L’eutanasia a Noa, la 17enne olandese, riaccende i riflettori sul diritto di morire

La storia di Noa, la 17enne olandese, riaccende i riflettori sul diritto di morire

Come funziona nel mondo e quanti sono gli italiani che vogliono morire?

LA STORIA DELLA MORTE DELLA DICIASSETTENNE OLANDESE NOA POTHOVEN. Una ragazza si è lasciata morire dopo aver subìto anni di violenze, e dopo che la sua richiesta per un suicidio assistito era stata respinta. Una ragazza olandese di 17 anni che era stata ripetutamente violentata da bambina è morta domenica scorsa ad Arnhem, nei Paesi Bassi. Il giornale olandese AD scrive che la notizia è stata confermata dalla sorella. Nonostante molti giornali italiani abbiano dato grande spazio alla storia sulle loro prime pagine e parlino di “eutanasia” – che nei Paesi Bassi è legale anche per persone con disturbi mentali e per pazienti minorenni, naturalmente solo a certe condizioni – i giornali olandesi hanno dedicato invece pochissimo spazio alla notizia, e senza molti dettagli: raccontano che Pothoven è morta “in un letto d’ospedale nel salotto di casa sua” ma non parlano né di eutanasia né di suicidio assistito. Per quel che se ne sa adesso, la ragazza aveva smesso di mangiare e di bere, usando i suoi ultimi giorni per salutare la famiglia e le persone a lei care. Non è nemmeno chiaro se Noa Pothoven sia stata accompagnata nella morte con una sedazione profonda, ma se così fosse non sarebbe comunque un’eutanasia avallata legalmente. […] Lo scorso dicembre la ragazza aveva contattato autonomamente una clinica specializzata dell’Aja, per sapere se fosse idonea all’eutanasia o al suicidio assistito. Le avevano risposto di no, scrive Gelderlander, riportando le parole della ragazza: «Pensano che io sia troppo giovane per morire. Pensano che dovrei portare a termine il percorso di recupero dal trauma e aspettare che il mio cervello si sviluppi completamente. Non accadrà fino a quando non avrò 21 anni. Sono devastata, perché non posso più aspettare così tanto».  Continua a leggere [ILPOST.IT]

Cosa succede in Italia e nel mondo

  • EUTANASIA, COME FUNZIONA IN OLANDA E NEL RESTO D’EUROPA. La storia della 17enne Noa, che in Olandaha chiesto e ottenuto l’eutanasia, riaccende il dibattito sul fine vita. […]

Segue l’esempio dell’Olanda il Belgio, che nel 2003 introduce il suicidio assistito e nel 2016 lo estende ai minori. Più soft la legislazione del Lussemburgo che dal 2009 contempla l’eutanasia ma solo per gli adulti e solo per pazienti affetti da patologie considerate “senza via d’uscita”. 

– La vicina Svizzera prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito. E’ il Paese a cui più frequentemente si appellano gli italiani in condizioni disperate che scelgono di essere aiutati a morire: la storia di Fabiano Antoniani – conosciuto da tutti come dj Fabo – è una delle tante ma forse la più nota per il clamore mediatico che ha suscitato. 

– Nel Regno Unito lo stop alle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002. Più recentemente è stato introdotto anche il concetto dell’aiuto al suicidio “per compassione” e dal 2010 le sanzioni sono meno dure che in passato. 

– La Svezia ha legalizzato l’eutanasia passiva nel 2010, che è tollerata anche in GermaniaFinlandia Austria su richiesta del paziente. Continua a leggere [QUOTIDIANO.NET]

  • EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: COSA PREVEDE IL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO. […]Come testimoniano vari casi avvenuti nel nostro Paese, l’eutanasia non è considerata una pratica legale dalla legge italiana. L’ordinamento giuridico, infatti, l’assimila all’omicidio volontario (perseguibile dall’art.575 del codice penale). Se c’è invece il consenso del soggetto affetto da malattia, si rientra nella fattispecie prevista dall’art.549, che disciplina l’omicidio del consenziente. Non è previsto nemmeno il suicidio assistito. La conseguenza per questi atti, sono diversi anni di carcere.

Solo nel caso in cui una persona sia tenuta in vita artificialmente da macchinari (e riversi in stato vegetativo), è prevista la possibilità che il giudice decida d’interrompere il presidio sanitario. Nel caso in cui l’individuo, in vita, non avrebbe mai acconsentito alla sospensione, non è possibile procedere. La conditio sine qua non, infatti, è sempre e comunque la volontà dell’interessato. Questo caso, ovviamente, non rientra nella definizione di eutanasia.

Il testamento biologico: Per meglio regolare quest’ultimo aspetto, il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva la legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Molti la conoscono come “testamento biologico”, e sancisce il diritto della persona a stabilire anticipatamente le sue volontà nel caso in cui si trovi nella posizione di non poterlo fare. Continua a leggere [QUIFINANZA.IT]

  • EUTANASIA: GLI ITALIANI CHE VANNO A MORIRE ALL’ESTERO. “Il trend sta aumentando vertiginosamente e ne siamo preoccupati: riceviamo una media di 90 telefonate settimanali di gente disperata. Nel 2015 in 50 sono partiti per la Svizzera senza fare ritorno, nel 2016 in 49, ma dal 1° gennaio del 2017 sono già in 67 spiega a Donna Moderna Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit Italiacon sede a Torino, che si batte per una legge che regolamenti la materia “altrimenti sempre più persone saranno costrette a partire per andare a morire in esilio lontano dagli affetti più cari”. 

Analoga situazione per l’Associazione Luca Coscioni, che riceve in media 2 contatti al giorno: “Dal 15 marzo sono 454 le richieste di informazioni non anonime che ci sono arrivate e che abbiamo inoltrato a Marco Cappato, perché metta in contatto i malati con le strutture in Svizzera” spiega a Donna Moderna Filomena Gallo, Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Solo i casi più eclatanti finiscono sotto i riflettori della cronaca, come quello di Irene o di Dj Fabo, per la cui morte ora proprio Marco Cappato è sotto processo per istigazione al suicidio. Un altro protagonista, suo malgrado, è stato Piergiorgio Welby, ricordato dal consiglio generale dell’Associazioneil 20 dicembre a Roma, a 11 anni esatti di distanza, con la campagna #LiberiFinoAllaFine. Continua a leggere [DONNAMODERNA.COM – Eleonora Lorusso]

Claudia Faverio

Claudia Faverio

Appassionata di ambiente e dei diritti umani da sempre. Fa parte della redazione dove segue l'attualità quotidiana e il meglio del web. Si occupa anche dei rapporti con siti, blog, enti e imprese per la comunicazione di e su People For Planet.

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