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L’estinzione degli insetti?

“Colpa di chi usa i pesticidi in primavera”

La moria di api in Italia è dovuta a un fattore in particolare: la violazione della legge che vieta l’uso dei pesticidi sui campi fioriti. Cosa potrebbe frenare la moria di queste e di altri insetti fondamentali per la sopravvivenza degli ecosistemi? Prima di tutto controlli più stringenti e norme più severe (e realmente applicate).

Secondo i maggiori esperti del settore, i principali fattori che minacciano diverse specie di insetti, tra cui api e pronobi (impollinatori selvatici) sono quattro: il cambiamento del loro habitat, ovvero il cambiamento legato alle attività umane come l’urbanizzazione, l’industria e l’agricoltura intensiva; l’inquinamento; gli agenti biologici (come le nuove malattie introdotte da specie invasive); infine i cambiamenti climatici.

«Una review australiana, che ha valutato 70 studi internazionali sul tema, ha definito in forte declino la popolazione di insetti», spiega Giancarlo Mutinelli, direttore del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Ricordiamo che gli insetti, e le api, non sono solo la base della catena alimentare ma in Italia riguardano anche il sostentamento di 50mila apicoltori, che con 1,5 milioni di alveari partecipano attivamente a un settore importante per l’ambiente come pure per l’economia.

Per declino si intende una perdita di specie inferiore al 30%, poi si passa alla fase vulnerabile (quando la diminuzione è al 50%), infine una specie è minacciata se scende fino al 75%. «La situazione necessita di attenzione perché questi studi dimostrano che il trend è chiaramente verso una riduzione della biodiversità, sia per specie allevate che soprattutto per le specie selvatiche, su cui uomo non ha controllo» spiega Mutinelli. Se questa è la situazione generale, andando nello specifico di alcune zone, tra l’altro protette, numerosi studi hanno già evidenziato una moria che arriva al 75%, inserendo quindi alcuni insetti (tra cui le api) all’interno delle specie minacciate di estinzione.  

Ma restringendo il campo al nostro Paese, quali sono i pericoli più gravi per gli insetti, e le api in particolare? «Certamente il cambiamento dell’habitat, ma soprattutto l’agricoltura intensiva a monocoltura – cioè la coltivazione su enormi distese di una sola coltura, che magari non è fonte di sostentamento per le api e quindi le esclude dall’intera area, poi, non da ultimo, i pesticidi» risponde Mutinelli.

 «C’è bisogno di regolamentare l’utilizzo dei pesticidi in termini ad esempio di orario, in modo che interferiscano meno con le api, programmando gli interventi nelle ore serali o notturne». Ma spesso le regole già presenti non sono applicate o rispettate, e l’infrazione viene raramente sanzionata (quando la sanzione è prevista). «Siamo in fase di fioritura e ci sono già eventi di moria in coincidenza di interventi con pesticidi fatti in momenti sbagliati. Poche settimane fa ad esempio c’è stata la segnalazione di trattamenti in fioritura in provincia di Rovigo: la colza sta fiorendo e abbiamo verificato che l’intervento è stato fuori legge».

La norma (storica) dice infatti che è vietato utilizzare pesticidi quando ci sono piante in fiore, perché i fiori assorbono il veleno e l’ape, succhiando il nettare, si uccide. «Se questa unica regola fosse rispettata, non ci sarebbe nessun grave problema di moria: è il problema principale in fatto di calo degli insetti nel nostro Paese. Anche se la norma fosse fatta rispettare, la sanzione pare inadatta, limitandosi a una multa tra i 500 e i 1.200 euro.»

Il biologico potrebbe aiutare? Il governo dovrebbe incentivarlo? «Dobbiamo imparare a fare bene anche il tradizionale. Il biologico, sia in agricoltura che in apicoltura, è interessante e valido, e ha un ritorno economico sebbene la coltivazione sia molto impegnativa» continua l’esperto. « Il biologico è senz’altro una strada da incentivare politicamente. Ma è utopistico pensare che tutto si possa produrre così, e proprio per questo è importante che il convenzionale sia rispettoso delle regole esistenti, e che siano ampliate e applicate le sanzioni».

Simile agli interventi con pesticidi durante la fioritura, c’è un altro grave problema: «Il mancato sfalcio del cotico (manto) erboso fiorito. Prediamo un vigneto: nel terreno cresce l’erba coi fiori, se faccio lo sfalcio dell’erba elimino anche i fiori che altrimenti, dopo aver passato i pesticidi, avvelenerebbero l’ape. Sfalciando, azzero il rischio che le api vengono a contatto con il veleno.»

Un altro aspetto ancora è quello degli erbicidi: «Tecnicamente è molto comodo usarli. Ma ovviamente c’è chi ne abusa. Una migliore cultura dell’erbicida – che eliminano le essenze naturali – porterebbe a un enorme passo avanti» conclude Mutinelli. «Di suo infatti l’erbicida non è tossico, ma altera l’habitat e ricade sulla sopravvivenza di api e pronubi».

Ecco, nel dettaglio, i riferimenti di legge:

Legge 24 dicembre 2004, n. 313 – “Disciplina dell’apicoltura” – in Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31 dicembre 2004

ART. 4.
(Disciplina dell’uso dei fitofarmaci).
1. Al fine di salvaguardare l’azione pronuba delle api, le regioni, nel rispetto della normativa comunitaria vigente e sulla base del documento programmatico di cui all’articolo 5, individuano le limitazioni e i divieti cui sottoporre i trattamenti antiparassitari con prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante il periodo di fioritura, stabilendo le relative sanzioni.

Esempio di l. regionale:

LEGGE REGIONALE 6 dicembre 2017, n. 41 – Modifica ed integrazione della legge regionale 18 aprile 1994, n. 23 “Norme per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione dell’apicoltura”

Art. 9
“4. Sono vietati i trattamenti con prodotti fitosanitari tossici per le api e gli insetti pronubi sulle colture arboree, arbustive, erbacee, ornamentali durante la fioritura, la secrezione di sostanze extrafloreali o in presenza di fioriture spontanee di piante infestanti. Tali trattamenti sono ammessi successivamente allo sfalcio con eliminazione del cotico erboso o sua completa essicazione. In ogni caso tutti i trattamenti sono effettuati nel rispetto delle specifiche modalità d’uso.”

Immagine: Armando Tondo

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente

Michela Dell'Amico

Michela Dell'Amico

Giornalista scientifica appassionata di ambiente