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L’Europa è fatta, ora bisogna (ri)fare gli europei

In 190 milioni non sono mai stati in un Paese dell’Unione Europea

Da una parte la Gran Bretagna spinge per un secondo referendum sulla Brexit, dall’altra 190 milioni di cittadini europei non hanno mai visitato un Paese Ue che non fosse il proprio. Strana molto, l’Europa di oggi.

Inutile negarlo, all’intellighenzia progressista coi calzini in cashmere spesso piace trattare gli euroscettici come trogloditi privi di argomentazioni. Nel magma di posizioni talvolta deliranti, figure come Joseph Stiglitz o Armatya Sen – solo per citarne alcune – dimostrano come si possa guardare all’Eurozona con scetticismo adducendo argomentazioni intelligenti.

Oggi però euroscetticismo fa rima con sovranismo, categoria, se mai fosse possibile, ancora più complessa, perché al suo interno mischia correnti di pensiero, estetiche, ideologie e modelli economici addirittura in contrasto fra loro. Sovranisti si definiscono coloro che si rifanno a Keynes –  e sono per lo più socialisti; coloro che propugnano un liberismo fuori dall’Ue; i nostalgici dell’ex U.R.R.S.; quelli che auspicano la terza via corporatista; eccetera. In Italia spesso si parla di appartenenza all’Unione europea e di impegno a ratificare i trattati omettendo che questi fanno parte della Costituzione italiana e dimenticando, quindi, che essere europeisti o anti-europeisti non è una questione politica, ma istituzionale. Per denigrarla, incolparla o proteggere, sulle bocche di tutti c’è sempre lei, l’Europa. Ma quanti hanno visitato l’Europa?

Eurobarometro speciale 414 ha elaborato grafici dettagliati sulla mobilità dei cittadini Ue all’interno dell’Unione europea. Dai grafici emerge che i più viaggiatori sono i lussemburghesi, solo il 4% di loro non ha mai visitato un altro Paese Ue, seguiti dagli olandesi, il 78%dei quali ha varcato i confini nazionali nell’ultimo anno. Tendenzialmente i cittadini dell’Europa Occidentale viaggiano più di quanto facciano quelli dell’Orientale, ma non mancano le eccezioni: il 61% dei portoghesi non ha mai varcato i confini portoghesi, e il 59% degli spagnoli non è mai uscito dalla Spagna, al pari degli ungheresi. Situazione leggermente migliore per l’Italia: il 52% degli italiani non ha mai calpestato un altro Paese europeo (guadagnando un ex aequo con i polacchi), il 31% è uscito dall’Italia almeno una volta nella vita e solo il 16% nell’ultimo anno.

Complessivamente, il 37% dei cittadini Ue non è mai stato in un altro Paese Ue. Anche ridimensionando i dati, che sono puri, perché non rapportati alla dimensione, alla popolazione e ai confini dei singoli Stati Ue, il bilancio rimane piuttosto desolante. Come osservato in un recente articolo apparso su Il Post, in Europa sono circa 190 milioni le persone che “rimangono di fatto escluse dall’onnipresente retorica europea sulla libera circolazione dei cittadini attraverso i vecchi confini nazionali, e delle politiche che la accompagnano”. Perché mai, si chiede l’autore dell’articolo, queste persone dovrebbero interessarsi all’Erasmus, alla fine del roaming o praticità della moneta unica e dell’abolizione delle frontiere? Domanda provocatoria, lecita, che tuttavia vale anche a parti invertite.

Posto che si è liberi di ritenere sbagliato unire dei Paesi su una cultura comune millenaria, fallimentare avere una linea condivisa per competere con colossi come U.S.A., Russia e Cina, e intollerabile la libera circolazione delle persone e delle merci, perché mai, e soprattutto, su quali basi un cittadino europeo che non ha mai visitato l’Europa dovrebbe discettare dello stato di salute e delle sorti dell’Europa?

E perché un sovranista dovrebbe rifiutare l’unione fra Paesi dei quali ignora storia, legami e similitudini?

Casualità o no, i cittadini di Ungheria, Polonia, Austria e Italia, vale a dire i Paesi europei che più degli altri hanno accolto le istanze anti-europeiste negli ultimi tempi, sono quelli che meno hanno viaggiato in Europa, e che, è lecito pensare, meno conoscono l’Europa. Difficile, a queste condizioni, sentirsi europei.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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