L’Empire State Building sempre più verde

Inaugurato nel 1931 diventa il faro della sostenibilità

L’edificio simbolo della rinascita degli States dopo la Grande Depressione del 1929 non ha mai spento le proprie luci anche in questo periodo che è semivuoto a causa del lockdown che ha costretto molte aziende e tenere i proprio dipendenti in smart working.

L’Empire oggi con i suoi 209.000 metri quadri di superficie utile ha nuovi ascensori capaci di generare energia mentre si muovono; finestre di materiali ultra-isolanti che minimizzano l’uso di aria condizionata o riscaldamento; illuminazione con tecnologia Led che abbatte il consumo di elettricità. Queste innovazioni lo hanno portato al 40% in meno di emissioni di CO2.

Ed è solo l’inizio, l’intenzione è quella di arrivare a un ulteriore 40% di risparmio energetico. E la sfida è ancora più importante in un settore come quello edile che ha la responsabilità di essere uno grandi distruttori dell’ambiente: sia durante la costruzione – perché i cantieri sono fabbriche di polveri tossiche – sia per l’enorme consumo di energia degli uffici che vi vanno a risiedere.

Come scrive Fedrico Rampini su Repubblica: “The United Nations Environment Program stima che il 39% delle emissioni carboniche viene dal settore edile, nelle fasi di costruzione più quelle di abitazione-uso degli edifici. Ma nel caso di una città come New York questa percentuale sale ai due terzi. Inutile limitare il traffico, se non s’interviene sull’impatto ambientale dei grattacieli”.

Ci sembra che quanto sta avvenendo all’Empire State Building sia una perfetta risposta a chi pensa che in questo periodo di crisi mondiale sia necessario tagliare gli investimenti green.

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Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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