Alle Canarie, sull’isola di El Hierro, si pratica la Blue Economy, l’evoluzione della green, per l’emininazione totale delle emissioni di CO2 in atmosfera. Disegno di Armando Tondo, settembre 2019.

L’economia blu? Sarà l’economia del futuro, quella che supererà la green

Secondo Gunter Pauli, economista belga, potrebbe essere ancora più incisiva dell’economia verde per la tutela ambientale e il contrasto alla crisi climatica.

Alle Canarie, sull’isola di El Hierro, questa teoria è stata applicata con successo.

L’economia blu è una branca della green economy, ma mentre quest’ultima prevede un modello di business basato su un minor impatto ambientale, che riduca le emissioni di CO2, la Blue Economy tende essenzialmente a volerle eliminare del tutto. Si basa sopratutto sull’innovazione e su metodi che possano creare uno sviluppo sostenibile proteggendo le risorse naturali e ambientali per le future generazioni.

Colui che per primo ne ha parlato è stato Gunter Pauli, economista belga e imprenditore di successo in numerosi settori. Pauli ha fondato la Zero Emissions Research Iniziative (http://www.zeri.org/), una comunità internazionale della quale fanno parte studiosi, esperti in economia, scienziati e ricercatori per trovare insieme soluzioni efficaci rispetto ad una economia che tenga conto della tutela dell’ambiente e della persona in primo luogo.

La concentrazione di C02 nell’atmosfera a maggio 2019 era di 414,28 ppm (parti per milione), poco meno del record toccato nel giugno 2018, quando era arrivata a 411,58 ppm, un valore mai raggiunto prima, il più alto da 800 mila anni. Per esempio nel 1969 eravamo arrivati a 323,25 ppm.

Questo lo scenario climatico da affrontare, e secondo il Report speciale sul riscaldamento globale dell’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control ovvero controllo e prevenzione integrata dell’inquinamento) di ottobre 2018 (report Sr15), dovremo fare in fretta per non raggiungere l’ulteriore surriscaldamento previsto di 1.5°, già entro il 2030.

E a questi foschi scenari si devono aggiungere quello energetico, quello industriale e quello agricolo, e i correlati i problemi sociali derivanti dalla forte disoccupazione.

Secondo Pauli, la Blue Economy è la più adatta per andare incontro a questi scenari, per arginarli, perché oggi abbiamo bisogno di un’economia con la quale usiamo ciò che abbiamo e rigeneriamo valore. Generando più valore possiamo creare nuovi posti di lavoro.

Mentre la Green Economy rappresenta tutto ciò che è ottimale per l’uomo e la natura ma è purtroppo costosa, ovvero produce metodologie adatte solo alle popolazioni più ricche e pertanto insostenibili, la Blue è la strategia più adatta per gli scenari di povertà che purtroppo rappresentano i territori più vasti al mondo.

Nel concreto, la chiave è quella di generare valore con tutte le occasioni e le risorse disponibili e di sviluppare economie piccole che generano valore a cascata, con processi che sono legati in modo che questa concatenazione riduca i costi e crei benefici multipli.

Per fare un esempio, ogni volta che beviamo un caffè espresso, il suo residuo si può utilizzare per produrre mobili, come fertilizzante e anche per la coltivazione dei funghi; per quest’ultimo impiego, il residuo è a sua volta un ottimo mangime per polli che deporranno le uova. Così anziché un solo flusso di cassa se ne hanno quattro e anche più e la realizzazione degli oggetti diventa meno costosa.

A El Hierro, una delle isole Canarie, la prima domanda che si sono fatti gli abitanti non è stata come riuscire a reggere la competizione, ma come aggiungere più valore a ciò che già facevano.

E a partire dalla ridefinizione di una risorsa naturale come l’allevamento delle capre e la realizzazione di altri prodotti (banane e ananas biologici prodotti e venduti in loco) gli allevatori fatturano oggi dieci volte quello che è il sussidio dell’Unione Europea.

Si sono poi accorti che il declino della pesca non dipendeva dal troppo pescato ma da pesca indiscriminata e insostenibile, effettuata con grandi reti. Per arginare l’impoverimento delle specie sono passati alle lenze e non hanno più estratto le femmine dei pesci in maniera sistematica: e la produttività della pesca è salita, come sono aumentati i pescatori.

Anche per la viticoltura, non si sono rivolti alla competizione globale, ma a strutture locali e mercato di riferimento locale. Hanno ragionato anche sulle fonti energetiche: i benefici non solo ambientali ma anche economici portavano nella direzione delle rinnovabili (il diesel era più costoso) e con un mix tra idroelettrico ed eolico hanno garantito stabilità alla rete. E ora si pensa a come non far più evaporare gli oltre 6 milioni di euro verso l’esterno sotto forma di carburante per le auto, puntando sull’elettrico.

Il risultato è che molti giovani spagnoli si stanno trasferendo a El Hierro, visto che bastano 50 capre che producono due litri di latte al giorno per fatturare 100mila euro l’anno. Il foraggio è gratuito, le capre limitano la diffusione degli infestanti e il costo della vita è più basso, ma non bisogna superare il numero dei 50 capi perché se le capre in gregge sono troppe la produzione cala. Ciò dimostra che per generare più valore dobbiamo cambiare modello di business. Con questa logica è rapido e facile generare entrate multiple che consentono di produrre valore anche per i servizi sociali.

La priorità principale è stata dunque il lavoro. Nell’ecosistema forestale, in natura, nessun soggetto è disoccupato. Ognuno ha un ruolo, un lavoro e contribuisce al meglio secondo le proprie capacità. Questo è il modello che ben rappresenta la Blue economy: servono zero emissioni e rifiuti ed economia circolare, ma è necessaria anche zero disoccupazione.

Secondo Gunter Pauli si potrebbe replicare, con le ovvie differenze di ogni contesto, questo modello in tutto il mondo, in ogni piccola realtà: sarebbe il modo migliore per tutelare davvero ambiente e persone.

Fonti:

https://www.lifegate.it/persone/news/ipcc-rapporto-sr15-cilma

https://www.business.it/blue-economy-cose-gunter-pauli/

http://www.edizioniambiente.it/news/84/blue-economy-2-0-intervista-a-gunter-pauli/

https://www.lastampa.it/tuttogreen/2018/10/10/news/superare-la-green-economy-1.34051451

Immagine di copertina: Armando Tondo

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

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