Lino Banfi, proteggi l’Itèlia dall’innominèto

Sia ben chiaro, non riuscirete a farci odiare Lino Banfi.

Non era riuscito nemmeno lo stesso Banfi a farsi odiare, quando a marzo 2013, ospite a Un giorno da pecora in onda su Radio2, si schierò così: “Berlusconi ? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”. Anche alle ultime elezioni ha votato Berlusconi? E Luigi di Maio ne è a conoscenza? E però, e però, bisogna distinguere l’uomo dall’artista, sempre, o si rischia di essere reazionari liberticidi, così come bisogna sempre separare la carica di rappresentante, in questo caso UNESCO, dall’oggetto rappresentato. Riprendano respiro gli indignati, il fatto che Banfi rappresenti il governo italiano all’assemblea della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO non significa ovviamente che Banfi diventi patrimonio UNESCO. E poi, con l’aria oscurantista che da qualche tempo tira in Italia, è coerente che a rappresentarci sia un attore comico anziché un ingegnere aerospaziale. Corno di bue, latte scremèto, proteggi l’Itèlia dall’innominèto, bene così.

Ciò detto, la nomina ha stupito tutti, compreso l’attore di Andria. Quando il ministro dei beni culturali Bonisoli lo ha contattato per informarlo che era stato scelto come rappresentante dell’Italia presso l’assemblea della commissione per l’UNESCO, ha candidamente ammesso di avere reagito dicendo “che c’entro io con la cultura?” Non a caso, la “c” di UNESCO sta per “cultura”. Poi, in un’intervista seguente, Pasquale  Zagabria, questo il nome all’anagrafe, ha aggiunto di essere stato informato soltanto il giorno prima, e di “non avere ancora capito di cosa si tratti”.

Ma arriviamo alla svolta, alla presa di coscienza. “Ho capito perché mi hanno chiamato […] Perché in queste commissioni ci sono persone che hanno studiato, plurilaureati, conoscono bene la geografia […] tutte cose che io non so”. Lino Banfi non sa, ma vuole portare il sorriso. “Anche nei posti più seri”.

A disturbare, anzi, a dispiacere non è la lodevole intenzione – sorridiamo, vivaddio, sorridiamo! – ma piuttosto l’equazione nemmeno troppo velata per cui se uno ha studiato non è capace di sorridere. L’idea che il sapere, la cultura, la sete di conoscenza debbano indossare necessariamente l’abito più grigio e mai farsi vedere in bermuda e maglietta. Gli adepti dell’antiaccademismo tanto in voga di questi tempi e tanto numerosi fra gli elettori di Lega e Movimento5stelle se ne facciano una ragione: persino Carlo Emilio Gadda, noto come “l’ingegnere in blu”, aveva senso dell’umorismo. No, umorismo non fa per forza il paio con sovranismo. Così come l’azione di “portare un sorriso” non esclude l’affrontare con rigore le questioni serie.

Dal palco l’interprete di Fracchia la belva umana ha poi sottolineato di non volere essere assimilato al reddito di cittadinanza perché non ne sa niente; e a tal proposito, con tutta l’oratoria un po’ modesta un po’ bonaria di cui è capace, ha detto di avere assicurato “al governo”che il suo discorso sarebbe durato 10 minuti in meno, “… Così avete tempo di parlare di cose vostre”.

Quindi, facendo 2+2, nella percezione del nostro amatissimo attore, l’Unesco non è né una cosa seria né un incarico politico. “Il reddito di cittadinanza è una cosa troppo importante”, e lui, Banfi, ha infine aggiunto che non è tenuto a parlarne “perché fa l’attore”. Unesco sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Senza pregiudizi: individuare il rappresentante dell’Italia nella figura di un signore di 82 anni con all’attivo film e b-movie dove ha interpretato MAGISTRALMENTE un maschio alfa bruttino, sfigato, poi tramutatosi negli anni in un nonnetto mansueto, non solo è legittimo, ma a suo modo paradossale, certo, è molto divertente.

Meno divertente è che agli analisti e agli esperti di comunicazione dell’attuale governo, dati e algoritmi alla mano, sia risultato conveniente annunciare la nomina di Lino Banfi proprio nei giorni in cui il “draft del reddito di cittadinanza” (così lo chiama Stefano Buffagni, portavoce alla Camera dei Deputati) è in corso d’opera. Ma quella è un’altra storia. Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.

Stela Xhunga

Stela Xhunga

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