L’Entella Calcio, una storia italiana perfetta per Kafka

La squadra si è perduta nel groviglio burocratico-giudiziario e ora non gioca più: né in Serie C né in Serie B

L’America’s Cup

C’è un filo che lega Franz Kafka, la tragedia del Ponte Morandi e l’Entella Calcio, la squadra che è finita nelle maglie della burocrazia e da un mese e mezzo è diventata una formazione fantasma: senza campionato né avversari.

Cominciamo da lontano. Tanti anni fa, era il 2003, la città di Napoli fu candidata a ospitare l’America’s Cup del 2007. Il regolamento della manifestazione prevede che le gare si svolgano nel continente del vincitore. E poiché, per la prima volta, i vincitori furono europei – gli svizzeri di Alinghi – il campo di gara del 2007 andava scelto in Europa.

Furono mesi di grande fibrillazione. Grandi progetti, architetti, urbanisti, economisti, ovviamente politici, al lavoro tra Palazzo Chigi e Napoli per non perdere la grande occasione. Napoli e l’Italia arrivarono alla selezione finale. Ma persero. I detentori di Alinghi scelsero come campo di regata Valencia un luogo tra l’altro non baciato dal vento.

La giungla giudiziaria

Mesi dopo, vennero fuori le motivazioni di quella scelta. Mai troppo pubblicizzate. E in quei documenti emerse che gli svizzeri erano terrorizzati dalla burocrazia e dalla legislazione italiana. Dal groviglio di istituzioni deputate a emettere sentenze, nessuna definitiva e sempre con la possibilità di essere messa in discussione da un nuovo ricorso. Gli svizzeri di Alinghi preferirono non correre il rischio di vedere sfumare un progetto internazionale e multimilionario e pensarono che avrebbe fatto meno danni un campo di regata con poco vento invece di un palcoscenico affascinante ma terribilmente incerto.

Difficile dar loro torto. Le conferme non mancano. Anche nello sport. Come dimostra la situazione della Serie B di calcio. La scorsa estate tre squadre – Avellino, Bari e Cesena – non sono riuscite a iscriversi al campionato e la Federcalcio ha optato per il blocco dei ripescaggi: la Serie B non si sarebbe più giocata a 22 squadre, bensì a 19. E infatti così è andata. Ogni turno c’è una squadra che riposa. Fin qui, siamo a fine ottobre, ciascuna squadra ha giocato otto o nove partite.

Nel limbo

Nel frattempo, però, alcuni club hanno attivato la macchina che tanto intimorì Alinghi e di cui ha perfettamente scritto Franz Kafka. La macchina della giustizia. Con infiniti ricorsi. Tra cui quello dell’Entella che però ha una ragione sportiva. È la squadra che lo scorso anno è retrocessa dalla Serie B, e una sentenza del Coni ha stabilito che il Cesena, già penalizzato per plusvalenze fittizie, dovesse pagare in maniera retroattiva. Proprio come aveva chiesto – nel ricorso presentato, ovviamente – l’Entella. Che però, nel frattempo, aveva anche già giocato una partita di Serie C, peraltro vinta contro il Gozzano. Da quel giorno, era il 17 settembre, l’Entella è finita nella terra di nessuno. Non gioca più in Serie C e aspetta un riaccoglimento in Serie B che fin qui non è mai avvenuto. Si sono soltanto susseguite sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, a giorni alterne come le targhe quando c’è troppo inquinamento. I giocatori continuano ad allenarsi, ma non sanno perché. Una versione riadattata di Joseph K.

Tutti responsabili, nessuno responsabile

Impossibile, ovviamente, risalire a un responsabile. Come sta accadendo per la vicenda giudiziaria del Ponte Morandi. Purtroppo i media ne parlano sempre meno. Se non abitate a Genova e non leggete il Secolo XIX, siete tagliati fuori. Eppure sta emergendo un quadro tanto perfetto quanto inquietante della nostra Italia. I pubblici ministeri che stanno indagando, stanno scoprendo quanto sia arduo risalire a una responsabilità certa. Così ha scritto qualche giorno fa il quotidiano genovese: “Agli atti dei pubblici ministeri sono finiti ricorsi e richieste di pareri legali che i vari dirigenti avevano inoltrato agli avvocati del ministero per capire quali fossero le varie responsabilità. Alcuni (ritenuti dalla procura “interessanti”) risalgono ai mesi precedenti al crollo del Morandi, altri invece sono successivi”. Tutti responsabili, nessuno responsabile.

Parole che ricordano molto le dichiarazioni rilasciate un mese fa al Guardian da Gabriel Cleur, 20 anni, australiano, difensore del club: «È ridicolo, nessuno vuole prendere una decisione. Mai nella mia vita avrei immaginato di essere coinvolto in una situazione come questa. Tutti quelli con cui ho parlato, sono sbalorditi dalla situazione». Non a caso, l’Australia ospitò l’America’s Cup del 1987.

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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Giornalista da sempre. Dalla cronaca del Corriere del Mezzogiorno alla politica romana del Riformista di cui è stato vicedirettore per tre anni. Prima del salto on line con Linkiesta. Ora naviga l'oceano del web al timone del Napolista.

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