L’estremista che teme sé stesso

La voglia di sicurezza, per sé e per gli altri, nasconde sempre una clausola vessatoria

Gli estremismi hanno molte origini, di certo una di esse è la umana paura di vivere in una confusione interiore generata dalla mancanza di un sistema di riferimento, di un qualche sicuro invariante nella propria esistenza. La preoccupazione generata dal non-conoscere è stato, ad esempio, uno dei grandi temi affrontati dal geniale premio Nobel per la fisica Richard Feynman, che spesso discusse del suo non provare timore di non sapere. Quest’ultimo sentimento, che tutti noi sperimentiamo assai spesso lungo la nostra esistenza, è il principale motivo per cui ci costringiamo a tagliarci un vestito su misura che soddisfi la narrazione che vogliamo costruire di noi stessi. I politici di pressoché ogni schieramento, oggi, la chiamano “legittima voglia di sicurezza dei cittadini”, ma è solo un modo per blandire i propri elettori o procacciarsene di nuovi. Non esiste, in realtà, alcuna sicurezza che possa soddisfare la nostra realtà privata o pubblica, anzi ogni tentativo di costruirne e difenderne una non prescinde mai dalla generazione di un sopruso: ogni volta che proviamo a definire un perimetro attorno a un luogo sicuro in cui sostare, reale o figurato, stiamo più o meno silenziosamente vessando qualcun altro su questo pianeta.

“Il primo principio è che non devi prendere in giro te stesso e tu sei la persona più facile da prendere in giro” disse un giorno il fisico americano, citando il suo fondamentale comandamento. Quando questa linea guida viene infranta, sia in modo lucido che accidentale, si spiana lentamente la strada alla menzogna di comodo che sfocia sempre e ineluttabilmente, prima o dopo, in un piccolo o grande crimine che si consuma in noi stessi o nella società civile, a danno nostro o di un vicino. I grandi estremisti che oggi vediamo ballare in politica, ad ogni latitudine, sono anzitutto uomini e donne che hanno abdicato alla missione di sostenere e sopportare questa inquietudine, rinunciando al dovere di insegnare a convivere col suo peso. Chi predica più sicurezza è quasi sempre un clown triste, perché – per chiosare con Feynman – uno dei comandamenti per provare a farcela nella vita è avere un buon senso dell’umorismo che sintetizzi e renda umanamente sopportabili le incongruenze che ci portiamo dentro e che la vita stessa presenta.

Un uomo apparentemente lontano dal fisico statunitense, ma altrettanto geniale, Diego Armando Maradona, dice durante il film documentario diretto da Emir Kusturica a lui intitolato: “Nessuno e’ dentro di me. Io conosco le colpe che ho e non posso rimediarvi”. Non è un caso che questa frase, dal sapore letterario, dalla chiara potenza artistica e di una ineluttabilità quasi cosmica, sia stata pronunciata dall’artefice di una gioia planetaria. Nessun uomo, neppure il più geniale, è riuscito a disfarsi del fardello dell’incertezza, di quel peccato originale che è la propria inspiegabilità. Da questa indelebile insicurezza i più geniali hanno tratto linfa vitale anche mettendo a repentaglio la propria vita, i più pigri hanno generato noiosissime e velleitarie leggi per la salvaguardia della sicurezza nazionale.

Nella foto in copertina il fisico Richard Feynman. Fonte immagine CNN

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.