Le scarpe dei matti di Aversa

Un libro racconta un secolo di psichiatria italiana.

Un pomeriggio d’inverno di due anni fa Antonio Esposito si trova a camminare tra i seminterrati del “Santa Maria Maddalena”, l’ex manicomio di Aversa e lì trova centinaia di scarpe accatastate, impolverate, rotte, rosicate dai topi, spesso spaiate, senza lacci, proibiti in manicomio.

È immediato l’accostamento con le migliaia di scarpe rinvenute ad Auschwitz: «Da allora porto quell’immagine come si porta un dolore, una ferita agli occhi che non può essere guarita» racconta Esposito.

Da quel ritrovamento è nato un libro “Le scarpe dei matti. Pratiche discorsive, normative e dispositivi psichiatrici in Italia (1904-2019)”, pubblicato dall’editore napoletano Ad est dell’equatore.

700 pagine che raccontano la storia di un secolo di psichiatria e di storia italiana, il libro è leggibilissimo anche se adatto a lettori “forti” come raccomanda lo stesso autore.

Vite bandite di “matti come storie ferite”

Troverete un testo molto ben documentato: dalle le pratiche discorsive, le normative, alle tecniche che hanno definito il discorso psichiatrico in Italia, pagine fitte fitte di stralci di dibattiti, confronti, resoconti di attività parlamentari, sentenze… Senza mai dimenticare quelle vite bandite di “matti come storie ferite”.

Dalle previsioni d’internamento contenute nella legge del 1904 al superamento dei manicomi determinato dalla 180 del 1978, passando attraverso le esperienze di psichiatria critica e l’utopia della realtà basagliana e fino all’attuale organizzazione dei Servizi territoriali per la salute mentale.

Ed Esposito non si ferma al passato, si interroga anche sul presente, e su come sarà il futuro dei pazienti psichiatrici a fronte dello smantellamento del welfare, dal TSO, dalla contenzione meccanica e farmacologica, dalle nuove forme di manicomializzazione…

Senza mai dimenticare quelle scarpe, quasi infilandocisi dentro. Senza dimenticare che tutte quelle scarpe sono state calzate da persone, da esseri umani.

Cambia il nome ma i problemi rimangono

Esposito accoglie queste vite e le racconta per aiutarci a capire, a conoscere la storia della nostra psichiatria per meglio comprendere quella di oggi. Perché anche se i manicomi criminali hanno cambiato nome e oggi si chiamano Ospedali psichiatrici giudiziari rimangono ancora vigenti le norme del codice Rocco e ancora oggi – anche se di passi avanti se ne sono fatti molti – il malato psichiatrico viene ancora visto come pericoloso, una persona che va contenuta più che curata. Viviamo in una società ancora lontana dal considerare che, come scrive Assunta Signorelli nel saggio che apre il libro, la malattia è una forma dell’esistere e «la normalità, intesa nel senso nobile del termine, altro non è se non un continuo oscillare fra salute e malattia, entrambe strettamente collegate all’ambiente socioculturale nel quale la persona vive».

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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