L’economia circolare può creare 500 mila posti di lavoro in Italia in 10 anni

Lo afferma il III rapporto elaborato da Federmanager insieme all’Aiee. Bisogna però colmare alcune lacune

Oltre «500mila posti di lavoro» in soli 10 anni, ovvero entro il 2030: è la previsione occupazionale legata allo sviluppo dell’economia circolare nel nostro Paese del III rapporto elaborato da Federmanager insieme all’Aiee (l’Associazione italiana economisti dell’energia) dal titolo ”Transizione verde e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?”.

A patto però, specifica il rapporto, che vengano colmate in tempi rapidi alcune lacune: una legislazione ancora stratificata e poco omogenea, carenza di competenze specialistiche, eccesso di burocrazia, difficoltà di accesso al credito.

Il trend di crescita è molto simile in ogni rapporto

Stimolare e sviluppare l’economia circolare italiana sosterrebbe le sfide climatiche, ecologiche e sociali proposte dalla “Green Economy”, accrescendo la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Da un lato perché il “Cash from trash”, ovvero rendere il rifiuto una risorsa utilizzando gli strumenti di economia circolare, potrà realmente ridurre i costi, e lo può fare in maniera significativa. Dall’altro perché aumenteranno i cosiddetti “nuovi rifiuti”, quelli per esempio derivanti dallo sviluppo di fonti rinnovabili, secondo i principi della green economy. Rifiuti spesso destinati alle discariche, provenienti da turbine, moduli fotovoltaici, pompe di calore e batterie, per esempio, e anche per questi si dovranno sviluppare sistemi di riuso o di smaltimento innovativi ed efficienti.

Ma questo rapporto non è l’unico, è solo il più recente, anche secondo le stime di Enea in questo ambito i posti di lavoro aggiuntivi che potrebbero essere creati dai settori impattati da un’economia circolare ambiziosa (rifabbricazione, riparazione, riciclo, terziarizzazione e bioeconomia) sono notevoli. Il loro modello stima, infatti, che nello scenario di Trasformazione (il più aggressivo) i posti di lavoro previsti nel 2030 incrementerebbero di 540 mila unità. Continuando, invece, con le politiche attuali si limiterebbe l’incremento del tasso di occupazione a soli 35.000 posti di lavoro.

La Commissione Europea si sa, ha da tempo fatto dell’economia circolare un pilastro dello sviluppo economico. Il Pacchetto CE e la Circular Economy Action Plan (Piano di azione per l’economia circolare) della Commissione Europea mostrano come anche gli investimenti e i fondi strutturali e di sviluppo (Horizon2020 e LIFE) siano sempre più orientati in favore di progetti circular. Banche, investitori, imprese, governi hanno tutti gli occhi puntati su questo nuovo, importantissimo trend.  

E anche Bruxelles stima che l’economia circolare creerà 580.000 posti di lavoro entro il 2030; e la completa implementazione delle misure EU per la gestione dei rifiuti potrebbe aggiungere 170.000 posti di lavoro entro il 2035.

Il Report GreenItaly 2019, realizzato dalla Fondazione Symbola, racconta come questo impatto sta giovando e può ancor più giovare anche all’economia nostrana. Infatti l’occupazione nell’economia circolare cresce anche in Italia, che oggi può contare circa 3 milioni di occupati in green jobs, 100mila in più rispetto allo scorso anno. Tanto spazio nel settore del riciclo, ma anche numerose professioni altamente specializzate, dalla finanza al management industriale. Secondo queste analisi di Fondazione Symbola e Unioncamere, nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). L’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. Per cui il trend è in crescita e le potenzialità sono notevoli.

Come arrivare a questi trend a livello di Sistema Paese

La gestione efficace dei rifiuti, considerati risorse in un’ottica circolare, è per ogni fonte, per ogni rapporto analizzato, un punto chiave per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro e aumento di competitività. Per cogliere queste opportunità c’è però molto da fare, le istituzioni dovrebbero indirizzarsi verso interventi coerenti con i principi dell’azione ambientale in tema di rifiuti, utilizzando una regolazione chiara, snella ed efficiente, che induca gli operatori a investire in tecnologie di gestione dei rifiuti già presenti e in Ricerca e Sviluppo al fine di trovare nuove soluzioni tecnologiche specificatamente impegnate nel green business. Altro punto debole, evidenziato sempre dal rapporto Federmanager- Aiee, è la carenza di competenze specialistiche, il know how dentro le aziende.

Il rapporto cita inoltre le recenti rilevazioni dell’Eurobarometro (2017), secondo cui il 60% delle piccole e medie imprese italiane ha deciso di puntare sulla riduzione dei rifiuti attraverso processi di economia circolare. «Le imprese italiane stanno esprimendo una crescente consapevolezza delle opportunità e dei rischi legati alla questione ambientale – sottolinea  Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager – ma non è pensabile che l’imprenditore possa, da solo, far fronte alle nuove necessità».

