Le 11 tonnellate di rifiuti sull'Everest e cosa sta scomparendo nel mondo

Le 11 tonnellate di rifiuti sull’Everest e cosa sta scomparendo nel mondo

L’era dell’antropocene e le sue conseguenze

SULL’EVEREST 11 TONNELLATE DI IMMONDIZIA, ALCUNE ANCORA COPERTE DALLA NEVE. Il governo nepalese ha organizzato una spedizione per ripulire la montagna più famosa del mondo. Sull’Everest sono state rimosse infatti 11 tonnellate di spazzatura. Purtroppo, durante questa missione, sono stati recuperai quattro cadaveri.

Non c’è pace per la vetta alta 8.848 metri. Nei giorni scorsi in tutto il mondo sono state diffuse foto di decine e decine di scalatori costretti ad attendere in fila ad oltre 8.000 metri di quota il loro turno per passare attraverso una strettoia che conduce alla vetta. E allo stesso tempo, si erano diffuse a livello globale le polemiche sullo sfruttamento della montagna da parte delle autorità del Nepal.

Ai piedi della montagna sono disseminati escrementi umani, bombole di ossigeno usate, tende strappate, corde, scale rotte, lattine e involucri di plastica lasciati dagli scalatori. Dietro tutto questo il business delle agenzie che organizzano le scalate.[Fonte: ILMESSAGGERO.IT]

Le meraviglie del mondo a rischio

  • LA TERRA VISTA DAL CIELO – SPAZZATURA IN ALTA MONTAGNA: SULL’EVEREST E SUL MONTE FUJI

Uno spezzone dalla puntata “Cibo e natura” del programma “La terra vista dal cielo”, trasmesso su Rai 5 che mostra come la spazzatura sia arrivata persino nei luoghi che reputiamo più incontaminati, impervi ed irraggiungibili. [Fonte YouTube: LEONELLO IOVINE]

  • 20 MERAVIGLIE DEL MONDO IN PERICOLO DA VEDERE PRIMA CHE SCOMPAIANO. Colpa dell’uomo, delle guerre o della scarsa manutenzione, colpa di terremoti, alluvioni e dei cambiamenti climatici, colpa dell’inquinamento, dell’urbanizzazione selvaggia, dell’eccessivo turismo o del bracconaggio, colpa semplicemente del tempo che passa e lascia il segno su manufatti e angoli di paradiso. Abbiamo scelto 20 luoghi simbolo che un giorno – forse neanche troppo lontano – potrebbero scomparire per sempre.

1 – Valle di Bamiyan, Afghanistan

E’ diventata Patrimonio dell’Unesco nel 2003 e nello stesso momento è anche entrata nella lista dei siti a rischio. Si trova in uno stato fragile di conservazione a causa di anni di abbandono, azioni militari ed esplosioni. Parte del sito non è accessibile a causa della presenza di mine antiuomo. La nicchia di Buddha rischia di crollare, i dipinti murali nelle grotte non sono stati preservati e, a peggiorare le cose, nel tempo si sono susseguiti saccheggi e scavi privi di autorizzazione.

3 – Barriera corallina del Belize

In quanto a dimensioni, con i suoi circa 300 km, è seconda soltanto alla Grande Barriera Corallina australiana. Fa parte di un ecosistema naturale che comprende spiagge, atolli, lagune e foreste di mangrovie dove vivono tartarughe marine, lamantini, coccodrilli americani e specie a rischio di estinzione. E’ un luogo altamente protetto, ma costantemente in pericolo a causa dell’inquinamento dell’oceano, dell’eccessivo turismo, della pesca e della navigazione, oltre che a causa dei cambiamenti climatici e di eventi come gli uragani. La conseguenza maggiore del surriscaldamento delle acque oceaniche è losbiancamento dei coralli, stesso fenomeno che ha coinvolto il 90% di quelli della Grande Barriera Corallina, dei quali ormai quasi il 30% è compromesso.

5 – I parchi nazionali del Congo, i gorilla e i rinoceronti

I rilievi di origine vulcanica dominano la vastissima foresta tropicale del parco di Kahuzi-Biega, ricchissimo di specie animali da preservare, tra cui uno degli ultimi gruppi di gorilla di montagna (vivono qui circa 250 esemplari). Deforestazione, caccia e guerre mettono a rischio questo paradiso naturale, così come il Garamba National Park, celebre per il programma di addomesticamento degli elefanti africani che tenta di farli cavalcare anche dai turisti. Vivevano qui anche circa 20 esemplari di rinoceronte bianco, uccisi durante la guerra civile attorno al 2000. Dal 2006 non sono più stati registrati avvistamenti. Sappiamo anche che l’ultimo maschio di rinoceronte bianco settentrionale – che viveva nella riserva Ol Pejeta Conservancy in Kenya – è morto a seguito di un’infezione ad una zampa. Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET – Anna Tita Gallo]

  • CAMBIAMENTI CLIMATICI, RESTANO MENO DI 20 ANNI PER SALVARE IL PIANETA. Effetti devastanti sulla salute. L’Istituto superiore di sanità avverte: saranno milioni i morti

Vent’anni. Sicuramente non di più. Molto probabilmente meno. E’ questo il tempo che l’uomo ha a disposizione per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti che questi avranno sulla salute delle persone e dell’ambiente. L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “E’ questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito”.

Un olocausto a fuoco lento – Il pericolo concreto, spiega il presidente dell’ISS, è che le ondate di calore che nel 2003 hanno fatto 70 mila morti possano passare dal manifestarsi in periodi circoscritti dell’anno all’essere presenti in alcune parti del mondo per oltre 200 giorni l’anno, impedendo alle popolazioni di stare all’aria aperta per gran parte dei dodici mesi a causa dell’aumento delle temperature. Il problema è che i danni sulla salute dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante, e quindi non è facile sensibilizzare istituzioni e cittadini, ma sono devastanti. “L’Organizzazione mondiale della sanità parla di vari milioni di morti legate ai cambiamenti climatici e in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedale sono connessi all’inquinamento. Si tratta, in un certo senso, di un olocausto a fuoco lento”, afferma Ricciardi. Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Miriam Cesta]

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

Claudia Faverio

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Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.