Le balene libere grazie a Di Caprio e Pamela Anderson

Le balene libere grazie a Di Caprio e Pamela Anderson

E grazie a 900 mila persone che hanno firmato una petizione

La Guardia Costiera russa ha annunciato che un centinaio di orche, beluga e trichechi, imprigionati illegalmente in Russia nella baia di Srednyaya, vicino a Vladivostok, verranno presto liberate.
A far conoscere la situazione dei cetacei sono state le denunce di alcune associazioni ambientaliste e una petizione lanciata su change.org che ha raccolto oltre 900 mila firme, anche grazie al fatto di essere stata rilanciata da alcuni vip impegnati nella causa ambientalista, in primis Leonardo di Caprio e Pamela Anderson.
Addirittura sembra che lo stesso presidente russo Vladimir Putin, chiamato in causa da una lettera aperta della Anderson, si sia mosso di persona per assicurarsi che la “prigione delle balene” venga chiusa al più presto.

La petizione, che ha reso nota al pubblico questa situazione, si pone come obiettivo di arrivare a un milione di firme ed è tutt’ora in corso (se volete leggerla e firmare la trovate qui).

Nel testo si spiega: “E’ il più grande numero di animali marini mai detenuto all’interno di gabbie temporanee. Alcune di queste balene sono rinchiuse lì da luglio. Gli esperti fanno notare che questi mammiferi marini vengono venduti agli acquari in Cina, nonostante il fatto che possano essere catturate unicamente a scopo scientifico. […] All’interno di questi piccoli recinti ci sono 11 orche, 5 piccoli trichechi e 90 piccole beluga, 15 delle quali sono ancora neonati e completamente dipendenti dalle madri“.
Si chiede quindi di liberarle il prima possibile, in condizioni di sicurezza, e affidarle a personale specializzato.

I video e le foto, realizzate grazie a un drone, giravano già da novembre scorso: si vedono gli animali in gabbie di una decina di metri per lato, poco profonde e anguste, oppure immagini dove vengono spostati per essere indirizzati chissà dove.
(IL VIDEO)

‘Whale prison’ discovered by drone in Far East Russia pic.twitter.com/gkZBVmYwVp— RT (@RT_com) 8 novembre 2018

La mobilitazione globale è servita a suscitare l’attenzione delle autorità e a far loro assicurare che gli animali saranno liberati al più presto, anche se non è semplice, perché bisogna trovare il modo di farlo senza mettere in pericolo i piccoli o esporli troppo al freddo.

Rimarrebbe anche il problema burocratico: le autorità hanno detto di aver denunciato i responsabili e di stare eseguendo le indagini del caso, soprattutto perché le società coinvolte potrebbero voler cercare di dimostrare che la cattura dei cetacei è avvenuta per scopo scientifico, cosa consentita in Russia. I motivi reali della cattura sarebbero però ben altro che scientifici: un cetaceo potrebbe valere anche un milione di dollari sul mercato cinese. Le società che sono risultate proprietarie delle gabbie non sarebbero nuove a questi traffici: secondo una notizia ripresa su La Stampa e tratta dal quotidiano russo Novaya Gazeta, avrebbero già esportato 13 orche in Cina tra il 2013 e il 2016.

La popolarità del caso fa ben sperare per una conclusione rapida e per una liberazione degli animali. Resta da vigilare costantemente perché questo avvenga una volta che il clamore mediatico si sarà spento. Le 900 mila persone che hanno firmato la petizione, speriamo continuino a controllare. Al mondo serve avere quasi un milione di baywatch.

Immagine di skeeze su Pixabay

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi

commenta

Margherita Aina

Margherita Aina

Giornalista, ha lavorato in radio e in televisione, scrive e si occupa di comunicazione, senza dimenticare le sue radici nelle risaie novaresi