L’epidemiologo Vespignani spiega come agire contro il covid-19

Testare, Tracciare e Trattare. Le 3 T per sconfiggere il virus

Come si muove il virus nel mondo, come si possono prevedere i suoi sviluppi nella popolazione, in pratica: come si sviluppa un’epidemia?

Per rispondere a queste domande ci vuole un epidemiologo e Alessandro Vespignani è esattamente questo. 55 anni, italiano, lavora Boston alla Northeastern University. Fisico di formazione ha iniziato la sua carriera studiando i virus informatici per poi passare a quelli biologici e afferma in una lunga intervista a TPI che in fondo non sono così diversi tra loro nella modalità di diffusione e noi gli crediamo sulla parola.

Se il compito di un virologo è studiare il virus e trovare un rimedio alla malattia che ne deriva, magari un vaccino, quello dell’epidemiologo è capire come si diffonde per riuscire a frenare la pandemia.

Testing, tracing and treating

E Vespignani spiega come si può fare in modo semplice, quello che lui chiama le tre T: “testing, tracing and treating”.
Testare: «Tamponi e test» afferma: «Purché omologati. Serve un esercito. Serve una determinazione ossessiva e spietata. Io in Italia oggi questo esercito non lo vedo». Un buon esempio è il comportamento della Regione Veneto.

Tracciare: «Che poi significa poter “Isolare”. Appena sei positivo c’è qualcuno che ti chiama e ti chiede: “Quante persone hai visto? E chi sono?”. E poi si chiamano, si isolano e si seguono anche quelli». In pratica quello che stanno facendo in Cina, Corea e Hong Kong e in Europa la Germania.

Vespignani poi spiega che non è necessario che l’isolamento duri 15 giorni per tutti ma va calcolato tenendo conto dei giorni che sono passati dal contatto con la persona positiva: «Siccome non va dimenticato che tutto questo ha un costo sociale enorme, se il contatto è avvenuto dieci giorni fa e sei negativo devi essere isolato solo cinque giorni». Poi altri tamponi e se risultano negativi si può uscire. Al giornalista che si diceva scettico che questo modello si potesse applicare all’Italia Vespignani risponde: «Ma queste cose sono state fatte in Congo, quando abbiamo combattuto contro Ebola! Abbiamo costruito i modelli per il Congo e, le autorità congolesi li hanno implementati anche in zone di guerra! Si può fare in Congo e non si può fare a Milano

Trattare. E qui la questione si fa pelosa. Perché noi per isolamento intendiamo che la persona positiva al virus deve rimanere a casa e Vespignani non è per niente d’accordo: «Ma prendete un albergo! Aprite una caserma. Fate quello che volete, ma non chiudete gli infetti nelle loro case, ad infettare i loro familiari». E non è un problema economico ma di mentalità: «Perdiamo un miliardo di euro al giorno. Ma prendiamo tutte le stanze che servono, e facciamo trascorrere il miglior periodo di quarantena immaginabile».

Vespignani è anche un po’ scettico sulla validità delle app per tracciare il virus: «Le persone vanno se-gui-te. Lei se lo immagina uno che si alza la mattina e tutto tranquillo si autoisola perché lo schermo del telefonino gli diventa rosso? Quell’infetto è un uomo che non può essere lasciato da solo. Magari sono un padre e ho una famiglia da far campare. Magari sono un precario e devo uscire. Magari non ho lo spazio domestico per tutelare i miei… Le app vanno benissimo, possono essere un grande supporto, ma serve un servizio umano. Serve una tutela a distanza che non si può realizzare solo con un algoritmo o con le faccine sul telefonino.»

Insomma, Vespignani è convinto che per aprire veramente alla Fase 2-3-4-5 bisogna passare da queste 3 T altrimenti si rischia che sia solo un «esercizio di stile».

E a noi di Esercizi di Stile ci piacciono solo quelli di Queneau.

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Fonte Foto: Calcionapoli1926.it

Gabriella Canova

Gabriella Canova

Fa parte della Redazione. Si occupa dei rapporti con i redattori esterni nonché della stesura di vari articoli relativi alle tematiche del portale.

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