Il peso ambientale dell'avocado

L’insostenibile peso ecologico dell’avocado

Tra monocolture e fertilizzanti

Non c’è ristorante cool che non lo serva e non c’è alcun blog di cibo vegano che non lo consigli: è l’ avocado la star indiscussa la cucina degli ultimi anni.

Reso popolare solo pochi anni fa negli Stati Uniti dagli immigrati di origine sudamericana, il frutto miracoloso ha velocemente varcato l’Atlantico, spopolando anche da noi.

Eppure, a dispetto delle tante proprietà nutrizionali, l’avocado cela un lato oscuro, fatto di sfruttamento delle comunità che lo producono e di danni irreparabili alla biodiversità.

Tutto comincia in Messico

Il principale produttore mondiale di avocado è il Messico, e in particolare lo Stato di Michoacàn, situato nella parte centrale del Paese e affacciato sul Pacifico.

Qui sorgono la maggior parte delle piantagioni ma, in questa stessa zona, sono anche presenti preziose foreste di conifere, che vengono abbattute a ritmi vertiginosi per lasciare spazio alle piante di avocado.

«Per soddisfare la crescente domanda di avocado gli agricoltori espandono sempre di più le piantagioni, anche a costo di abbattere alberi secolari – spiega Greenpeace -. Per crescere, l’avocado necessita di grandi quantità d’acqua, molta più di quella che servirebbe alla foresta. L’acqua viene, quindi, prelevata dai fiumi circostanti e dal sottosuolo, a scapito delle popolazioni e della fauna locali, che devono affrontare anche un ulteriore insidioso problema: la contaminazione delle falde acquifere a causa dall’utilizzo di insetticidi e fertilizzanti».

Le comunità locali sono tra due fuochi: da una parte la volontà di aumentare i profitti coltivando il frutto tanto richiesto e, dall’altro, la consapevolezza di fomentare un sistema agricolo del tutto insostenibile.

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Redazione People For Planet

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