Le Giornate del Fai aprono all’intercultura

Cosa ci si aspetta dall’arte e dalla conoscenza, se non che sappia aiutarci ad aprire gli occhi e la mente? Il Fai ha in serbo per noi proprio questo regalo…

Dal castello mediceo di Melegnano che aprirà nuove sale ai visitatori, ai Silos del porto di Catania che ricordano all’Italia i potenziali dell’archeologia industriale, specie se arricchita dalla street art.

La magia delle Giornate di Primavera del Fai tornano sabato 23 e domenica 24 marzo con oltre 1100 siti in 430 località d’Italia, aprendo luoghi nascosti, insoliti, sontuosi, inaccessibili oppure resi speciali dalla prospettiva di guide d’eccezione. 

Di più, quest’anno la missione del Fai si fa velatamente politica, con il tema per la 27esima edizione: “La bellezza come ponte tra le diverse culture“. Si tratta di aprire gli occhi a “millecento meraviglie da visitare quest’anno pensando alle nostre e alle altrui radici – ha detto il vicepresidente Fai, Marco Magnifico.

Villa Panza di Varese
Villa Panza di Varese

Proprio perché è certamente compito della cultura quello di aprirci gli occhi e la mente, ecco che a Torino a guidare i visitatori tra le strepitose lacche del Gabinetto Cinese di Palazzo Reale sarà una guida cinese; mentre a Villa Panza di Varese, tra gli infiniti tesori di arte contemporanea, la storia delle maschere tribali sarà spiegata da un sudanese e da un guineano. A Roma è un’indiana e un africano a fare da cicerone tra gli affreschi di Palazzo Firenze; e a Ravenna per la visita alla chiesa ortodossa del Santo Spirito si potrà contare sulla conoscenza di due guide esperte, una ucraina l’altra romena. “La nostra patria è un’amalgama di metalli preziosi, ora indigeni, ora forestieri, persino esotici, che hanno dato vita al più significativo e bel crogiuolo del nostro pianeta”, ha sottolineato non a caso il presidente Fai Andrea Carandini. Usciamo dai nostri abiti e anche dai nostri tempi, di nuovo a Torino, dove si potrà viaggiare nel passato con “la passeggiata del re”, inedito tour dei palazzi della monarchia sabauda fatto senza mai uscire in strada.

Chiesa di Sant’Antonio Abate a Milano

Visitate sul sito del Fai (www.Fondoambiente.it) e cercate le mille perle di questa edizione, ponete attenzione alla richiesta di prenotazione (i visitatori attesi quest’anno sono oltre un milione), ma lasciatevi ancora consigliare una visita a Sant’Antonio Abate a Milano. Una chiesa in centro città, spoglia a un primo sguardo ma splendidamente barocca all’interno. Siamo nella Controriforma: l’arte deve stupire, e lo fa con la ricchezza e varietà delle opere dei Carloni, Procaccini, Molosso, del Campi, che hanno reso questa chiesa un museo del barocco milanese. Non sapete poi forse che il 17 gennaio 1773 il giovane Mozart suonò per la prima volta il suo mottetto “Exultate, jubilate” proprio sul suo organo. Ma la vera chicca di Milano è forse il Castello di Melegnano, opera cinquecentesca che nessuno conosce, e che per le Giornate di Primavera si apre in via straordinaria anche nell’ala est, non restaurata, misteriosa e ricca di affreschi mai visti.

Pontremoli MS, Palazzo Negri Dosi Foto di REONstudio © FAI – Fondo Ambiente Italiano

A Roma, il Palazzo della Rovere, costruito per volere del Cardinale Domenico della Rovere a fine ‘400, si apre al pubblico per la prima volta. Custodisce un sorprendente ciclo pittorico del Pinturicchio, e tra le altre meraviglie rivela un commovente soffitto dove prendono vita figure fiabesche, creature mitologiche imponenti tratte dai bestiari e dai libri monstruorum medievali. Divenuto sotto Alessandro VII Chigi residenza dei padri Gesuiti Penitenzieri, per delegazione del Vaticano il Palazzo è oggi sede dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Per Bologna, segnaliamo Palazzo Camaldoni, la villa di campagna dove gli Aldovrandi trascorrevano i mesi estivi. Celebre per la facciata con il solenne pronao esastilo che sottolinea l’importanza dell’entrata principale e per il teatro, inaugurato il 24 settembre 1763, che oggi è considerato il più pregevole e ben conservato esempio di teatro privato in villa settecentesca in regione. A Pontremoli, Palazzo Dosi Negre. Fu costruito a metà ‘600 per la famiglia Negri, subito fuori da Pontremoli, nella Lunigiana. Dimora sontuosa che già nel ‘700 venne citata come “prima fra le case dei Signori Pontremolesi”, racchiude dietro la facciata severa una casa principesca con un giardino di delizie e un indimenticabile belvedere.

Fonte imm copertina: Proloco Melegnano

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

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Michela Dell'Amico

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