal film “Amici miei” di Mario Monicelli

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.

Paride Leporace

Paride Leporace

Giornalista, scrittore, blogger. Ha diretto tre quotidiani. cronista di cinema e di varia umanità. Direttore della Lucana Film Commission. Vive al Sud. Si definisce calabrolucano.