L'epidemia di Ebola in Congo: oltre 2000 casi

L’epidemia di Ebola in Congo: oltre 2000 casi, tra sfiducia e violenze

In poco più di due mesi, i contagi sono raddoppiati

La popolazione di un territorio da tempo teatro di conflitti diffida del personale sanitario, che è spesso sotto attacco e non riesce a operare in sicurezza.

Gli sforzi messi in campo per contenere la nuova epidemia di Ebola che da luglio 2018 interessa la Repubblica Democratica del Congo non stanno andando nella direzione sperata. Al 3 giugno 2019 erano 2.020 i casi accertati, 1.354 i decessi: numeri che segnano una rapida avanzata del virus, dato che la soglia dei 1.000 contagi era stata raggiunta poco più di due mesi fa, il 24 marzo.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è detto “profondamente preoccupato” e ha attribuito il fallimento dei tentativi di gestione dell’emergenza alla sfiducia della popolazione nei confronti degli operatori sanitari, che faticano a entrare in sintonia con le comunità locali e sono spesso vittime di episodi di violenza.

DIFFIDENZA. Il fattore culturale era stato determinante durante la precedente epidemia di Ebola in Africa orientale, ma questa volta, in questo territorio ferito dalla guerra, la situazione è ancora più complessa. La provincia di North , dove si trova un focolaio del virus, è teatro di conflitti da decenni e il divieto di voto imposto dall’ex Presidente nell’ultimo anno, per impedire che un milione di persone convergessero nei seggi, ufficialmente per contenere i casi di contagio, è stato visto come una manovra politica.

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