In quest’ottica, un volano di sviluppo decisivo dovrà essere colto in campo europeo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha infatti proposto un piano di investimenti da 1.000 miliardi in 10 anni per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un Green deal all’interno del quale anche l’economia circolare dovrà rivestire un ruolo primario; di fronte a questo piano, lo studio Federmanager-Aiee calcola che rimuovendo i già citati fattori che bloccano lo sviluppo dell’economia circolare italiana e investendo in competenze manageriali adeguate si potrebbe aumentare la produttività del 6,5% in termini di valore aggiunto e aumentare l’occupazione nel settore green portandola all’11,4%.

Secondo la Ellen Mc Arthur Foundationpresa a riferimento dallo studio, la transizione verso un’economia circolare in tutti i settori consentirà all’Ue un risparmio netto annuo fino a 640 miliardi di dollari sul costo di approvvigionamento dei materiali per il sistema manifatturiero dei beni durevoli (circa il 20% del costo attualmente sostenuto), del quale non potrà che trarre giovamento anche un Paese storicamente povero di materie prime seconde (ottenute riutilizzando gli scarti delle materie prime) come l’Italia.

Tanti nuovi lavori dall’economia circolare, rimpiazzeranno anche quelli persi dell’economia lineare

È sempre però consigliabile vedere la bilancia occupazionale netta perché se tanti nuovi lavori saranno creati dall’economia circolare, ci sarà anche chi avrà perso un lavoro legato all’economia lineare. In particolare il settore estrattivo e quello del packaging potranno subire una forte inflessione occupazionale, con picchi particolarmente rilevanti nel settore plastiche, in questi mesi al centro di una vera campagna globale per limitarne il consumo nel packaging. Secondo Henning Wilts, capo dell’unità di ricerca sull’economia circolare al Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy, una fetta dei lavoratori nei settori dell’estrazione di materie prime e della loro lavorazione sarà ricollocata nella gestione dei rifiuti e nei servizi. «Se si ricicla di più, per esempio, ci saranno meno posti di lavoro nei settori delle materie prime», commenta Wilts. «Tante persone dovranno trovare un nuovo lavoro e dovranno passare dal settore primario a modelli più circolari».

In ogni caso tanti lavori nuovi nasceranno nei prossimi anni o richiederanno a professioni esistenti di trasformarsi. Il “Circular Economy Manager” è di fatto una nuova figura manageriale nata per gestire i processi di transizione circolare all’interno di grandi imprese. Oltre questa neo-professione sono emerse varie nuove tipologie occupazionali. Più volte è stato menzionato il ruolo del “Progettista di prodotti e imballaggi circolare” che si deve occupare di riprogettare beni e servizi impiegati ogni giorno per facilitare il riciclo, rendere più durevoli i prodotti o disegnarli per essere adatti alla sharing economy e a business model come il PaaS, il prodotto come servizio. Per questo la Ellen MacArthur Foundation insieme alla società di progettazione newyorkese IDEO hanno lavorato alla prima “Guida per la progettazione circolare” per ispirare e informare la comunità del design. Seconda figura, questa volta di stampo più amministrativo, è lo “Specialista di investimenti circolari”. Questi nuovi esperti finanziari dovranno essere in grado di attivare le giuste risorse finanziarie per accelerare la transizione circular. Esperti del settore retail – al dettaglio – e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) segnalano la necessità di creare addetti al “Servizio clienti post-acquisto”. Con il boom di prodotti venduti come servizio, la corretta formazione e informazione dell’acquirente e il supporto affinché possa impiegare il prodotto (che di fatto rimane proprietà dell’azienda) nella maniera più consona sono sempre più importanti.

Infine, chi si occupa di B2C (Business to Consumer) sottolinea come immancabile l’esperto Responsabile della logistica inversa. Oggi il 20 percento delle merci ordinate online e restituite costano ai rivenditori circa 500 miliardi di euro l’anno. Tonnellate di prodotti tornano rovinati o vengono persi, con gravi impatti ambientali ed economici. Non solo, la difficile previsione di quando verrà restituito un prodotto come servizio rende complessa la gestione di magazzino e della catena di rifornimento.

Secondo Marco Gisotti, autore del nuovissimo libro “100 Green Jobs per trovare lavoro” (Edizioni Ambiente 2019) «un settore che in Italia creerà numerosi posti di lavoro sarà il chimico verde. Ma ci sono anche tante professioni che ancora non esistono e che saranno create man mano che l’economia si trasformerà e diventerà sempre più circolare».

Per approfondire:
https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_febbraio_18/sostenibilita-senza-competenze-non-ci-sara-alcuna-svolta-verde-4c2ea5a0-5251-11ea-ac26-d47429c3b2e0.shtml
https://changes.unipol.it/environment/Pagine/occupazione-circolare.aspx

Leggi anche:
Imprese oltre la crisi anche grazie alla green economy e all’economia circolare
Modelli di economia circolare per arrivare a “Zero waste”
Economia circolare: diamo i numeri! (Infografica)

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Potrebbe interessarti anche

Elisa Poggiali

Elisa Poggiali

Ingegnere ambiente e territorio, membro del database 100 esperte.it nei settori S.T.E.M., si occupa di ambiente, tecnologia, innovazione e networking per la sostenibilità.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta la Privacy e Cookies Policy