Libertà o sicurezza

Ciascuno di noi, da sempre, è chiamato a scegliere tra queste due strade

Benjamin Franklin, brillante scienziato e politico statunitense, disse, alcuni secoli fa, che chi era disposto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi una manciata di temporanea sicurezza non meritava né libertà né sicurezza. Molte altre parole inutili sono state scritte, nel frattempo, lungo i meandri della storia, ma la potenza lapidaria di questa frase ha attraversato gli anni senza neanche venire scalfita.

Non esiste una terza via oltre libertà e sicurezza. I politici di ogni latitudine e di ogni epoca hanno finto che ciò non fosse vero, hanno blandito le folle che chiedevano insistentemente di essere convinte che il loro terrore di stare al mondo dovesse essere ammantato di sacro e istituzionale. Si sono inventati così, di volta in volta, magnifici Frankenstein ideologici al servizio di ogni potere possibile, politico o religioso, ma il principio di Franklin non è mai stato infranto. Le istituzioni che gli uomini hanno inventato sono rimaste, in larga parte, argini difensivi per la sicurezza di coloro che vivono paralizzati dalla paura fondamentale – quella di esistere senza una plausibile ragione. Una paura che, lungo il pericolo di condurci al delirio nichilista, ci rende infine degni della vita che viviamo.

Di questa sostanza sono dunque fatti pressoché tutti i raffinati discorsi che tentano di giustificare l’esistenza dei confini degli stati. Il principio di difesa e salvaguardia di questi perimetri viene travestito di nobiltà in nome della conservazione delle tradizioni e dunque della sicurezza nazionale – nome nel quale tutti i maggiori crimini degli ultimi cento anni sono stati e vengono commessi – ma esso risponde a una chiara esigenza degli uomini e delle donne, ovvero quella di non sentirsi sparsi a caso per il mondo, come in un giro di dadi, ma sapientemente distribuiti sulla terra da un disegno sopraterreno che li rassicuri. Questo desiderio accomuna tanti, trasversalmente, sedicenti atei e sedicenti credenti, perché tanti sono alla ricerca di un appiglio morale che possa strappare la paura dal proprio petto: quella di essere vivi per pura fortuna, in una avventura straordinaria che ci rende, ciononostante e tutto sommato, non indispensabili.

Abbracciare la libertà dell’individuo significa, quindi ed in ultima istanza, comprendere questa casualità. Quella che fa nascere ogni giorno uomini e donne in luoghi qualunque del pianeta, al di fuori di qualunque visione di insieme e in virtù della quale non può che essere riconosciuto a ogni essere umano il diritto inalienabile di muoversi ovunque nel mondo, senza balzelli, senza regolamentazioni, senza documenti.

Fa sorridere che a parlare di “stranieri” oggi debba essere un capo religioso, rappresentante dell’ennesimo club esclusivo della terra, mentre la politica langue o tace. Qualche giorno fa Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ha scritto su Twitter, parlando dalla Georgia, che il collasso del blocco sovietico non è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo scorso, è stata piuttosto una benedizione per i georgiani, i polacchi, gli ucraini e tutta l’area orientale. Oggi la grande nuova frontiera da costruire è l’Europa, unita per accogliere noi tutti estranei al mondo, stranieri per definizione, pronti ad accogliere chiunque “ci sta” a mettere in gioco il proprio individualismo e comporre una comunità in nome della libertà e a scapito della sicurezza, come Pericle già recitava nel suo celebre discorso agli ateniesi. È una frontiera dunque futura ma saldamente radicata nel nostro passato, che ci conduca alla dissoluzione dei nostri passaporti e dei confini che li richiedono in nome di un’unica carta continentale. È la frontiera del coraggio sulla vigliaccheria, del racconto epico dell’uomo sulla pochezza della cronaca – ancora una frontiera da individuare, oltrepassare e cancellare.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.

Raniero Virgilio

Raniero Virgilio

Fisico cibernetico, dopo Irlanda e Svezia ora vive a Berlino e lavora a Praga. Viaggia, difficilmente emigra. Lo annoiano le patrie e le città da difendere. Scrive anche per Il Napolista.