Le ragazze di Porta Venezia cercano sorelle (anche con mascherina)

Nessun confine, nessuna regola: Myss Keta canta un inno alla libertà d’espressione totale. Un ritratto della Milano più fragile e vibrante

Da 6 semisconosciute a 40 celebrità in 4 anni. Crescono in numero e in fama le Ragazze di Porta Venezia: né giovani, né belle, né magre, né grasse… né per forza nulla, a parte provocanti. E cercano nuove sorelle: perché non fondare le Ragazze di Porta Nuova a Torino, o Le Ragazze del Pilastro a Bologna, o le Ragazze del Corvo a Catanzaro? In fondo, invadere l’Italia pacificamente è la loro energia fondante, dall’inizio, cioè da quando, nell’ottobre del 2015, un gruppo di donne portò colore e scompiglio a Milano, nel dinamico e multietnico quartiere di Porta Venezia, distinguendosi proprio per l’assenza di un filo conduttore. Ognuna diversa dall’altra, ma tutte sfacciate, si fecero chiamare “Le ragazze di Porta Venezia”. Oggi alcune indossano una mascherina anti-smog, tra cui La Pina. Un modo per celarsi, mutarsi, ma anche un modo per esternare angosce molto milanesi, ovviamente con sfumature sul rosa bambolina. Siamo cattive, ma siamo anche tanto fragili, nel Paese con più morti da particolato sottile.

La storia

La storia inizia ancora prima, ovvero quando Myss Keta debutta nel 2013. Solo due anni dopo però arriva il successo, con il video del brano “Le ragazze di Porta Venezia”, appunto. La canzone racconta la vita di una generazione combattuta tra voglia di farcela e situazioni sentimentali difficili da catalogare, diventando in breve un inno del girl power e della comunità LGBTQ+. La crudezza del testo avvicina in poco tempo Myss Keta all’icona di uno stato d’animo generazionale.

Esattamente 4 anni dopo, qualche giorno fa, esce la nuova versione del brano, allargando il collettivo di ragazze con la presenza di grandi volti, tra questi Elodie, La Pina e Victoria Cabello, a cui si associano le ormai storiche La Cha Cha, La Iban, Miuccia Panda e La Prada.

Il filmato parte con la descrizione a parole del progetto: «Il 19 ottobre 2015 un gruppo spregiudicato di ragazze portò disordine e scompiglio a Milano, nel tranquillo e colorato quartiere di Porta Venezia. Le ragazze, tutte diverse tra loro ma egualmente provocanti, diffusero la loro libertà nella città meneghina (e non solo) facendosi conoscere come “Le ragazze di Porta Venezia”». In questi anni le ragazze sono state tutt’altro che buone: sono cresciute in forza, numero e favole.

Myss Keta: la musica

Myss Keta è considerata oggi una realtà innovativa in grado di raccontare come pochi prima di lei una delle zone più creative e vibranti della città, lungo corso Buenos Aires. Tra le sue uscite ricordiamo “Una vita in Capslock”, “Paprika” che vanta la presenza di grandi nomi della discografia italiana, tra cui appunto Elodie, Gué Pequeno e Mahmood; che danno il meglio di loro per partecipare alla chiamata della Ragazza per raccontare la quotidianità milanese.

Il futuro

Il video dell’ultimo brano “Le ragazze di Porta Venezia – The Manifesto”, è quindi molto più di una semplice canzone. Non solo un ode alla libertà d’espressione a qualsiasi livello, e in qualsiasi luogo, ma anche il simbolo della sorellanza che rispetta e accetta, senza giudizio, che tu indossi un velo, una mascherina anti-smog o un boa verde. Piacerebbe, se davvero il fenomeno riuscisse a dilatarsi in altre città italiane, che l’immagine femminile del gruppo fosse rispettata a tutti i livelli, con il massimo rispetto per l’ottimo lavoro svolto finora dal regista Simone Rovellini.

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente